KATATONIA + Evergrey + Klogr – 27/11/2025 – Alcatraz, Milano


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KATATONIA + Evergrey + Klogr
Alcatraz, Milano
27/11/2025

In un freddo fine novembre l’Alcatraz di Milano attende nel silenzio l’evento atteso da tutti metallari appassionati delle sonorità nordeuropee decadenti e malinconiche. Gli svedesi Katatonia mancavano da anni dai palchi Italiani e questa sera guidano la kermesse insieme ai connazionali Evergrey e gli italo-americani Klogr.
Incredibilmente riusciamo ad arrivare in tempo per vedere lo show dei Klogr, capitanati dal cantante chitarrista Rusty, al secolo Gabriele Rustichelli, visibilmente esaltato per la possibilità concessa alla sua band di suonare su un palco importante come l’Alcatraz di Milano e di supporto a due colossi Europei.
Il primo colpo d’occhio è che il locale è per metà chiuso dai tendoni divisori, sfruttando quindi il palco più piccolo e tenendo la capienza limitata, ma come vedremo, man mano che la serata prosegue si riempirà sempre di più.

I Klogr godono da subito di un ottimo sound, l’alternative metal che propongono è bello compatto e le ritmiche riempiono bene i ritornelli più melodici. Menzione speciale per il batterista Jonathan che con la batteria posizionata totalmente a destra sul palco riesce ad intrattenere oltre a pestare duro. La scaletta è quasi totalmente dedicata all’ultimo lavoro in studio Reborn con l’eccezione della nuova versione di “White Eyes” e un estratto da Keystone del 2017. Una breve esibizione ma che ci regala una band in forma e rodata che probabilmente anni fa avrebbe avuto qualche chance in più per arrivare a vette più alte visto il genere moderno proposto, ma che si è dimostrata perfettamente in grado di reggere un confronto con band ben più blasonate!

Non serve attendere molto tempo per il cambio palco, tempo sufficiente a far accedere ancora più gente all’interno del locale meneghino. Tocca agli svedesi Evergrey, da Gothenburg, sempre guidati dal mastodontico Tom Englund. Ammetto che ero più interessato al loro show che a quello dei Katatonia e specifico subito che i cinque musicisti non hanno minimante deluso le attese. Aiutati da una scaletta con molto di preimpostato e con due monitor laterali con video a tema per le canzoni, l’atmosfera malinconica è riuscita a permeare tutto l’Alcatraz. Ottimi suoni, voce definita, ritmiche potenti, a volte leggermente sovrastate dalle tastiere di Rikard Zander, ma sempre intellegibili. Si nota l’assenza dello storico chitarrista solista Henrik Danhage, che si è preso una pausa momentanea (come già avvenne nel 2010) ma che non sembra definitiva. A sostituirlo Stephen Platt degli Scar Symmetry, perfettamente a suo agio sul palco insieme agli Evergrey. Lo spettacolo parte in maniera robusta con “A Silent Arc” (da The Atlantic del 2017) e con la famosa “King Of Errors” da Hymns For The Broken, apprezzatissima dal pubblico e che conferma la compattezza live della band di Englund. Un Englund peraltro in piena forma, capace di intrattenere nei pochi momenti di stacco fra le canzoni e rendere partecipe tutto il pubblico. A seguire troviamo “Distance”, presa da The Storm Within del 2016 e la potente ”Where August Mourns” tratta dall’ottimo (secondo il sottoscritto) Escape Of The Phoenix. Due sono gli estratti dall’ultimo disco Theories Of Emptiness, ovvero “Cold Dreams”, che vede peraltro Jonas Renske dei Katatonia ospite e che qui era riprodotto in video nei monitor di scenografia con la base a cantare le sue parti, seguita dal singolo “Falling From The Sun”, resa perfettamente e cantata dal pubblico insieme alla band. Gli Evergrey chiudono con un singolo nuovo che farà parte del prossimo album e che si chiama “Oxygen!”, anche questo accompagnato da video a tema. Ho trovato un po’ fredde le parti con le basi e i numerosi cantati aggiuntivi che distaccano un po’ la resa live della band, ma al netto di questo Milano ha potuto godere di una performance notevole. Sicuramente da rivedere in veste di Headliner con uno show tutto loro, se lo meritano tutto.

Passiamo poi ai protagonisti della serata, maestri e fondatori del movimento doom/gothic svedese, accostabili ai britannici Anathema e Paradise Lost come periodo di nascita, i Katatonia.
Pronti a presentare il nuovo album Nightmares As Extensions Of The Waking State, i cinque svedesi di Stoccolma partono subito con “Thrice” e “The Liquid Eye” intermezzate da “Soil’s Song”, estratta da The Great Cold Distance del 2006. Suoni molto precisi e compatti, ottima la batteria di Daniel Moilanen, mentre Niklas Sandin al basso si sposta qua e là sul palco affiancando i due nuovi ingressi Sebastian Svalland e Nico Elgstrand, prima turnisti e ora promossi a membri fissi. I monitor a fianco della batteria creano le giuste atmosfere e rendono le sagome dei musicisti, quando passano davanti, delle silhouette oscure, perfettamente integrate nel contesto. I Katatonia proseguono con vari estratti dalla discografia recente fino alla pesante “Nephilim”, accolta bene dal pubblico e dalla più rockeggiante “Lethean”, tratta da Dead End Kings del 2012. Per uno dei grandi classici della band “For My Demons” bisogna aspettare verso la fine della scaletta, mentre “Forsaker” da Night Is The New Day viene proposta come bis in chiusura.
Sicuramente i fan della band di Stoccolma sono accorsi in massa per l’unica data italiana dei Katatonia, posso solo dire che rispetto agli Evergrey, che hanno aperto, Jonas Renske risulti molto monotono nell’incedere della scaletta, soprattutto nelle composizioni degli ultimi album, rendendo la proposta live meno appetibile per chi non è totalmente addentro al sound degli svedesi. Aiutati però da una fonica ottimale e da un impianto video e di luci notevole la serata si è chiusa bene soddisfacendo tutti.

Scaletta Katatonia:
01. Thrice
02. Soil’s Song
03. The Liquid Eye
04. Austerity
05. Rein
06. Leaders
07. Dead Letters
08. Nephilim
09. Wind Of No Change
10. The Longest Year
11. Old Heart Falls
12. July
13. Lethean
14. No Beacon To Illuminate Our Fall
15. In The Event Of
16. Forsaker

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