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I Soulfly sono da decenni alla guida del groove metal, spaziando in direzioni infinite e mantenendo intatta la qualità e la perfezione che contraddistinguono Cavalera.
È sempre stato evidente che Max ha portato l’attenzione sulla cultura, l’arte e la spiritualità latino-americana attraverso la sua musica e Chama lo riporta alle strade sporche di Belo Horizonte.
Il nome Chama, che significa “Fiamma” in portoghese, rappresenta lo spirito guerriero, il fuoco interiore e la connessione tra uomo, natura e antenati.
L’album ruota attorno al concept di un ragazzo cresciuto nelle favelas brasiliane, alla ricerca di un potere superiore: un viaggio mistico che lo condurrà tra le tribù dell’Amazzonia, guidato dalle anime della giungla.
Le tribù e i popoli indigeni delle Americhe giocano un ruolo importante nell’ispirazione di molte delle registrazioni di Max: ne è testimonanza “ Indigenous Inquisition”, che apre l’album, un omaggio al genocidio e all’estinzione del popolo americano originario, dove vengono recitate in modo ossessivo i nomi di tribù dimenticate da tempo, un proclama allo spargimento di sangue e al battito guerriero di coloro che sono stati ingiustamente perseguitati.
Il sound resta fedele alla tradizione Soulfly: una miscela di industrial metal, death anni ’90 e immancabili elementi tribal, perfettamente fusi in una visione sonora potente e spirituale.
Abbiamo praticamente un album ‘all in the family’ dove possiamo apprezzare il lavoro del figlio Zion alla batteria e Igor Amadeus Jr al basso.
Ma non mancano invitati di tutto rispetto: Dino Cazares (Fear Factory) arricchisce “No Pain = No Power”, Michael Amott (Arch Enemy) sforna un assolo tagliente in “Ghenna”, mentre Todd Jones (Nails), Ben Cook (No Warning) e Gabe Franco (Unto Others) impreziosiscono i brani con la loro presenza vocale.
Tra i pezzi da tenere d’occhio: “Favelas/Dystopia” è un bel muro di suono, la già citata “Ghenna” si distingue per groove e tiro e l’ormai tradizionale chiusura strumentale con “Soulfly XIII” è un respiro necessario dopo il massacro.
In sintesi, Chama non rivoluziona ma conferma. È un lavoro solido, intenso e coerente, con un concept che aggiunge spessore e spiritualità a un suono che non ha perso la sua forza primitiva. Non sarà il disco più innovativo dei Soulfly, ma è una dichiarazione potente e necessaria di identità.



