SOEN – Reliance

Titolo: Reliance
Autore: Soen
Nazione: Svezia
Genere: Progressive Groove Metal
Anno: 2026
Etichetta: Silver Lining Music

Formazione:

Joel Ekelöf – Voce
Martin Lopez – Batteria
Lars EnokÅhlund – Tastiera e chitarra
Cody Ford – Chitarra
Stefan Stenberg – Basso


Tracce:

01. Primal
02. Mercenary
03. Discordia
04. Axis
05. Huntress
06. Unbound
07. Indifferent
08. Drifter
09. Draconian
10. Vellichor


Voto del redattore HMW: 9/10

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Settimo disco per i Soen. La formazione svedese torna con la stessa formula degli ultimi tre lavori: dopo Lotus, Imperial e Memorial, ci troviamo ora di fronte a Reliance. Titolo di una sola parola, breve e conciso, proprio come quelli dei brani, mai frasi composte. È sempre stato così fin dagli esordi, anche se i primi dischi erano più complessi – in stile Tool, come molti ricorderanno. La vera forma, però, è arrivata con Lotus, quando il gruppo ha finalmente trovato la chiave della propria identità.

Alleggeriti della zavorra tecnica ma capaci di mantenere una raffinatezza prog che ricorda gli Opeth, i Soen riescono a preservare standard importanti nelle composizioni e nella melodia. La voce di Ekelöf vibra in modo ormai riconoscibile e misterioso, sospesa tra soavità ed inquietudine. Quelle sonorità nordiche un po’ tristi e apparentemente più trattenute, finiscono poi per insinuarsi nei meandri più reconditi della mente, evocando brividi che spesso esplodono negli assoli di Cody Ford.

Reliance è né più né meno ciò che ci si aspetta oggi da un disco dei Soen. Quello che pensavo potesse essere l’apice del loro successo, ovvero Memorial, è diventato poi una costante, un marchio di qualità. Nei testi troviamo tanta umanità, frustrazione e un pizzico di denuncia: temi delicati e attuali, dove emergono la cattiveria umana e la complessità dei tempi in cui viviamo. Si intravvedono accenni di politica, critica sociale ed una grande attenzione per la mente umana: spirito filosofico, riflessioni, e un invito a migliorarsi o a puntare il dito su ciò che nel mondo continua a essere marcio e sbagliato. Per quanto possa sembrare normale nei testi di tanti gruppi, qui le tematiche sono meno dirette; più legate alla musica stessa, che alterna dolcezza e aggressività, tra una tastiera e un pianoforte che smussano la rabbia a cui molti altri ci hanno invece abituati. Non sempre è necessario urlare per farsi sentire.

Ancora una volta i Soen centrano l’obiettivo: confezionano uno di quei dischi che meriterebbero il punteggio pieno, dal quale preferisco però togliere un punto, perché è giusto che sia il tempo — o l’ascoltatore — a decidere quanto un album del genere resterà attuale dopo anni. Per me siamo davanti a uno di quei casi in cui non è affatto sbafliato usare il termine “capolavoro”: qui siamo a un apice creativo sconfinato. Ma, per chi diffida di quella parola, possiamo parlare di un disco ispiratissimo, di un’opera davvero riuscita. Semplicemente, di un grande album.

Se ancora non vi fidate, ascoltatelo e fate vostro un giudizio su Reliance e sui Soen. Potersi confrontare e parlarne è sempre la cosa migliore.

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