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I Paralysis provengono dal New Jersey come i Condition Critical. In poco tempo mi ritrovo a recensire due album provenienti entrambi da Garden State. Ma mentre uno è prettamente thrash, questo Spiral Of Suffering è un thrash misto hardcore che strizza molto l’occhio all’effetto live dei singoli pezzi.
Dal vivo questi brani devono veramente avere un effetto devastante e creare un massacro collettivo che mina all’integrità fisica dei partecipanti, ma su disco perdono parecchio quell’effetto distruttivo.
Non sono male, ma siamo sempre lì, si può considerare questo come un complimento?
Breakdown e drop di basso a non finire. Questi trovo siano i loro limiti. Esagerare nel voler a tutti i costi “crossoverizzare” la loro musica. Troppo. Se mandi avanti le canzoni, le stoppi a caso e le fai ripartire in quel punto, puoi star tranquillo di trovarne un break o un drop o addirittura tutti e due insieme.
Mi sembra che abbiano un po’ perso l’anima schietta e verace di Mob Justice e, soprattutto, di Life Sentence. Il percorso musicale dell’album è abbastanza prevedibile. Non ci sono grosse sorprese (e neanche piccole) e viaggia comodamente su un binario ferroviario dritto senza curve o salite (mi accontenterei di qualche discesa). Dritto fino alla fine. Sono andati sul sicuro senza rischiare nulla, e questo non mi aggrada molto. Avrei preferito qualche azzardo, magari non riuscito completamente, o mezzo sbagliato, dipende come lo si osserva, piuttosto di una “giocata” fatta col braccino. Copertina? Lasciamo perdere.
“Negative Reinforce” vede la partecipazione di John Connelly (Nuclear Assault) che canta una strofa del brano. Questo mi ha fatto dare mezzo punto in più. Quando leggo il loro nome, o quello dei Coroner e dei Voivod, per citarne altri due a caso, calo le braghe. Come da dettami crossover, la durata è di una mezz’ora per una decina di brani. E da qui non si scappa.
La produzione indipendente andrebbe rivista perché non riesce a dare la giusta spinta ai pezzi.
Mi è molto piaciuto il fatto che la band utilizzi dei campionamenti tratti dai film per arricchire e riempire il proprio sound. E stella di merito al chitarrista Tommy Vasta che, con i suoi assoli veramente di spessore, è quello che fornisce il maggior contributo alla quota thrash.
I brani hanno un loro schema abbastanza definito. Mi sono piaciute “Fragile Flesh” e “Leukotomy”, che presentano un tentativo di uscire dal solito riff thrash, break, assolo, riff thrash, break, fine.
“Pain Spiral” l’ho ascoltata con attenzione e alla fine mi sono accorto di un particolare. È l’unica canzone senza neanche un breakdown. O non se ne sono accorti, o si sono sbagliati.
“Negative Reinforce” ha quel non so che dei Power Trip. A dir la verità, tutto ha un non so che dei Power Trip. Anche il tentativo di imitazione (non riuscito) della produzione ha un non so che dei Power Trip. Ho già detto Power Trip?
La quota thrash in questo lavoro è appena sufficiente per poterla riconoscere come tale. E questo non sarebbe un problema se l’altra quota, quella hardcore, non fosse così banalmente scontata. Rimango, però, sempre della convinzione che questi pezzi dal vivo debbano veramente spaccare le ossa.
I Paralysis hanno trovato la formula che per loro funziona (?) e non sarò certo io a fargli cambiare idea a suon di consigli non richiesti. E, ovviamente, non intendo neanche farlo. Ma un incoraggiamento ad osare di più, questo sì. Forza ragazzi, provate a rischiare, potrebbe anche andare bene, forse meglio.
Magari un album live con tuti i pezzi di Spiral Of Suffering potrebbe essere la soluzione.
Così, tanto per dirne una, e per dare un altro consiglio non richiesto.



