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Quale modo migliore per avvicinarsi alle festività natalizie se non con una recensione black metal?
Dopo oltre trent’anni trascorsi a scolpire le frontiere più oscure del black metal europeo, gli Enthroned tornano con Ashspawn, dodicesimo album in studio e probabilmente la loro dichiarazione più intransigente fino a oggi.
Concepito nell’arco di sei anni e segnato da numerosi cambi di formazione, Ashspawn dimostra come l’identità degli Enthroned resti salda e impermeabile alle mode.
L’album si sviluppa come un vero percorso rituale e iniziatico, basato su una discesa nella morte spirituale seguita dalla rinascita. Il concept, elaborato in collaborazione con l’autore occulto Gilles de Laval, si fonda su strutture metafisiche, mappature demonologiche e calcoli rituali che costituiscono la spina dorsale dei testi del disco, trasformandoli in strumenti di iniziazione al posto che semplici narrazioni.
Ashspawn rappresenta una perfetta sintesi della visione intransigente degli Enthroned. Nornagest e Menthor guidano l’opera con fermezza, mentre l’ingresso di T. Kaos alle chitarre e al basso rafforza ulteriormente il sound grazie a uno stile solido e a una lunga esperienza maturata nell’underground black metal.
I cinquanta minuti dell’album, suddivisi in nove tracce, alternano blast beat feroci, mid-tempo opprimenti e strutture più articolate, sostenuti da una prova di alto livello di Menthor alla batteria. Il risultato è un black metal oscuro e stratificato, capace di muoversi tra violenza catartica e introspezione soffocante.
Gli assoli spaziano dalla frenesia di matrice Morbid Angel a un fraseggio più classico e ascendente, con richiami al virtuosismo heavy metal, sempre eseguiti con controllo e austerità.
La titletrack, “Stillborn Litany” e “Crawling Temples” rappresentano i momenti più significativi del disco, mostrando chiaramente come Ashspawn si muova sul confine tra metal estremo e un’oscurità maligna e deformante che permea l’intero lavoro. Un album che richiede più ascolti per essere assimilato e compreso a fondo.
Ashspawn non è un disco pensato per piacere a tutti, né vuole esserlo. Gli Enthroned scelgono ancora una volta la via dell’intransigenza totale, costruendo un’opera densa, oscura e profondamente personale. Un album che rifiuta la superficialità, pretende dedizione e ripaga chi è disposto a seguirlo fino in fondo.
Nel panorama attuale del black metal europeo, Ashspawn si impone come un lavoro maturo, consapevole e privo di concessioni, confermando gli Enthroned come una realtà ancora rilevante che meriterebbe un posto fra i rappresentanti del genere più blasonati.



