BEYOND THE BLACK – Break The Silence

Titolo: Break The Silence
Autore: Beyond The Black
Nazione: Germania
Genere: Modern Metal
Anno: 2026
Etichetta: Nuclear Blast Records

Formazione:

Jennifer Haben – Voce
Chris Hermsdörfer – Chitarra Solista
Tobi Lodes – Chitarra Ritmica
Kai Tschierschky – Batteria


Tracce:

01. Rising High
02. Break The Silence
03. The Art Of Being Alone (feat. Lord Of The Lost)
04. Let There Be Rain (feat. The Mystery Of The Bulgarian Voices)
05. Ravens
06. The Flood
07. Can You Hear Me (feat. Asami from Lovebites)
08. (La vie est un) Cinéma
09. Hologram
10. Weltschmerz


Voto del redattore HMW: 5

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Inizio di 2026 importante per i tedeschi Beyond The Black che, grazie a Nuclear Blast Records, pubblicano il loro sesto album in studio intitolato Break The Silence.

Rimasta ormai l’unico membro della formazione originale, la cantante Jennifer Haben porta avanti il retaggio che ha portato al successo quasi da subito la formazione di Mannhein, sebbene, come vedremo, molti degli elementi stilistici degli albori siano andati persi.
Coadiuvata da Chris Hermsdörfer e Tobi Lodes alle chitarre e Kai Tschierschky alla batteria, stabili da quasi dieci anni, la cantante tedesca porta avanti il progetto Beyond The Black cercando di cavalcare le mode del mondo metal senza perdersi, puntando anche a numeri importanti nelle classifiche europee e su palchi prestigiosi (citiamo il Wacken come esempio).

L’attacco dato dalla traccia di apertura “Rising High”, con una voce campionata e sintetica su cui poi si appoggia il timbro più naturale della Haben, non è un buon segnale. La canzone è chiaramente fatta per il palco, con un ritornello molto orecchiabile e che prende facilmente, le chitarre costruiscono la struttura ritmica portante e non escono mai se non nelle parti degli assoli, ma la sensazione è di ascoltare un brano ragionato come spettacolo e non come musica.
Discorso diverso per la traccia nominale del disco, “Break The Silence“ che riprende un po’ gli stilemi del symphonic metal che ha reso famosi i Beyond The Black. Il brano risulta sempre di facile ascolto, ma con un approccio più classico e orchestrale e che rende sicuramente meglio miscelando la voce in primo piano e donando un senso di una band più a suo agio nella registrazione e composizione. Si tratta di un brano a tempo medio, dall’incedere molto rock nelle strofe, con dei ponti delicati guidati dalla voce che esplodono nel ritornello potente e melodico.
Nel brano “The Art Of Being Alone” troviamo la partecipazione del cantante Chris Harms della gothic metal band Lord Of The Lost, il cui timbro pulito ma cupo e tenebroso si amalgama bene attorno a quello della leader Jennifer Haben, in un brano che fa del sentimento e dell’introspezione il suo forte, miscelando lo stile dei moderni Beyond The Black a quello di matrice tedesca goth rock.
Reputo “Let There Be Rain” il brano migliore del disco, grazie soprattutto alla azzeccata melodia del coro The Mystery Of The Bulgarian Voices, un coro femminile bulgaro, che aggiunge alla canzone un sapore più esotico e che richiama bene la connessione con la terra. Chi ha qualche anno sulle spalle come il sottoscritto potrebbe trovare qualche somiglianza stilistica con la vecchia canzone ebraica “Gam Gam” del triste periodo della seconda guerra mondiale e che diventò famoso negli anni novanta grazie ad un remix dance. I Beyond The Black proseguono sullo stile moderno, mantenendo il metal abbastanza frenato e puntando più su un approccio rock da palcoscenico. Scelta non sbagliata di per se ma che rende l’ascolto sempre un po’ forzato nonostante le canzoni siano sempre brevi e dirette.
Discorso simile per la ballata “Ravens”, che si trasforma un power ballad elettrica nella seconda metà, sempre guidata dalla melodia vocale della leader ma che tende sempre ad un piglio musicale modernista. Aggancio che segue perfettamente in “The Flood”, con tanto di ritorno delle voci modulate e campionate in un brano dal ritornello semplice e diretto ma con una strofa di stampo quasi heavy a tempo medio che ritorna rallentato nel ritornello. Brano incoerente con il resto del disco.
C’è di nuovo un ospite in “Can You Hear Me”, ovvero Asami, proveniente dalla band giapponese Lovebites. Un altro brano di stampo rock che su un ritornello semplice e diretto aggiunge synth nel suo giro principale e cori vari. L’abbinamento con la cantante nipponica funziona solo in parte. “Like A Hologram” poteva essere un singolo sostituto della traccia nominale del disco, “Break The Silence”, perché ne mutua la stessa identica struttura e lo stesso incedere, risultando solo un po’ più veloce e dinamica e per certi versi migliore grazie anche all’uso delle parti più sinfoniche invece che elettroniche. Si nota un buon assolo di chitarra di Hermsdörfer, qui più ispirato che su altri brani.
Chiude la lenta e delicata “Weltschmerz”, termine tedesco coniato dall’autore tedesco Jean Paul e che significa letteralmente “stanchezza del mondo”, ma più approfonditamente è il dolore psicologico causato dalla tristezza che può insorgere quando ci si rende conto che le proprie debolezze sono causate dall’inadeguatezza e dalla crudeltà del mondo. La ballata orchestrale è cantata in tedesco per oltre la metà, mentre riprende l’inglese nella sua parte finale, risulta un buon brano, molto atmosferico e che ben chiude l’album Break The Silence. Non abbiamo avuto modo di leggere i testi nella loro interezza, ma le tematiche ambientaliste fanno da padrone in quello che è un vero e proprio concept album e in cui anche i videoclip dei singoli sono collegati fra di loro.

Impossibile reperire fonti ufficiali sulla produzione, ma ovviamente ci troviamo di fronte ad un suono preciso e cristallino, ben confezionato e perfettamente funzionale al progetto dei Beyond The Black.
Break The Silence non fa altro che continuare il processo artistico della band tedesca, un band che è molto più orientata al live che non allo studio, ma che anche con questo ultimo lavoro cerca sempre di arrivare a graffiare i suoni moderni e rimanere ancorata al presente, sebbene questo abbia snaturato totalmente tutti i punti di forza che avevano reso famosi i Beyond The Black agli albori.

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