MARGARITA WITCH CLUB – Strung Out In Hell

Titolo: Strung Out In Hell
Autore: Margarita Witch Cult
Nazione: Inghilterra
Genere: Stoner/Doom metal
Anno: 2025
Etichetta: Heavy Psych Sounds Records

Formazione:

James Brown – Basso, Voce, Synth, Chitarra, Mellotron
George Caswell– Batteria, Voce
Scott Abbott – Voce, Chitarra


Tracce:

01. Crawl Home To Your Coffin
02. Scream Bloody Murder
03. Conqueror Worm
04. Witches Candle
05. White Wedding (Billy Idol Cover)
06. Mars Rover
07. Dig Your Way Out
08. The Fool
09. Who Put Bella In The Wych Elm


Voto del redattore HMW: 7,5/10

Visualizzazioni post:475

Arrivano da Birmingham, e so già che alla lettura del nome di questa città vi verrà un brivido lungo la schiena, come, d’altronde, è venuto a me. Ma ora siamo qui per parlare dei Margarita Witch Cult e del loro Strung Out In Hell.

Facenti anch’essi parte della scuderia romana Heavy Psych Sounds, specializzata in gruppi e titoli di questo genere, e diciamolo pure, importante etichetta a livello internazionale, mettono sul mercato questo buon album di trentasette minuti per un totale di nove canzoni. L’assurda copertina, che stranamente mi piace, è opera di Dirt Wizard. Non chiedetemi perché, ma la trovo demenzialmente evocativa.

La prima cosa che ho notato è il notevole rallentamento rispetto al precedente omonimo di due anni fa. Se nel primo la rabbia era più spinta e anche la velocità maggiore, ora il gruppo inglese ha virato per un suono molto più stoner-doom. Fortunatamente sono sempre riconoscibili e, dal canto mio, li preferisco così, meno metal, più sporchi, più dilatati e con un sound più grasso rispetto al pur buon lavoro di prima.

La loro musica ha qualità, i loro testi intrisi di horror sono interessanti e il connubio dei due fattori funziona alla grande. Gli esperimenti con il sassofono (ottavo brano) e il mellotron sono interessanti. L’inusuale strumento arricchisce le loro sonorità come i sintetizzatori, utilizzati con parsimonia e intelligenza. La voce molto interpretativa direi di tutti i componenti, sia in fase  solista che di cori, è ben inserita all’interno dei pezzi e dei testi, molto particolari..

Le canzoni hanno la giusta dose di melodia e tutto sommato sono anche accattivanti e di facile memorizzazione. Nessuna scalerà le classifiche, ma perlomeno rimangono impresse e si ricordano abbastanza facilmente.

Oltre ai riff mastodontici e “desertici”, vorrei sottolineare come acquisti un ruolo fondamentale in tutti i pezzi la batteria. Cadenzata, tribale, martellante, ambient, insomma, George riesce a variare in tutti i pezzi adattandosi e valorizzando i brani in modo inequivocabilmente personale. Il suo tocco (“che po’ esse fero e po’ esse piuma”– cit.) mi ha convinto.

Due i pezzi da segnalare. La cover di “White Wedding” di Billy Idol è la prima. Strana scelta, ma riuscita. La versione doom del pezzo del 1982 del cantante inglese suona bene. Da ascoltare. Mentre “Who Put Bella In The Wych Elm” da sola vale il prezzo del biglietto. Sette minuti di voce irritante e distorta, ritmo doom asfissiante, atmosfera cupa, note malinconiche, sperimentazioni ipnotiche e risultato finale eccellente.

Un passo in avanti è stato fatto. Manca ancora qualcosa a livello di scrittura, ma diamogli tempo. Non è facile fare un disco stoner/doom di questo tipo senza cadere nelle ripetizioni e senza avere la tentazione di allungare il brodo per mancanza di idee. È un album ben fatto, piacevole da ascoltare e senza momenti di fiacca. E confermo che la loro scelta di rallentare per prediligere gli andamenti più canonici del genere sia stata una mossa azzeccata. Hanno rischiato cambiando la formula che comunque ha dato loro un buon riscontro, e questo è sintomo forse di incoscienza, ma allo stesso tempo di grande determinazione. Si mettessero a mischiare i due dischi per farne un terzo, sarei molto curioso di scoprire cosa ne verrebbe fuori.

Sicuramente un disco consigliato, non per i super-puristi, ma per chi ha voglia di approcciarsi in maniera meno integralista e più facile allo stoner/doom.

Da quanto raccontatomi, dal vivo questi tre ragazzi sono una bomba. I Margarita Witch Club sono venuti a suonare a venti minuti da casa mia e non mi ricordo per quale motivo, ma non sono andato a vederli. Mi mangio le mani (e non solo) ancora adesso.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.