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Freedom Crusade 2026 Tour
HAMMERFALL + Tailgunner
Alcatraz, Milano
26 gennaio 2026
L’Alcatraz di Milano ospita l’unica data italiana degli HammerFall, oltre che l’ultima tappa del “Freedom Crusade 2026 Tour”, con i Tailgunner chiamati ad aprire la serata. Non siamo davanti a un sold out, ma i defenders presenti bastano e avanzano per creare la giusta atmosfera. Complice anche uno stage ridotto, il concerto assume fin da subito un taglio più intimo e diretto, di quelli che ti fanno sentire davvero parte dello show.
TAILGUNNER:
Alle 20:00 precise salgono sul palco i Tailgunner, giovane band inglese attiva dal 2022 e fortemente influenzata da Iron Maiden e Judas Priest. Nonostante l’età “anagrafica” del progetto, i numeri iniziano a essere interessanti: due album all’attivo, Guns For Hire (2023) e il recente Midnight Blitz (2026), quest’ultimo prodotto da K.K. Downing, che li ha voluti anche come opener per alcune date dei K.K. Priest.
L’apertura è affidata proprio a “Midnight Blitz”, che chiarisce subito le intenzioni della band: energia, precisione e tanto heavy metal old school. Il pubblico risponde bene e si scalda ulteriormente con “White Death”, uno dei brani più diretti del set.
Sul palco i Tailgunner funzionano alla grande: le chitarre gemelle di Zack Salvini e Rhea Thompson macinano riff e armonizzazioni efficaci, mentre Craig Cairns si dimostra un frontman solido e convincente. La sezione ritmica, con Tom Hewson alla batteria ed Eddie Mariotti al basso, tiene tutto ben saldo.
Il set scorre veloce tra “Shadows Of War”, “Tears In Rain”, “Barrens Land And Seas Of Red” ed “Eulogy”, per chiudere in bellezza con “Guns For Hire”. Buona anche l’interazione col pubblico, segno di una band che sa già stare sul palco: sentiremo ancora parlare di loro sicuramente.
HAMMERFALL:
Con l’Alcatraz ormai ben riempito, le luci si spengono e sulle note di “Avenge The Fallen” gli HammerFall fanno il loro ingresso.
Joacim Cans è subito protagonista, in gran forma e costantemente in contatto con le prime file, che rispondono con entusiasmo.
“Heeding The Call” arriva subito dopo ed è un vero boato collettivo: il pubblico canta a squarciagola, lasciando per un attimo spiazzato lo stesso Joacim. La band è compatta e carica come sempre, con Oscar Dronjak e Pontus Norgren a scambiarsi assoli precisi e taglienti, supportati dalla solida sezione ritmica di Fredrik Larsson e David Wallin.
La scaletta procede senza momenti morti con “Any Means Necessary”, “Hammer Of Dawn” e “Freedom”, fino a uno dei primi grandi highlight della serata: “Renegade”, cantata all’unisono da tutto l’Alcatraz.
L’energia resta alta con “Hammer High” e una trascinante “Last Man Standing”, probabilmente il momento più intenso del concerto, seguita da “Fury Of The Wild”. Spazio anche al medley “Chapter V”, inserito nel tour europeo per celebrare i vent’anni dell’album.
Dopo il classico coinvolgimento del pubblico, “Let The Hammer Fall” scatena il caos sotto il palco, mentre “Glory To The Brave” regala uno dei momenti più emozionanti della serata, con tutta la sala a cantare.
Il finale è una festa metal: “The End Justifies”, “Sweden Rock”, “Hail To The King” e la sempre amatissima “Hearts On Fire”, cantata da tutti e chiusa da una coda strumentale epica.
Gli HammerFall dimostrano ancora una volta di essere una certezza dal vivo: energia, tecnica e tanta passione, senza bisogno di effetti inutili. Peccato solo per un’affluenza non da grandi occasioni, perché lo show meritava davvero di più.
Godetevi le foto della serata!
Stay Tuned!

























