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Ho capito, sono perseguitato dalle band del New Jersey. Ennesimo gruppo ed ennesimo album proveniente dal NJ, forma abbreviata di uso comune di cui mi approprio per darmi un tono e apparire come una persona in possesso di un certo rapporto confidenziale con quello specifico stato americano. Cosa che ovviamente non è.
Questa volta tocca ai Deteriorot allietare le mie orecchie con il loro death metal targato anni novanta e il loro disco Awakening.
Molto anni novanta come l’anno di formazione del gruppo. Nati dalle ceneri dei Mortuary, la band americana si può tranquillamente annoverare tra i pionieri del genere anche se, purtroppo per loro, non hanno avuto lo stesso riscontro dei vari Cannibal Corpse, Deicide od Obituary, senza scomodare i Death. E non è stata solo la sfortuna.
E sì, perché tutto sommato i Deteriorot sono anche abbastanza bravi, abbastanza tecnici, ma, appunto, “abbastanza”. Negli anni d’oro del death americano, la parola abbastanza non era contemplata.
Il quartetto ritorna con il suo quarto lavoro e devo dire che sono favorevolmente stupito dalla qualità dei brani proposti. Così come sono rimasto inorridito dal livello della produzione che, per un gruppo in giro da così tanto tempo, per di più nell’anno 2025 con i mezzi a disposizione che ci sono oggi, lo trovo inconcepibile. Tutto ciò che di buono e presente su Awakening viene maldestramente rovinato dalla produzione.
Come accennato in precedenza, questo è il quarto album nella loro trentacinquennale carriera. Poco prolifici sicuramente, ma visto che negli ultimi due anni ne hanno fatti uscire due, forse ci troviamo nel loro momento artistico migliore. Che abbiano finalmente trovato una quadra?
La voce grezza del fondatore del gruppo Paul Zavaleta è resa ancora più ignorante dalla produzione. E non so come e perché, ma questo è l’unico pregio del lavoro offerto dietro al mixer da non so chi. Almeno una cosa buona l’ha fatta.
Si inizia con i suoni sinistri della strumentale “Awakening” per poi immergersi nel marciume di “The Flame”, un inno al death metal old style. Senza soste e senza rallentamenti continua la brutale marcia dei Deteriorot con le successive “In Battle To Survive” e “Horrors In An Everlasting Nightmare”. James e Travis sanno il fatto loro. In particolare le trame di James sono articolate e variano quanto basta per risultare sempre aggressive e “piene”.
La violenza e la velocità sono la parte fondamentale nella musica dei Deteriorot. Alla lunga potrebbe risultare quasi banale, ma non è così. Gli inserimenti doom in “Winter Moon”, “Programmed By Fear” e “In Silence” sono perfettamente integrati e armonizzati nei brani e offrono quel tocco di imprevedibilità che non mi sarei mai aspettato da questo gruppo.
I riff non sono particolarmente fantasiosi, ma sono robusti abbastanza da sostenere bene le trame dei pezzi. Arthur, senza strafare, riesce a dare la giusta consistenza con la sua ritmica costante e gli assoli di Paul si insidiano anch’essi in modo puntuale e, soprattutto, semplice. Non sono dei mostri con gli strumenti, ma “solamente” bravi. E l’insieme funziona bene. Mi auguro che sia questa la quadra sopracitata.
Dodici pezzi totali per trentasei minuti di death. Lunghezza giusta dei pezzi, tutti al di sotto dei cinque minuti. Canzone migliore “Deliver Us From Fiction”. Alla fine al gruppo non si chiede altro che uno scapocciamento cattivo con annesso mal di testa assicurato. Beh, in “Deliver Us From Fiction”, la canzone migliore, tutto questo lo ritrovi e in versione amplificata.
La parola che riassume il mio pensiero e giudizio finale su questo disco è “peccato”, non nel senso di “violazione volontaria di ordine morale della legge divina”, ma nel senso di “disappunto, contrarietà, fastidio”. Bel lavoro di scrittura e buona interpretazione, aggiungiamo pure una discreta copertina, ma pessima realizzazione produttiva, peccato. Ecco, intendevo in questo senso.
Certamente sono ancora legati al passato. L’evoluzione a quanto pare non è nelle loro corde, ma tutto sommato va bene così. Awakening promosso.
A questa band manca sempre qualcosa per fare il definitivo salto in avanti. Mi aspetto che nel prossimo disco riescano a togliere la parola “abbastanza” che inevitabilmente associo al nome Deteriorot. D’altronde di esperienza direi che ne hanno… abbastanza (perdonatemi, questa sì che è abbastanza brutta…).



