AGNOSTIC FRONT + Wisdom in Chains + Raw Brigade – 11/02/2026 – Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI)


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AGNOSTIC FRONT + Wisdom in Chains + Raw Brigade
Slaughter Club, Paderno Dugnano (MI)
11 febbraio 2026

Dopo nove ore di ufficio ed ottimo panino-falafel mi faccio trovare, puntualissimo, allo Slaughter Club di Paderno Dugnano (MI).

Intorno alle 20.00 il locale è semi-deserto, ma dal movimento degli addetti ai lavori si intuisce che da lì a poco la band di apertura sarebbe salita sul palco.

Qualche minuto dopo, infatti, i Raw Brigade si trascinano sul palco.

Scrivo che si trascinano perché, inizialmente, i cinque ragazzi colombiani mi sono sembrati stanchi e provati dalla vita in tour.

Bastano pochi brani però, perché i giovanissimi si riprendano ed inizino a scaldare la cinquantina abbondante di persone giunte sotto il palco a seguire più da vicino l’esibizione.

Malgrado l’aspetto da minacciosa gang di latinos, i tatuatissimi ragazzi di Bogotá riescono presto a coinvolgere e ad accattivarsi il pubblico, anche con simpatiche sortite in spagnolo come, ad esempio, il lanciare ritornelli e cambi di tempo urlando: “¡Arriba, Arriba!”.

Mentre vengono proposti brani da entrambi i brevi album della band, Aggressive city (2023) e 100% (2025), iniziano a manifestarsi le prime danze a gomiti alti tipiche del movimento Hard-core sia sotto che sopra il palco. Piacciono.

La loro musica incorpora un forte senso di identità, presente sia nei testi (in inglese e spagnolo) che nell’attitudine live.

Azzeccato il fatto che si auto definiscano Latino Hard-core.

Si ispirano in modo esplicito alla scena underground sudamericana, storicamente più violenta e politicizzata a causa del contesto sociale difficile.

Ricevuta una gran quantità di applausi la band lascia il palco agli statunitensi Wisdom In Chains.

Verso le 21.00 la band originaria della Pennsylvania inizia a stupire per la dinamicità esplosiva e per il suono compatto.

Iniziano con la recente “Mindset”, una via di mezzo tra una filastrocca ed un potente inno autocelebrativo.

L’accordatura degli strumenti ribassata solletica le budella con frequenze basse molto più cariche rispetto alla band che li ha preceduti.

Le antenne si drizzano ancor di più quando, poco dopo, c’è spazio anche per una dedica ad Ozzy ed ai suoi Sabbath con una “War Pigs” deflagrante.

Fanno subito presa, sull’adesso numeroso pubblico, con ritmiche massicce, breakdown che costringono all’head-banging, i prolungati cori sia urlati che melodici e tanto, tanto movimento.

Tra gli ultimi brani del focoso spettacolo spicca “80 years old” nella quale, senza mezzi termini e coralmente i membri della band invitano gli astanti ad iniziare a godersi la vita fin da subito e non stare ad aspettare la pensione, che appunto arriverà, forse, in età troppo avanzata.

Un entusiasmo singolare è sprigionato dal sudatissimo nuovo cantante Frankie Puopolo (ex Death Before Dishonour).

Il ragazzone è l’incarnazione della dedizione, non è rimasto fermo un attimo e suda come un geyser islandese.

Ha guidato la musica muscolare della sua band ed ha incanalato l’energia dell’Hard-Core con carisma ed un cuore enorme.

Non c’è stato nulla di elitario, nulla di artefatto, nessuna inutile complicazione.

Ci sono stati sudore, transenne conquistate e la convinzione che, anche se la vita ti prende a sberle, puoi rialzarti e urlare insieme ai tuoi fratelli.

Lo spettacolo dei cinque del Northeast è stato tanto appassionante che anche Craig e Stigma degli Agnostic Front sono rimasti sugli spalti ad incitarli per tutta la durata dello show.

Ore 21:40. Giù le luci.

Cambio palco, cambio strumentazione e viene issato il gigantesco back-drop con gli iconici anfibi marcianti.

L’atmosfera si surriscalda ulteriormente mentre la platea si comprime e dietro le quinte si intravedono quei bravi ragazzi prepararsi alla prestazione.

Alle 22.15 la breve attesa viene rotta dalle note di “New York, New York” di Sinatra e poi da un famoso tema di Morricone.

Il ponte Italia – New York è costruito.

Gli occhi sono tutti per “Stigma”, al secolo Vincent Capuccio, settantunenne padrino della band e dell’intero movimento New York Hard Core mentre gli Agnostic Front martellano con “Peace” e subito dopo con “Eliminator”, gli albori che a metà anni ‘80 strizzavano l’occhio al Thrash.

I suoni adesso sono perfetti: chitarra mediosa e penetrante, basso gommoso ed in prima linea, cassa della batteria definita e pungente.

Sono quattro e ben distribuiti su tutta la scaletta, invece, i brani estratti dall’ultimo lavoro Echoes In Eternity del 2025: “Way Of War”, “You Say”, “Matter Of Life & Death” e “Sunday Matinee”.

Miret è in ottima forma fisica, salta, incita ed abbraccia il pubblico in continuazione.

La sua inconfondibile voce, nonostante gli anni, mantiene la capacità di proiettare autorità attraverso il microfono, è un richiamo che echeggia tra i vicoli fumosi della Grande Mela.

Sembra progettata per il Call and Response: lui lancia la scintilla e il pubblico (o gli altri membri della band nei cori) risponde con l’incendio. Coinvolgimento totale.

È anche il compleanno del salterino e sorridente bassista Mike Gallo, vuoi non cantargli tutti assieme un “Happy birthday”? Fatto!

Velocità senza compromessi e pogo selvaggio con “Police State”, la tenera dedica (dito medio) all’allora sindaco di NYC, Giuliani.

“Gotta Go” richiama dietro il microfono, come ospite speciale, Frankie dei Wisdom In Chains mentre “Addiction” battezza tutti col suo tappeto di doppia cassa.

Stigma omaggia la band hard core punk milanese .Sottopressione., indossando con orgoglio una loro maglietta.

Cioccolatino finale, la dedica ai compianti Ramones e la cover di “Blitzkrieg Bop”, ballata ed urlata da tutti.

Fino ad ora mi era sempre capitato di vedere gli Agnostic Front esibirsi in contesti più strutturati, grandi festival esteri come Wacken e SummerBreeze; ora, riconosco che la band newyorkese riesca a trasmettere qualcosa in più in club più piccoli come lo Slaughter, in cui il contatto è materiale e le sensazioni sono amplificate dalla concreta vicinanza di personaggi che hanno fatto la storia di un intero movimento culturale.

Il pubblico che ha riempito il locale è stato eterogeneo: giovani punk si integrano con vecchi metallari, skin heads e persone dallo stile meno riconoscibile ad un primo sguardo. Tutti assieme a muoversi e ad urlare braccia alzate nel pit.

Una compagine di persone unita da un senso di appartenenza ad un mondo genuino e leale forse parallelo alla realtà in cui, invece, ci troviamo a vivere.

Alla fine, davvero poco importa se per tutto lo show l’unica chitarra a sentirsi sia stata– volutamente – quella di Craig Silverman; Stigma accenta qualche nota, accenna qualche breve solo ma è lui, con i suoi ammiccamenti e le sue pose a tenere unita la “grande famiglia”.

NYHC.

Scaletta Agnostic Front:
Way Of War
Peace
Eliminator
My Life My Way
You Say
Old New York
Fall Of The Parasite
Matter Of Life & Death
Victim In Pain
Blind Justice
United Blood
Sunday Matinee
For My Family
Friend Or Foe
Crucified (degli Iron Cross)
Gotta Go
Police State
Addiction
Blitzkrieg Bop (dei Ramones)

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