AEDAN SKY – The Universal Realm

Titolo: The Universal Realm
Autore: Aedan Sky
Nazione: Francia
Genere: Power Metal
Anno: 2025
Etichetta: Rockshots

Formazione:

Bob Saliba – Voce, Chitarre
Sebastien Chabot – Voce, Chitarre, Basso, Tastiere
Thomas Schmitt – Voce, Chitarre


Tracce:

01. Opening
02. Call Of The Universe
03. A Kingdom To The Stars
04. Gate Of Skies
05. Beyond The Vortex Of Time
06. From The Ashes To The Light
07. Land Of Paradise
08. Interlude
09. Illumination
10. The Universal Realm


Voto del redattore HMW: 6,5/10

Visualizzazioni post:238

Il progetto Aedan Sky nasce e si sviluppa a partire dal gruppo francese di power metal Galderia, dato che è costituito da ben tre membri di questa formazione: il cantante Bob Saliba, il chitarrista Tom Schmitt (che per l’occasione però si dedica soltanto alla voce) e il polistrumentista Sebastien Chabot. Ci si può anzitutto interrogare sul senso di un progetto così vicino alle sonorità della formazione madre, dato che restiamo sempre nell’ambito del power metal… ma, insomma, il disco è qui e allora saggiamone la consistenza!

The Universal Realm, questo il titolo dell’album, risulta piuttosto breve, dato che la durata complessiva è di poco più di trentasei minuti. Dopo l’introduzione, “Call Of The Universe” è talmente Gamma Ray era Somewhere Out In Space… ma così tanto… che perfino le urla e gli “alright!” sono esattamente identici a quelli del Kai Hansen degli anni d’oro! E di fronte a questa dedizione un recensore che può mai dire? Godiamoci il trionfalissimo ritornello, evidenziando che non siamo proprio alla copia carbone, perché sento influenze anche dagli Heavenly, storico gruppo francese della scena, o dalla nuova leva svedese (Twilight Force e Veonity su tutti). Accenni alla Dragonforce, per la velocità delle chitarre, in “A Kingdom To The Stars”; un altro urlo alla Kai e parte pure “Beyond The Vortex Of Time” e, sì, vi state chiedendo se siamo ancora «da qualche parte nello spazio», be’, non vi sbagliate; anche se forse il ritornello è così sparato che servirebbe invocare di nuovo gli Heavenly. “From The Ashes To The Light” è alla Battle Beast nello spirito, per l’orrendo retrogusto dance metal, ma per fortuna questo aspetto non è esagerato. Mi sono guardato dal citarli finora ma “Land Of Paradise” sa troppo di troppo Freedom Call (anche nel galoppo della strofa) per non citarli. In “Illumination”, pur restando nelle medesime coordinate sonore, i cori epici alzano ancora il tiro (per qualche secondo sembra quasi di ascoltare gli Stormwarrior!).

Il viaggio è breve e derivativo ma gli Aedan Sky indovinano un paio di ritornelli. Se appartenete alla schiera dei cosiddetti completisti, ascoltare non vi sarà di danno; il resto del mondo, immagino, non presterà troppa attenzione a questo pur simpatico progetto.

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