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Dreaming Delusion è uscito a luglio dello scorso anno in formato digitale e autoprodotto dai Gloombound. Un album meritevole che ha attirato l’attenzione della Gruesome Records, che ha ben pensato di distribuirlo in formato cd a fine novembre (con l’aggiunta del loro demo d’esordio Astral Exhalation). Cosa buona e giusta in quanto, entrambi i lavori, si dimostrano all’altezza delle aspettative e dell’investimento. In questa recensione, però, mi limiterò ai pezzi nuovi e alla produzione indipendente, racchiudendo il mio giudizio in un semplice e generico “ben fatto” tutto ciò che concerne i brani della loro precedente fatica.
Il nuovo disco in questione mette in risalto le capacità in fase di scrittura e costruzione dei brani da parte del gruppo e le loro indubbie capacità strumentali. Una bella copertina, mi ricorda quasi un rapimento alieno, è la ciliegina sulla torta per questa interessante proposta proveniente dalla glaciale Norvegia.
Torta che, però, presenta un difetto: il mix. Posso accettare il fatto che il lavoro sia nato come produzione indipendente, posso accettare che si cerchi di mantenere una certa linea grezza voluta, ma il risultato finale non mi convince, troppi sbilanciamenti. Peccato perché il gruppo è valido e le canzoni pure, ma, con questo fatto che il tutto “non mi suoni come dovrebbe e meriterebbe”, si sono giocati mezzo voto in meno dal totale.
Il disco si compone di cinque brani, che variano dai due minuti del pezzo centrale (il più corto), fino ai nove e quindici minuti dell’ultimo brano. Una liturgia che non annoia, ma guida l’ascoltatore nei meandri più ammalianti e interessanti di questo funeral death-doom proposto. L’utilizzo di vari strumenti non convenzionali come archi e ottoni arricchisce il discorso creativo messo in atto dalla band, offrendo momenti di respiro ai blocchi claustrofobici che alcuni passaggi, soprattutto nelle parti centrali delle canzoni, fanno muro e dopo, inevitabilmente, ti imprigionano con la loro inquietudine.
L’analisi del disco parte dal presupposto che la componente death, all’interno della proposta dei cinque norvegesi, sia una parte importante. Le sensazioni di rabbia e disperazione si vivono in egual misura. La triste e opprimente negatività che si respira per tutta la durata dell’album viene in parte sopita verso la fine, con un leggero sospiro di speranza che regala un attimo fugace di evasione meno deprimente rispetto a quanto vissuto fino a quel momento.
Il termine “funeral” ha la sua ragion d’essere soprattutto nel primo brano. “At The Precipice To Longinquity” ci avvolge con il suo organo e le note estese e lunghe delle chitarre ci proiettano in uno spazio ancestrale dove il death non è contemplato, o almeno, non deve ancora risaltare in maniera importante. I giochi tra le due chitarre iniziano ad andare su di giri nella successiva “An Eternity Of Complete Acquiscence”. L’ingannevole intro “tranquilla” lascia il passo ad un death più tradizionale, per poi congedarsi così come è iniziato, con una dolce e soave melodia. Un saliscendi stordente e spiazzante che esalta e mette in mostra tutta la variegata vena creativa della band.
La breve “Salvation” si interpone come intermezzo introduttivo per la seguente. Forse, onestamente, avrei evitato.
“Luminary Dissolution” è un pezzo principalmente guidato dal death. Le due cantanti si destreggiano bene anche nel growl. La parte veloce e più corposa della canzone viene esaltata dal basso e in generale dalla sezione ritmica, con degli inserimenti canonicamente più doom, che contaminano il brano rendendolo più cupo e soffocante.
E arriviamo ai quindici minuti di “Dreaming Delusion”. Tutto ciò che rappresenta i Gloombound è riversato in questa canzone. Un concentrato di bravura che accompagna i ritmi diversi, le ambientazioni musicali ricreate e tutto quello che significa mettere insieme due generi diversi creandone uno che risulta alla fine essere il suo amalgama perfetto.
Siamo scivolati in fondo a questo limbo di follia accompagnati dai suoni cosmici dei Gloombound. La sinergia tra il death e il funeral doom funziona molto bene. La pesantezza resa più acuta dalla violenza sonora improvvisa risulta per essere un bel mix. E almeno per una volta possiamo usare questa parola in senso positivo.
Un debutto da maestri, la produzione meno. Mi auguro che la prossima volta questo aspetto venga migliorato. Vista la loro bravura, sarebbe un peccato non succedesse.
Album consigliato.



