Unholy Dead Fest II – 07/03/2026 – Chiesa Sconsacrata di Pinerolo (To)


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EVENTO: UNHOLY DEAD FEST

LUOGO: CHIESA SCONSACRATA DI PINEROLO

DATA: SABATO 7 MARZO 2026

Da un po’ di tempo il sottoscritto non si godeva un’avventura fuori porta a suon di Heavy Metal e perciò, riunita una piccola ciurma torinese, mi sono rivolto in quel di Pinerolo (rigorosamente “alla bersagliera”) sabato 14 marzo per fare bisboccia in una località assolutamente particolare com’è la Chiesa sconsacrata di San Giuseppe, cornice perfetta per un evento estremo come L’Unholy Dead Fest con protagonisti nientemeno che gli sporchi e cattivi Impaled Nazarene. Ad aprire le danze ben quattro gruppi italiani dediti al Black metal in diverse forme e sfumature.

Al nostro arrivo c’è già una discreta presenza di pubblico sugli scalini del fu luogo di fede e anche dentro gli spettatori sono carichi durante l’esibizione da poco cominciata dei Kaivs. Il quartetto è probabilmente il complesso di serata un pochino più esterno ai canoni di quanto previsto per via di un’offerta più orientata al Death Metal, ma nel quale in realtà non mancano guizzi sonori attesi e riconducibili al tema portante. Ci sono svariati passaggi interessanti nei brani che un po’ dentro ed un po’ fuori ho la possibilità di ascoltare mentre cerco ristoro dalla mia inspiegabile sete di bevande bionde e apprezzo soprattutto gli stacchi che rallentano i ritmi imposti nella maggior parte del tempo dalla band con una buona capacità di concatenare sezioni integerrime ad altre più lente, quasi “atmosferiche” per certi versi. Il riscaldamento coi Kaivs dura una mezz’ora circa e lascia soddisfatta una buona fetta di astanti.

Mentre attendiamo il proseguire dei concerti, c’è modo di fare un giro tra le bancarelle delle band e i vari stand con dischi e proposte particolari oltre che di fare due chiacchiere con amici e volti noti che sin dalla capitale sabauda si sono spinti nella campagna piemontese per partecipare ad un raduno di spiriti poco raccomandabili.

Con i fiorentini Rawness Obsolete ci buttiamo all’interno di un vortice Black vecchia scuola, crudo, freddo e cattivo, ma anche affascinante grazie ad alcune deviazioni quasi folk in alcune occasioni. Il cantato in italiano rende l’ascolto intrigante nella commistione di voce sporca e pulita del cantante Hellbano, bravo intrattenitore grazie ad una buona capacità di tenere il palco con pose eloquenti e militaresche. D’altronde proprio la guerra è un tema ricorrente nei testi dei R.O. così come il culto della tradizione e di una certa visione belligerante del mondo. Sotto il palco si notano già alcune decine di appassionati che alla fine della serata avranno aiutato a far segnare un grandioso sold-out e verso la fase finale del concerto alcuni giovinastri addirittura osano pogare benché sia risaputo che non si poga con il Black! Giammai! I concerti metal vanno vissuti in rigoroso immobilismo e possibilmente anche senza avvicinarsi troppo gli uni agli altri che poi mi prendo la tosse! Ironia a parte, un plauso ai Rawness Obsolete per l’esibizione e per gli intenti.

Con gli Azrath XI la curiosità si ridesta ulteriormente. Avevo dato un ascolto veloce a quanto proposto dalla discografia della band ed ero rimasto soddisfatto, ma mai avrei immaginato di assistere ad una prova di forza tale! I due chitarristi si presentano con una sette corde ciascuno e il cantante e bassista decide di non essere da meno con il suo cinque corde. Non si fanno sconti per nessuno. Il concerto di questi blackster mi lascia basito per la capacità di coniugare espressività e tecnica all’interno del macrocosmo di questa branca del metal estremo. Le dita scivolano sui manici veloci come lame sugli altari sacrificali richiesti dai demoni e dai satanassi. Questa volta nessun pogo, non si può perder tempo come giovinastri a spintonarsi e perdersi una tale delizia per la vista e anche per l’udito giacché non si parla di un gruppo “solamente” in grado di impressionare per tecnica ma di un complesso con brani solidi ed efficaci ottimamente composti e presentati. Sono friulani e non romani, però in certe occasioni è valido rispolverare un “Me Cojio….!”

All’incirca verso le 21:30 arriviamo all’ultimo giro di boa con gli Stormcrow prima del gran finale. La band meneghina la quale ha visto un ingrandimento delle proprie schiere dopo l’ingresso della seconda voce femminile Vexa nel 2024 è tra le più storiche di questo sabato, con un carriera quasi trentennale anche se scandita da pochi dischi. Proprio due anni fa è stato edito Path To Ascension e alcuni dei brani presentati stasera si rifanno proprio a quel disco. Attitudine vecchia scuola e riff glaciali sono il marchio di fabbrica degli Stormcrow con un costante coinvolgimento del pubblico con parti veloci e tempestose accompagnate dalle due voci, anche se a dire il vero uno dei pochi intoppi riscontrati in termini di suoni stasera riguarda proprio il microfono di Vexa che non permetteva all’artista di spiccare bene. Avendo toccato il discorso non posso esimermi dal porgere i complimenti a chi sedeva in cabina di regia per aver gestito la situazione e l’ambiente al meglio (anche se ammetto di aver indossato dispositivi otoprotettori – fazzolettacci mezzi sporchi – per tutelare l’udito), impresa non facile considerando il riverbero esagerato che la struttura non più sacra sviluppava. La prestazione degli Stormcrow è buona e i pezzi convincono ma almeno stando all’impressione di chi scrive non ci sono stati particolari sobbalzi. Comunque non male per scaldarci ulteriormente (o raffreddarci?) per gli anti-eroi di serata!

Dalla gelida Finlandia ecco finalmente palesarsi davanti a noi a circa tre anni dall’ultima apparizione piemontese gli immarcescenti Impaled Nazarene! Il sold out era conclamato da alcuni giorni e voltandosi alle proprie spalle si può assistere ad una bella folla completamente racchiusa nella pregevole chiesa sconsacrata senza che ci sia nemmeno troppa calca lasciando a tutti la possibilità di respirare. Il quartetto finnico suonerà per più di un’ora presentando brani presi un po’ da tutta la vasta discografia dando ovviamente risalto a classici quali “The Horny And The Horned”, “Sadhu Satana”, “Let’s Fucking Die” e compagnia bella. La simil-serietà dei brani, quantomeno tale per la durezza estrema che emanano, viene costantemente interrotta dai dialoghi del cantante Mika Luttinen che invita tutti “To Shut The Fuck Up” quando parla lui strappando parecchie risate durante le presentazioni. Questa volta non ce n’è per nessuno: il pogo è duro ed infernale e assolutamente senza soste con tanto di spettatori e redattori lanciati sul palco e crowd-diving conseguente.

La serata si chiude puntualmente verso alle 23:30 lasciando grande soddisfazione negli accorsi che non vedono già l’ora di ritornare per la prossima infernale edizione dell’UNHOLY DEAD FEST!!

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