SLAUGHTERDAY – Dread Emperor

Titolo: Dread Emperor
Autore: Slaughterday
Nazione: Germania
Genere: Death metal
Anno: 2026
Etichetta: F.D.A. Records

Formazione:

Jens Finger – Chitarra, Basso
Bernd Reiners – Voce, Batteria


Tracce:

01. Enthroned
02. Obliteration Crusade
03. Rapture Of Rot
04. Astral Carnage
05. Subconscious Pandemonium
06. Dread Emperor
07. The Forsaken Ones
08. Necrocide
09. Dethroned
10. Golem (Protector Cover)


Voto del redattore HMW: 8/10

Visualizzazioni post:462

Per rimanere fedele al mio modus operandi di intensa e ragionata selezione sul come scegliere un titolo da recensire, andate a vedere le foto dei due componenti della band e, se avete stomaco, anche una mia. Capirete perché, quando li ho visti, mi sono immediatamente “immedesimato” in loro e ho voluto a tutti i costi accaparrarmi il loro album. Eh si, lo so, le mie motivazioni non sono mai così profonde. Ma quando sono indeciso, o non ho troppa voglia di pensare (quindi quasi sempre), mi affido a questi comodi e stupidi escamotage che, ad onor del vero, tante volte mi hanno riservato delle graditissime sorprese.

Gli Slaughterday sono un duo tedesco attivo dal 2010 e Dread Emperor è il quinto album della band. Death metal old school con pochi fronzoli, diretto e caparbio. Ma quanto mi piace. Non vogliono riscrivere le leggi del metal o della fisica quantistica, ma, semplicemente, vogliono fare metal. Del buon metal,  possibilmente death con qualche aggiunta di thrash ogni tanto cercando di farlo bene… e non sbagliano, poche storie! Se ascolti gli Autopsy o i Vader, devi obbligatoriamente ascoltare anche loro.

Ottimi mestieranti che non si piegano ai venti cangianti delle varie mode. Hanno da sempre seguito le loro semplici e poche linee guide, fatte di  ottimi riff a più non posso sopra una base ritmica robusta e martellante. Una durata massima di quaranta minuti, pezzi che variano dai quattro ai sei minuti, introduzioni al di sotto dei due e cover finali a chiudere i dischi. Un gruppo così me lo potrei anche sposare (avrebbe detto mia nonna).

Copertina semplice ed evocativa (anche se gli occhi rossi degli alberi…) con il loro bel logo quasi illeggibile e il titolo del disco in carattere gothic, o almeno una volta si chiamava così. Il tutto molto ignorante e quindi  “tutto molto bello” (Pizzul docet).

L’album inizia con “Enthroned”, un pezzo strumentale introduttivo di meno di due minuti (ovvio) che ci immerge nelle atmosfere cupe e marce dei due tedeschi di Germania. E l’esplosione sonora di “Obliteration Crusade” è un portale che ci trasporta indietro nel tempo e ci fa riassaporare il death metal degli albori. La sintonia tra Jens e Bernd è perfetta.

“Dread Emperor” ha un assolo pazzesco contorniato da riff magistrali e da un growl cavernoso così terribilmente efficace da farti sembrare di essere finito per sbaglio in una tana per orsi proprio nel momento del loro risveglio dal lungo letargo invernale.

L’aria funerea e tenebrosa di “Astral Carnage” è un bel momento di pesantezza. Un fendente alla gola che soffoca lentamente. Trascinante e coinvolgente, è il pezzo che trovo abbia i momenti più tosti e asfissianti di tutto il disco.

“Subconscious Pandemonium” è invece il più orecchiabile e con più “melodia”, ma non per questo pecca in ferocia, tutt’altro.

Con “Necrocide” e “Dethrone” ci rifilano un uno-due dritto nello stomaco. Ritmica pari ad un macigno che ti cade in testa e chitarre che si intersecano e si inseguono continuamente viaggiando a velocità siderali su un cielo nero e tuonante. Questo è death, poche storie!

E come loro consuetudine, l’ultimo pezzo è una cover. In questo caso “Golem” dei Protector. Non conoscendo l’originale, le ho ascoltate entrambi. E devo dire che gli Slaughterday hanno fatto un buon lavoro.

Ingiustamente sottovalutati, i due tedesconi sfornano un lavoro di tutto rispetto che ha il grosso pregio di suonare fresco anche se old nella concezione. Da che mi ricordi erano partiti bene a livello di visibilità con i primi due dischi. Ma poi, pian piano, sono stati inghiottiti dall’anonimato nonostante il livello sempre più che buono delle loro produzioni. Colpevolmente anch’io mi ero quasi dimenticato di loro, quindi suggerirei di cambiare o migliorare la strategia di marketing del gruppo. O da questo limbo non si schiodano e sarebbe un peccato.

Per rendere l’idea di cosa penso gli Slaughterday e del loro Dread Emperor  mi avvarrò di un paragone culinario. Se certi gruppi li paragono alla nouvelle cuisine, loro sono indubbiamente e fantasticamente pane e salame accompagnato da un micidiale quartino di vino rosso sfuso ignorante.

Non possono non piacere. Piacciono pure a me che sono astemio e vegetariano!

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.