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Dopo averli recentemente rivisti all’opera dal vivo, ho deciso di occuparmi di questo Innervoid, uscito nel 2023, al momento, tredicesimo e ultimo studio album degli Eldritch. Numeri impressionanti per un gruppo che, a mio avviso, meriterebbe molta più visibilità e apprezzamento.
Innervoid è anche il primo disco senza lo storico cantante Terence Holler, che ha lasciato la band dopo oltre 30 anni di attività. Difficile da credere per i fan della compagine toscana!
Gli occhi (ma soprattutto le orecchie!) sono quindi puntati sul nuovo Alex Jarusso, cantante praticamente sconosciuto ai più (e al sottoscritto) prima del suo ingresso negli Eldritch. Diciamo subito, senza indugi o dubbi, che la scelta di Alex si è rivelata veramente azzeccata! Non semplice sostituire un personaggio carismatico e vocalmente dotato come Holler, ma il nuovo acquisto non fa assolutamente rimpiangere il suo predecessore, grazie a una voce che spazia tranquillamente da momenti melodici a parti più aggressive e incisive, il tutto con classe e naturalezza.
Superata l’incognita del cantante, come si presenta Innervoid? Potrei farla semplice dicendo che è il “solito” ottimo album alla Eldritch… ed in effetti così è! Leggo spesso accostare il nome dei Toscani a quello illustre dei colleghi americani Symphony X, ma credo che dopo oltre trent’anni di carriera possiamo tranquillamente parlare di un suono alla Eldritch: un Prog Metal robusto, a tratti irruente, che miscela sapientemente parti melodiche a parte intricate, condite da una potenza che non ha paura di sfociare nel Thrash Metal. Lo stile degli Eldritch si mantiene comunque “classico”, benché l’apporto dell’istrionico tastierista Oleg Smirnoff introduca elementi “spaziali” vicini all’elettronica (e anche alla dance!).
Il disco non ha alcun calo di tensione e ci presenta una serie di pezzi vincenti, tutti ipotetici singoli. Benché, come da tradizione Progressive, i brani siano tutt’altro che semplici, Eugene Simone e compagni riescono a rendere le composizioni immediate e facilmente riconoscibili. Dopo la consueta intro si parte alla grande con “Handful Of Sand”: le tastiere di Smirnoff fanno da contraltare a delle parti di chitarra serrate e potenti, mentre la bella voce di Jarusso regala degli ottimi spunti melodici. La ritmica è devastante, con la coppia Lastrucci/Meloni(rispettivamente basso e batteria) in evidenza, grazie anche all’ottima produzione capace di esaltare il talento dei singoli musicisti.
Una chitarra vorticosa introduce “Born On Cold Ash”, un altro ottimo pezzo che mi ha un po’ ricordato gli Elegy (ma con qualche vitamina in più!). Il solito incedere possente che apre a un ritornello ben concepito che si amalgama con la sei-corde di Simone; il chitarrista ci regala anche un bellissimo assolo, in duetto con le tastiere del sorprendente Smirnoff. Proseguendo l’ascolto di questo lavoro, mi rendo conto di come ogni brano sia un piccolo gioiello: rimango ammaliato dal crescendo “Elegy Of Lust”, che sfocia in un ritornello a dir poco fantastico! Che dire dell’apparentemente semplice “To The End”? Un Alex Jarusso che vola alto fino al melodico ritornello. Lo stacco strumentale è da brividi, con i solisti autentici funamboli! “Black Bedlam” è un pezzo che parte in modo oscuro, che può ricordare effettivamente i Symphony X, anche se il ritornello si apre a una bella melodia che ci guida fino ad un sentito assolo di chitarra: che spettacolo!
Non poteva mancare il lento, “Wings Of Emptiness”, anche se con gli Eldritch nulla è scontato. Davvero ottima l’interpretazione di Jarusso, per questo brano sofferto ma egualmente appassionante.
Quindi, sì, Innervoid è l’ennesimo disco di livello degli Eldritch, gruppo che ha sempre mantenuto un’alta qualità delle proprie opere, diventando punto di riferimento per l’intera scena Progressive Metal. Se siete amanti delle sonorità ivi descritte, fate vostro Innervoid senza indugio alcuno!



