AEON GODS – Reborn To Light

Titolo: Reborn to Light
Autore: Aeon Gods
Nazione: Germania
Genere: Power Metal
Anno: 2026
Etichetta: Scarlet Records

Formazione:

Sol’Ra-tu – Voce
Abzu’Kean – Chitarre
En-Atum – Chitarre
Su’en-Chel – Tastiere
Iš’Taru – Batteria


Tracce:
  1. Birth of Light
  2. Flames of Ember Dawn
  3. Barque of Millions (Amduat pt. I)
  4. The Sacred Union (Amduat pt. II)
  5. Soldiers of Re (Amduat pt. III)
  6. Reborn To Light (Amduat pt. IV)
  7. Feather or Heart
  8. Rebellion (Re’s Dying Reign pt. I)
  9. Blood and Sand (Re’s Dying Reign pt. II)
  10. Farewell (Re’s Dying Reign pt. III)

Voto del redattore HMW: 7,5/10

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Ho letto forti critiche – anche cose pessime – degli Aeon Gods, e ancora una volta non ne comprendo il perché. Sono anni che i maggiori portali nazionali combattono una crociata contro il power che ormai è diventata inconsapevole – e forse per questo ancora meno arrestabile: ovunque trovo millennials che parlano male del power perché ormai lo fanno tutti, e lo fanno anche senza cognizione di causa. ‘La scena è stracolma’, ‘I dischi sono tutti uguali’, ‘Non c’è innovazione’: carissimi, lo si può dire di TUTTI i sottogeneri, talora su YouTube provo a sentire un po’ di thrash o di black dell’ultima ora e mi sembra tutto identico, assolutamente identico… naturalmente non ho la pretesa di giudicare, immagino che chi è competente della scena possa apprezzare le sfumature, le piccole peculiarità, i minimi cambiamenti: e allora scusate tanto, fate scrivere e recensire di power a chi conosce la scena, la ama, la supporta, perché vi garantisco che il 98% delle recensioni metal, di qualunque settore, potrebbero iniziare con ‘Questo disco è identico a tutti quelli che l’hanno preceduto negli ultimi 20 anni, salvo rarissime eccezioni’.

Dopo la mia solita tirata da old grumpy power metal man, veniamo al secondo disco dei tedeschi Aeon Gods: ben al di qua del cosplay metal, i nostri si dedicano a un heavy/power centrato sulle antiche mitologie mediorientali. L’esordio King Of Gods, di due anni fa, era già convincente; in Reborn To Light abbiamo brani anche più maturi e articolati. Per quanto non ci siano pezzi miracolosi, l’insieme regge e in qualche punto può esaltare.

Indovinata l’apertura con “Birth Of Light”, che è allo stesso tempo potente e melodica: i cori ‘operistici’ ci sono, ma non sono totalizzanti, il ritornello convince e la parte in crescendo emoziona. Ottimo avvio! Al di là della propria singolare posizione (è la terza in scaletta) tocca le corde giuste anche la ballad “Barque Of Millions”, che ci mette quel minimo tocco acustico che non guasta mai. “The Sacred Union” è power con qualche coro simil-gregoriano e un ritornello hammerfalliano che è un piacere per le orecchie; un vago sentore sabatoniano (per fortuna non esagerato, la voce di Sol’Ra-Tu, al secolo Alexander Hunzinger, non è marcata come quella di Joakim Broden) per “Soldiers Of Re”. “Rebellion” è forse l’unico brano che gioca davvero con le atmosfere mediorientali: l’ascoltatore di fatto è portato ad attendersele, e il risultato non è affatto malriuscito! Il brano apre la trilogia “Re’s dying Reign”, le cui ultime due parti, “Blood and Sand” e “Farewell”, costituiscono la trionfale conclusione del disco.

Con una immagine e un immaginario ben chiari e identificabili, gli Aeon Gods hanno qualche chance di affermarsi sulla scena: onestamente gli auguro una buona visibilità, magari a discapito di altre band in costume che stanno rendendo ridicolo il power metal (ma no, non vi farò un’altra tirata, ne basta una a recensione…).

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