BACKENGRILLEN – Backengrillen

Titolo: Backengrillen
Autore: Backengrillen
Nazione: Svezia
Genere: Death jazz core
Anno: 2026
Etichetta: Svart Records

Formazione:

Dennis Lyxzén – Voce

Magnus Flagge – Basso

David Sandström – Batteria

Mats Gustafsson  – Sassofono, Flauto


Tracce:

01. A Hate Inferior

02. Dör För Långsamt

03. Repeater II

04. Backengrillen

05. Socialism Or Barbarism


Voto del redattore HMW: 6/10

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Incuriosito dalla presenza di sassofono e flauto, ho deciso di ascoltare l’ultima fatica omonima dei Backengrillen. Poco attivi sui social, infatti non ho trovato nulla su facebook, instagram ecc… e nemmeno su youtube e quindi ho inserito il video di un loro recente concerto, e con il rischioso termine jazz inserito nella loro proposta, ho pensato ingenuamente che anche una mente semplice come la mia si potesse avvicinare a questo tipo di musica.

Sicuramente sarà un mio limite, ma non è che proprio mi abbiano fatto impazzire. Eh, proprio no. Questi esperimenti con strumenti a fiato a me piacciono (vedi Dawn Of A Dark Age), ma qui l’insieme non mi ha entusiasmato e convinto del tutto. Non vorrei esagerare dicendo per niente, ma poco ci manca.

Non lo so, forse la durata molto impegnativa dei pezzi. O forse per il fatto che questa musica dedita anche, soprattutto, all’improvvisazione, probabilmente rende a al meglio in sede live. Ripeto, non lo so, veramente, ma io mi sono annoiato. Riconosco il valore dei musicisti e il loro indubbio valore tecnico. Ma onestamente ho una fatto fatica mica da poco.

Formatisi dalla ceneri dei Refused (grande gruppo), questa nuova esperienza degli intrepidi musicisti svedesi è un’operazione che definirei coraggiosa. Le registrazioni, da quanto ho capito, sono sessioni uniche e dirette per mantenere lo spirito fortemente ”improvvisativo” e poco strutturato. Capirete che per uno come me, preciso, ordinato e poco dedito al disordine in generale, quando mi si presenta davanti una qualsiasi forma che non sia “fortemente inquadrata”, mi sale il fastidio e i miei tre neuroni (sempre inesorabilmente precisi e ordinati) iniziano a lavorare male.

L’inizio è buono. “A Hate Interior” con i suoi ritmi blandi mi è piaciuta. Forse un po’ lunghina, ma tutto sommato convincente.

Il brano “seguente “ Dör För Långsamt”, è caratterizzato dal flauto e dal sassofono stridente di Mats. Un pezzo assolutamente “folle” dove la parvenza di normalità si raggiunge quando entrano in gioco gli altri strumenti. Una parvenza, appunto, perché di normale comunque c’è ben poco. Ritornelli urlati e… boh, per la bellezza di dodici minuti e undici secondi. Non lo nascondo, per me è stata dura.

La sperimentazione di Backengrillen ha però dei momenti, o momento, in cui i suoni risultano orecchiabili e trascinanti. Fortunatamente il mio umore si è ravvivato con “Repeayter II”. È quasi un inno coinvolgente che per tutti e sei i minuti di durata di fa alzare dalla sedia a cantare e ripetere il suo piacevole ritornello.

Ma con “Backengrillen” sono ripiombato nell’apatia. Dieci minuti di ritmica lenta, lentissima, un flauto che bisbiglia alternato ad un flauto che trilla, o meglio strilla, e un sassofono sofferente che accompagna le onnipresenti urla del buon Dennis.

Quasi tre minuti di frastuono elettronico e poi sei minuti di altro. Ogni volta che sono arrivato a “Socialism Of Barbarism” mi sono ritrovato mentalmente come un maratoneta al trentacinquesimo chilometro. Il più duro, quello che ti obbliga a tirare fuori il leone che c’è in te, a tirare fuori tutto quello che hai dentro per arrivare al traguardo. Io non sono un maratoneta e quindi non sono riuscito a liberare questo fantomatico leone. Questa canzone non me la sono mai goduta. Mai. Troppa stanchezza addosso. Mi avrebbe aiutato dello stretching tra un brano e l’altro.

Backengrillen  è un album terribilmente complesso. L’ho ascoltato e riascoltato più volte, ma non è scoccata la scintilla. Niente da fare.

Agli amanti delle contaminazioni, sperimentazioni estreme e quant’altro è sicuramente consigliato. E va da sé che, in ogni caso, io apprezzi sempre e comunque chi cerca di osare e suonare qualcosa di diverso. Questa volta, però, non fa per me, ma un plauso se lo meritano a prescindere. La sufficienza è per la loro “incredibile audacia” (cit.).

Ora che ho finito la recensione posso chiudere i miei ascolti con i Backengrillen.

Quasi quasi metto su This Just Might Be… the Truth dei Refused. Bella lì.

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