ALEXANDRIAN METAL ASSAULT IV ED. – 09/05/2026 – L’Officina, Alessandria


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Alexandrian Metal Assault IV Ed.

UNWELCOME + ExpiatoriA + Toxic Youth + Infection Code + Extinction + The Burning Dogma + Dimitry + Tied And Bonded

L’Officina,  Alessandria

09 maggio 2026

Quarta edizione del festival alessandrino organizzato da Gabriele Oltracqua degli Infection Code e seconda presenza personale a questo bell’evento underground per appassionati di metal e dintorni.

Quest’anno mi avvalgo della compagnia di mia figlia Sofia e della sua amica Carola, vista la defezione di mia moglie che, con un sorriso beato e una sincerità disarmante, mi ha detto chiaramente che non ha nessuna voglia di ascoltare quella che lei definisce “ferraglia”. Fingendo indifferenza, ma in realtà ho molto accusato il colpo basso, sono riuscito a coinvolgere la mia bimba, quasi ventitreenne, avvezza alle sonorità pesanti e curiosa di vivere con me questa giornata. Il mio timore è che l’amica, conoscitrice di musica metal, ma non so fino a che punto e a che livello di pesantezza, possa sfrantumarsi le scatole e vivere un’esperienza atroce.

Ormai sono in ballo, per cui diamo il via alle danze e partiamo per quel di Alessandria armati di un mio smoderato entusiasmo (necessario per coinvolgere al meglio le due fanciulle) e di una macchina fotografica “moderna” per le foto e per darci un tono.

Le band in cartellone sono otto e si va dal thrash duro e puro dei Tied And Bonded a auello “infettato” dall’industrial degli Infection Code e dal death degli Extinction, per poi passare dall’hardcore/crossover dei Toxic Youth al doom/gothic degli ExpiatoriA. Non facendoci però mancare il gothic/melodic death dei The Burning Dogma  e il noise/alternative degli Unwelcome. Ciliegina sulla torta, la classe di Demetrio “Dimitry” Scopelliti e dei suoi compagni d’armi semplicemente di livello magistrale.

L’inizio è fissato per le diciotto e trenta e so già, perché lo so già, che si andrà lunghi e si sforerà, quindi tornerò tardissimo a casa e le mie membra saranno distrutte per una settimana. Ebbene sì, ormai patisco incredibilmente le ore piccole e tutto ciò che ne consegue, e questi orari giovanili mi distruggono. Fisicamente e moralmente, perché sono indice di un lento e inevitabile invecchiamento che si piazza, insieme agli anni in più, tutto sul mio groppone.

Bando alle ciance, arrivo  puntuale come un treno giapponese all’”apertura cancelli” e mi faccio un giro all’interno de “L’Officina”, la location di questa sera. Banchetti del merch e dei vinili/cd già piazzati, bancone del bar già operativo e stand dell’Inspiria Guitars già in azione. Molto bene. Ci siamo. Ah già, piccolo particolare, dodici euro con consumazione per un totale di otto gruppi. Stesso prezzo di un anno fa e due gruppi in più. Fate voi. Ora silenzio che si comincia.

Un sano e onesto thrash metal invade la sala quando i Tied And Bonded, gruppo a me sconosciuto, cominciano la loro esibizione. Il gruppo gioca in casa e… sanno giocarsela. Mezz’ora a loro disposizione e mezz’ora di thrash old school  che, a tratti, complici anche i titoli delle canzoni, mi hanno ricordato i cari e vecchi Nuclear Assault. Testi di denuncia e una buona padronanza tecnica hanno accompagnato la loro prova davanti ad un gruppo di persone non ancora numeroso, ma ben disposto verso la band e la sua rincuorante attitudine giovanile.

I suoni non sono ottimali. Ne ha risentito maggiormente la chitarra ritmica di Andrea Irione, anche voce (convincente e molto thrash), che è risultata molto impastata, al contrario di quella di Sebastian Magagnini, che ha potuto eseguire i suoi assoli accompagnato da un suono pressoché perfetto. Nota di merito alla sezione ritmica, composta da Alessandro Lala al basso e Giovanni Patruno alla batteria, solidamente rocciosi e tecnicamente preparati.

Un plauso ai quattro ragazzi deve essere fatto a prescindere, ma in questo caso è anche assolutamente meritato. Da segnalare i due brani “Fuck Off” e l’omonimo “Tied And Bonded”.

I Tied And Bonded non inventano nulla, ma quello che fanno, lo fanno bene. E non è per nulla banale né tantomeno scontato. Consiglio vivamente di ascoltare questi ragazzi, meritano.

L’ingrato compito di aprire è toccato a loro. Compito fatto e prova superata. L’assalto alessandrino è iniziato con il piede giusto.

Scaletta Tied And Bonded

01. Stay Behind, Kill Again
02. The Walter Of Fent
03. Chromed Death
04. Sound Of The War
05. Fuck Off
06. Vajont
07. Tied And Bonded

Formazione Tied And Bonded

Andrea Irione – Voce, Chitarra Ritmica
Alessandro Lala – Basso
Giovanni Patruno  – Batteria
Sebastian Magagnini – Chitarra solista

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Ora tocca a Demetrio Scopelliti, Dimitry, e alla sua chitarra. Polistrumentista che si occupa integralmente della sua produzione, oggi è accompagnato da musicisti d’eccezione e questo è il momento di rilassarci e ascoltare. Devo essere onesto, sono una persona che non ama particolarmente i brani solo strumentali. Quindi sono partito prevenuto con la paura di annoiarmi a morte.

Sarà stata la primavera o sarà stato il mio stato d’animo, ma il tempo è volato. Quindi, credo che non sia stata nessuna delle due, ma sono sicuro che sia stato, invece, solo ed esclusivamente merito  della bravura di Demetrio e del suo gruppo. Il tempo in sua compagnia è stato un bel viaggio. Poco metal? Non lo so e soprattutto “chissene”.

La poliedricità musicale di questo artista spazia in troppi campi per poterlo limitare ad uno solo.

Quello che più ho apprezzato in questo musicista è il fatto che, nonostante la sua preparazione tecnica sia indiscutibilmente di livello, riesce a mettere la sua capacità al servizio dei brani e non viceversa. Non ho assistito alle solita noiosissima spocchiosa esibizione di bravura del solito guitar hero pieno di sé, bensì ad un vero e proprio concerto composto da ottimi pezzi suonati in maniera pulita e impeccabile da una band. Certo, la chitarra è protagonista, ma non è “assoluta”. Gli altri strumenti non sono semplici gregari, ma sono parte integrante dei brani. Grande Demetrio, ti chiedo venia, ti conoscevo poco prima, ma ora approfondirò sicuramente.

Dopo i primi due brani, in cui c’erano solo lui alla chitarra accompagnato da Alessandro Cacace al basso e da Erik Nalin alla batteria, si sono aggiunti Laurent Bernadac al violino e Yohan Delasalle alla chitarra.

Che dire, sono talmente bravi che, anche in una giornata di musica estremamente pesante, “dove li metti stanno”.

Difficile catalogare Dimitry in un genere solo per quanto sentito oggi. Metal, rock, blues e quant’altro sono stati un giusto mix e volendomi riallacciare a quanto scritto all’inizio, con questi signori sul palco non si può fare altro che ascoltare. Questa è musica da gustare.

Scaletta Dimitry

01. Undercurrent
02. Singularity
03. Ennea
04. SL8 – Edit
05. Electro
06. Immortal Portrait
07. Together On A Mountain

Formazione Dimitry

Demetrio Scopelliti – Chitarra
Yohan Delasalle – Chitarra
Laurent Bernadac  – Violino
Erik Nalin – Batteria
Alessandro Cacace – Basso

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Salgono sul palco I The Burning Dogma. La band proveniente da varie parti dell’Emilia Romagna, questa sera orfana del suo cantante Salvo Messi egregiamente sostituito da Emiliano Melandri (Stygian e Triceratopo), presenta un gothic/melodic death metal che è ben rappresentato dal suo ultimo album Over And Over One After The Other, uscito quasi un anno fa. La scaletta verte interamente su questo lavoro e ho trovato la loro versione live dei pezzi più dura rispetto al disco e devo dire che la loro esibizione è risultata molto aggressiva e convincente.

Unica nota stonata è stato il suono della batteria, troppo basso. Ed è stato un peccato, perché il gran lavoro di Rolando, ascoltate l’album e capirete, è stato mortificato dalla resa sonora insufficiente.

I primi tre brani, “Deceiving Father, Misleading Lord”, “New Age Down” e “Timeless Shadows” sono i pezzi che aprono la loro ultima fatica e sono, allo stesso tempo, perfetti anche per l’apertura del loro concerto.

Come accennato, Emiliano ha offerto una prova di tutto rispetto riuscendo a interpretare nel modo giusto i pezzi, tenendo bene il palco e coinvolgendo energicamente la platea. Molto bene anche Daniele insieme a Marcello e Maurizio, rispettivamente basso, chitarra solista e ritmica, con un Maurizio che ha praticamente cantato senza microfono tutti i pezzi insieme ad Emiliano. Headbanging a volontà per tutti i musicisti e non solo.

Le ultime due sono “Forecast” e “Broken Shield”, due brani di rara intensità che sono la perfetta chiusura della loro prova.

È stata una buona mezz’ora in loro compagnia. Grintosi al punto giusto hanno caricato q.b. (cit. menù qualsiasi trattoria italiana) il pubblico, ora più numeroso, e hanno scaldato per bene l’ambiente in vista del prosieguo del festival.

Mi piacerebbe rivedere i The Burning Dogma in un live con più tempo a loro disposizione e, soprattutto, con i suoni, della batteria in particolare, migliori. A fine concerto ho approfittato per scambiare quattro chiacchiere con loro e a chiedere alcune informazioni. È stato un momento gradevole e divertente.

Promossi anche loro. Fino ad ora tutto bene. L’ Alexandrian Metal Assault sta procedendo alla grande.

Scaletta The Burning Dogma

01. Deceiving Father, Misleading Lord
02. New Age Down
03. Timeless Shadows
04. Forecast
05. Broken Shield

Formazione The Burning Dogma

Marcello Andreotti – Chitarra Solista
Maurizio Cremonini – Chitarra Ritmica
Daniele Morini – Basso
Rolando Ferro – Batteria

Ospite:

Emiliano Melandri – Voce

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È il momento degli Extinction da Torino. Il gruppo è fresco di stampa dell’album The Horned God, uscito circa un mese e mezzo fa tramite Punishment 18 Records. Il loro genere è un thrash/death molto carico ed è “caricato” a dovere dai cinque componenti in sede live. Il chitarrista Danilo Bonuso è l’unico elemento presente sia nella prima incarnazione della band nel lontano 1995 che nella seconda avvenuta nel 2014.

Quattro i dischi pubblicati fino ad oggi e, con gli ultimi due, sono sicuramente riusciti a fare quel salto di qualità che li colloca tra le realtà più interessanti del panorama estremo italiano.

Questa sera viene dedicato ampio spazio a The Horned God e, infatti, l’apertura dedicata al brano omonimo. Durante l’esibizione di questa canzone e della seguente “Jukai”, i cinque piemontesi sono stati accompagnati sul palco dalla bravissima violinista Katija Di Giulio (Eregion), presente con il suo strumento anche sul disco.

“Doors Of Perception” è il brano che apre l’album precedente “Cryogenesis”  ed è una bella botta death che esalta le capacità interpretative e vocali del frontman Howling Sstar. Con “Llorona” si ritorna al presente, ma si continua a triturare senza pietà pestando sull’acceleratore e dando precedenza al lato più death della loro musica. “Mania” fa da apripista ad “Apocalypse Mark”, dove si torna indietro fino al 2019 al loro secondo album dal titolo omonimo.

Molto bene le due chitarre di Danilo e Alessandro Villa e altrettanto bene la parte ritmica con Lorenzo Aimo alla batteria e un seminascosto dalla cassa posta a lato del palco Lorenzo Catolla al basso.

Momento migliore, “Jukai”. Aiutati dai suoni finalmente equilibrati, la performance degli Extinction ha messo in risalto le capacità tecniche del combo piemontese rendendo giustizia agli strumenti e ai musicisti.

Prova di carattere e di compattezza della band, da sempre un gruppo solido e “quadrato” che ha trovato la giusta miscela tra thrash e death. Visti più volte, anche questa sera hanno confermato la loro caratura live. Ascoltate The Horned God, lo consiglio.

E con gli Extinction abbiamo fatto poker. Serata che sta scivolando liscia come l’olio. D’altronde, siamo all’ Officina

Scaletta Extinction

01. Intro – The Horned God
02. Jukai
03. Wendigo
04. Doors Of Perception
05. Llorona
06. Mania
07. The Apocalypse Mark
08. Intro – Pan

Formazione Extinction

Howling Sstar – Voce
Danilo Bonuso – Chitarra
Alessandro Villa – Chitarra
Lorenzo Catolla – Basso
Lorenzo Aimo – Batteria

Ospite

Katija Di Giulio – Violino

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Veniamo ai padroni di casa. Gli Infection Code stanno per dare alle stampe il loro undicesimo album, De Reptilium Arcanis, in uscita il 12 giugno via Nadir Music. Reduci da quel che reputo il miglior disco della loro carriera, Culto, vedremo se riusciranno a superarlo  o a eguagliarlo  con questa loro ultima fatica che, prodotta da Tommy Talamanca (Sadist), si preannuncia già interessante e foriera di aspettative molto alte. Almeno da parte del sottoscritto.

Quando assisto ad un concerto di questi loschi ceffi quello che penso alla fine è sempre la stesa cosa: “questi non sono a posto”. Anche questa volta una prestazione maiuscola con un Gabriele sugli scudi e Andrea, al solito, fuori di tes…, cioè, volevo dire, fuori dagli schemi.

A parte “Inner Infernus”, tutti gli altri brani sono del disco che è in procinto di uscire e, per essere pezzi ancora sconosciuti, direi che la reazione del pubblico è stata molto positiva.

Il fattore live ha dato quella giusta “croccantezza” ai pezzi che sono apparsi, comunque, “particolari” rispetto alla solita produzione del gruppo alessandrino. A colpo d’orecchio, e citando le parole del mai troppo odiato presidente della mia squadra di calcio del cuore (proveniente da questa provincia), direi bene.

Gabriele è in giornata di grazie e si aggira con movimenti quasi “istrionici” e una voglia di cantare che trasuda da tutti i pori, Andrea ha l’orticaria del palco, visto che è quasi più il tempo che passa in mezzo al pubblico che quello sulla pedana (non mi è venuto in mente nessun’altro sinonimo di palco), Ricky impazza alla batteria con lo sguardo spiritato e la solita precisione chirurgica mentre Massimo, con la sua calma e flemma, dà quel tocco british  a quella mandria di rudi barbari che si ritrova come compari di musica.

Come si fa a non amarli?

Termometro dell’esibizione?  Il convinto entusiasmo a cielo aperto delle due damigelle che mi hanno accompagnato, Sofia e Carola. Il loro piaciuti un casino dice tutto. Beh, mia figlia è già “metallizzata”, ma, se riesco a metallizzare anche l’amica, merito un premio.

Gli Infection Code li ho visti dal vivo tante di quelle volte. Visti tante, troppe volte? Naaa, con loro non è mai troppo. Mai.

Chiiuderei il report con il classico stay infected (cit.).

Scaletta Infection Code

01. Pater Serpentium
02. Mater Vermium
03. False Messiah Squad
04. Inner Infernus
05. Fermi Paradox
06. World Eating Queen
07. King Among The Insects

Formazione Infection Code

Gabriele Oltracqua – Voce
Ricky Porzio – Batteria
Andrea Rasore – Basso
Massimo Accornero – Chitarra

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Parto dalla fine. I Toxic Youth hanno appena terminato la loro esibizione e se penso a quanto ho appena assistito, mi viene in mente solo una parola: devastanti. Ma d’altronde che gli vuoi dire? Dal 1990 questi quattro giovanotti vanno in giro a distruggere tutto quello che si trovano davanti e non ne hanno mai abbastanza.  Sono un’istituzione dell’hardcore e oggi hanno la stessa attitudine e grinta di trent’anni fa. Magari con qualche anno e acciacco in più, ma con la stessa voglia di divertirsi e far divertire. Su e giù dal palco, salti a destra e a manca, vocazione primitiva come si conviene e una signora musica ad accompagnare la mezzoretta in loro compagnia. Traduzione: i Toxic Youth.

Ora, dubbi sulla loro performance non ne avevo neanche uno, ma questi più invecchiano e più si “incazzuttiscono”. Hanno addosso una garra che gliela puoi pesare e dire “che faccio, lascio?”.

La carica genuinamente selvaggia di Ale, gli assalti frontali di Novo, la follia controllata di Cri e il motore impazzito di Hicky sono sinonimo di garanzia a copertura totale.  Con loro vai sul sicuro, nel senso che non c’è il minimo rischio di tranquillità. Dalla prima nota fino all’ultima ti devi scordare la parola calma e devi pensare solo a goderti lo spettacolo.

Cominciano con “Do It Again” e già si scatena il panico. Come se non bastasse, subito dopo mi piazzano “Da Crew”. E allora ditelo.

Ale continua a mischiarsi tra la folla, trascina il pubblico nel suo delirante andirivieni e sembra un ragazzino caricato a molla. “Toxic Airlines” è un’altra mazzata a cui fanno seguito “Burn Your Mind Short” e “Just for Fun”. Mai titolo fu più azzeccato.

Non c’è un attimo di sosta, giusto qualche breve pausa per riprendere velocemente fiato e poi si riparte con la stessa animalesca veemenza di prima. Oh, ma vi volete calmare? Mamma mia quanto adoro ‘sto gruppo.

“Time To Kill” e “Nothing” stanno a dimostrare che il palco del festival è a norma. Perché? Perché ha retto a tutti i salti di Novo. E non sono stati pochi.

Purtroppo il tempo è poco, hanno anche dovuto accorciare la scaletta, così arriviamo alla fine e come non chiudere con “Casciavit”. Per l’occasione chiamano sul palco Gabriele Oltracqua che canta il brano insieme a loro scatenando l’entusiasmo finale e suggellando una prova mostruosamente all’altezza della band milanese.

Signore e signori, i Toxic Youth. Giù il cappello.

Scaletta Toxic Youth

01. Do It Again
02. Da Crew
03. Toxic Airlines
04. Burn Your Mind Short
05. Just For Fun
06. Time To Kill
07. Nothing
08.Children
09. Double Ice Cream
10. Break Your Phone
11. VFF
12. Casciavit (feat. Gabriele Oltracqua – Infection Code)

Formazione Toxic Youth

Ale – Voce
Novo – Basso
Cri – Chitarra
Hicky – Batteria

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Cambio di registro e di atmosfera, si entra nel mondo fosco e misterioso degli ExpiatoriA. L’oscurità si impossessa del luogo e la raffigurazione scenica sul palco è il primo passo verso l’interessante rappresentazione sonora che la band intende offrire questa sera a noi adepti del suo culto.

Il gruppo genovese si è formato nel 1987 ed è rimasto in pausa per una quindicina d’anni dal 1996 al 2010. Fortunatamente ha ripreso e quello che vi posso dire è una certezza, dal vivo ci sanno fare. Le loro scenografie sono una parte importante del loro live, ma sicuramente è sempre la musica il fulcro del loro show. Il loro ingresso con il mantello incappucciato è un ottimo preludio a quanto poi vedremo e ascolteremo in seguito.

Il classico ondeggiamento da ascolto doom è propedeutico per “vivere” appieno l’emozione della loro arte.

Riescono a trasportarti in un’altra epoca, in un’altra dimensione. E questo riescono  a farlo sia su disco che dal vivo. Ed è questa strana sensazione di estraniamento dal mondo che me li fa piacere. Il tempo passato con loro è un momento che si concentra in quell’attimo e ti fa quasi perdere la cognizione del tempo e del luogo.

Magia, forse. Bravura, certamente.  Non troppo prolifici in quanto a quantità (“solo” un disco), ma in quanto a qualità non si discutono.

Non sono un amante del genere, ma con loro la storia è diversa. Riescono a trasmettermi delle sensazioni forti, non sono mai banali e hanno la capacità di coinvolgermi nel loro “rito”.

Anche per loro il tempo è tirato, ma sufficiente per catechizzare l’ambiente de “L’Officina”.

“7 Chairs And A Portrait” è l’inizio della loro “liturgia” che si conclude con “The Worm Man” in un crescendo di costante di enfasi e pathos.

AngeleX è perfettamente immedesimato nel ruolo e sia vocalmente che interpretativamente offre una prova maiuscola che trova i suoi picchi nei momenti più teatrali dei brani. Ottimo l’apporto alle chitarre di Roberto e Massimo, con quest’ultimo che si alterna nei cori rivelando una vocalità perfettamente integrata alla situazione. Giambattista ed Enrico sono il cuore pulsante e la loro ritmica ipnotica cadenza i diversi passaggi catapultandoci al centro della loro cerimonia.

Che dire di più, gli ExpiatoriA mi sono piaciuti. Con loro si vive sempre un’esperienza. E, anche questa volta, non sono stati da meno.

Scaletta ExpiatoriA

01. Intro
02. 7 Chairs And A Portrait
03. The Wrong Side Of Love
04. Emily
05. Sublicius
06. The Worm Man
07. Outro

Formazione ExpiatoriA

AngeleX – Voce
Giambattista Malachina – Basso
Massimo Malachina – Chitarra
Enrico Meloni – Batteria
Roberto Lucanato – Chitarra

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L’una meno venti e salgono sul palco gli Unwelcome. Il numero dei presenti è calato, d’altronde l’ora tarda non aiuta, ma il gruppo piemontese non si scompone minimamente e ci regala una bella esibizione carica di adrenalina. Con la schiena a pezzi mi appoggio al bancone del bar per assistere all’ultima fatica “ercoliana” della mia giornata.

La formazione vede Andrea alla voce, Maxim alla batteria, Livio alla chitarra e ai bassi, sì avete letto bassi, sono in due, Casci e Augusto. Il muro sonoro che riescono a creare è notevole, nonostante la stanchezza si sia impadronita della mia persona, ho assistito con grande soddisfazione al loro live.

Si inizia con “Megaplastium”, “Electric Wave Kids” e “Tsunami” per poi intonare il classico “buon compleanno” e partire a razzo con “Happy Birthday”. Maschere canine durante “The Dobermann” per Andrea e Augusto per un pezzo dalla ritmica dal sapore ipnotico.

Il loro ultimo singolo “Song4no1” viene anticipato dalle parole di Andrea, che sottolinea la disponibilità del brano su Bandcamp e non su altre piattaforme di streaming che arricchiscono esclusivamente chi gestisce la musica e non riconoscono quasi neanche le briciole a chi la musica la crea, i musicisti. Giusta decisione che appoggio completamente.

Festa grande con buona parte del pubblico salita sul palco durante l’ultimo brano, “Colors Of War”, e bandiera palestinese riposta davanti al palco stesso… e non serve che vi spieghi il perché.

Direi che noise/alternative metal non rispecchi completamente la loro proposta. Sicuramente si sentono quelle influenze, ma aggiungerei anche “crossover” per descrivere al meglio la loro musica. Parere personale, magari non condivisibile, ma che trovo abbia un suo valido fondamento (bah, sembro quasi un recensore serio).

Non conoscevo bene la band, anzi la conoscevo proprio poco, mea culpa, ora dovrò rimediare andando ad ascoltarmeli per bene. Spero di aver segnato giusto i titoli della scaletta, nel caso contrario, perdono.

Complimenti a tutti e cinque i musicisti che, nonostante l’orario e il pubblico non proprio da riempire il Wembley Stadium, hanno performato in maniera impeccabile e professionale.

Chiusura perfetta di una serata perfetta.

Scaletta Unwelcome

01. Megaplastium
02. Electric Wave Kids
03. Tsunami
04. Happy Birthday
05. Freejazzpunkblahblah
06. The Dobermann
07. Space-Core Your Life
08. Song4no1
09. Colors Of War

Formazione Unwelcome

Andrea – Voce
Maxim – Batteria
Casci – Basso
Livio – Chitarra
Augusto – Basso

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E siamo giunti al termine. Ovviamente tardissimo. Ma ne è valsa la pena. I gruppi hanno dato il massimo, il clima che si è respirato è stato positivo e si è percepito la voglia di collaborazione da parte di tutti.

Faccio notare che il numero di presenti è stato sì buono, ma non quanto si meriterebbe una manifestazione del genere. Un evento giunto alla quarta edizione e che riesce sempre a coinvolgere nomi importanti dell’underground italiano e nomi nuovi da presentare al pubblico. Per l’impegno che viene profuso da parte di tutti i coinvolti, Gabriele in primis, e poi tutta l’organizzazione, sarebbe anche ora che tutti noi ci dessimo una mossa e partecipassimo più attivamente a quanto ci viene offerto con fatica e sacrificio da quelli che mettono anima e cuore per preparare al meglio queste manifestazioni.

E poi, ripeto per l’ennesima volta, dodici euro per otto gruppi.

Va beh, fine della mia esternazione velatamente polemica. Da parte mia cercherò sempre di sostenere queste valide realtà.

Se proprio devo fare un appunto, lo faccio all’illuminazione sul palco. Le luci fisse gialle non si possono vedere, fate qualcosa.

Tornando alla serata, alla fine anche le due “arpie” che erano con me si sono fortemente divertite e si sono trovate molto bene. Meno male, senno chi se le sentiva nel viaggio di ritorno. Divertite al punto di acquistare, entrambe, la maglietta degli Infection Code, da loro definiti i vincitori morali. A vederle entusiaste e convinte al banchetto del merch è stato un momento catartico,  mi sono quasi commosso…

Si ritorna a casa. Un’ora e dieci di macchina e testa sul cuscino alle tre. Un disastro annunciato.

“Sono troppo vecchio per queste stronzate” (cit.).

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