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Formatisi nel 2002 in seguito a un improvviso momento di ispirazione “come un fulmine a ciel sereno”, i Paradise hanno costruito la propria identità attorno a quello che definiscono “volcanic rock”, una miscela incandescente di hard rock, metal classico e sfumature stoner rock. I loro primi album, Rock Anthropologists on the Kon Tiki Voyage (2002) e Hotel (2005), sono diventati dei cult nell’underground grazie a una creatività sfrenata, mondi concettuali ironici e collaborazioni con icone come Michel “Away” Langevin dei Voivod e il compianto Denis “Piggy” D’Amour.
L’album omonimo del 2020 ha segnato il ritorno della band, riaffermandola con un sound più duro e incisivo. Ora, nel 2026, i Paradise tornano ancora una volta, questa volta con una visione retrofuturistica pienamente sviluppata, ispirata all’immaginario fantascientifico degli anni ’60 e ’70.
Il nuovo singolo della band, Queen of Mars, introduce gli ascoltatori a un suono space rock cinematografico e ipnotico che amplia l’universo sonoro dei Paradise, pur rimanendo radicato nel loro DNA heavy rock.
Il brano dipinge un vivido ritratto di una figura senza tempo e vagabonda: la Regina di Marte. Questa incarna libertà, resilienza e sovranità cosmica. Muovendosi attraverso un deserto fatto di ricordi e isolamento, diventa un simbolo mitico di trasformazione e forza interiore. Musicalmente, la canzone fonde chitarre atmosferiche, ritmi ritualistici e una voce poetica e controllata, collocandosi a metà strada tra il rock cosmico degli Hawkwind, le texture desertiche e spaziali dei Dozer e la grandiosità drammatica dei Muse.
«È passato un po’ di tempo dall’ultima nostra uscita, quindi so che alcuni fan stavano aspettando. Siamo vicini al suono del nostro ultimo disco, ma ci sono delle sorprese. Ci siamo lasciati ispirare dall’immaginario fantascientifico degli anni ’60 e ’70, da suoni e atmosfere provenienti da molto lontano», afferma il chitarrista Frank Kelly.
Kelly rimane il principale autore della musica della band, lavorando a stretto contatto con il cantante R.L. Black per testi e melodie. Per questo nuovo materiale hanno inoltre coinvolto Luc Bourgeois (Sandveiss) per portare la scrittura dei brani a un livello ancora più alto.
«Ci siamo semplicemente lasciati guidare dall’ispirazione, pubblicando il primo brano che era pronto. Lo facciamo per divertimento e per mantenere viva la creatività. Speriamo che piaccia alla gente, ma sinceramente ci stiamo divertendo un mondo», aggiunge Kelly.
I Paradise hanno già tra gli 8 e i 9 nuovi brani in lavorazione, tutti plasmati dal loro approccio caratteristico: dare un titolo alle canzoni fin dalle prime fasi della scrittura per definirne il tono e guidarne l’universo lirico. Questa volta, quel mondo è immerso in futuri analogici, psichedelia cosmica e nel fascino della fantascienza di serie B, una naturale evoluzione del loro amore di lunga data per la musica pesante, da Judas Priest e Dio fino a Kyuss e Fu Manchu.
La reputazione dei Paradise dal vivo rimane intatta: energia alle stelle, intensità elevata e divertimento senza compromessi.
«Siamo una party band. Solo cinque ragazzi che si divertono un sacco. Molte band prendono tutto questo troppo sul serio; così si perde il divertimento», commenta Kelly.
Con questo ritorno, i fan possono aspettarsi un rinnovato spirito d’avventura, un’immersione ancora più profonda nell’estetica cosmica della band e un sound che continua a evolversi senza perdere quella scintilla vulcanica che li ha definiti fin dal primo giorno.
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