DARKHOLD – Centuries Of Purgatory

Titolo: Centuries Of Purgatory
Autore: Darkhold
Nazione: Italia
Genere: Thrash metal
Anno: 2026
Etichetta: Nadir Music

Formazione:

Giuseppe Celeste  –  Basso
Jacopo Casadio – Batteria
Eros Mozzi – Chitarra
Giovanni Casagrande – Chitarra
Claudio Facheris – Voce


Tracce:

01. Ghost Shadows
02. Roots Of Arrogance
03. The Slithering
04. Jangled Nerves
05. Indolence Delight
06. All Mine
07. The Hunger Cave
08. Lost In Lust
09. Fade Haze Away


Voto del redattore HMW: 7,5/10

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Centuries Of Purgatory è il secondo album per I Darkhold, band thrash metal italiana che con questa seconda fatica conferma quanto di buono fatto in precedenza con l’ottimo Tales From Hell. Prettamente di ispirazione Bay Area, il quintetto lombardo porta avanti la propria filosofia metallica di thrash classico e diretto.

Se nel precedente lavoro i temi erano più legati all’immaginario di Dante e a personaggi fiabeschi, in questo  disco ci caliamo nella realtà terrena con il “purgatorio” del vissuto quotidiano posto al centro della disamina testuale dei contenuti da loro espressi (e dopo una frase del genere chiedo come minimo un aumento al capo).

La prima cosa che salta subito all’orecchio è l’immediatezza meno diretta rispetto a prima. Ci si accorge dal primo brano che la scrittura dei pezzi è più elaborata e che, in generale, oltre la ricerca di una maggiore completezza strutturale dei brani si pone come termine ultimo un aumento di consapevolezza e maturità. Parlare di maturità verso un gruppo che è composto da elementi che hanno alle spalle un curriculum di un certo rilievo so che può apparire assurdo, però trovo che in questo Centuries Of Purgatory  abbiano cercato di “osare di più”.

Dal loro tranquillo orticello fatto di Testament e affini si sono spostati verso lidi più complessi . E il voler rischiare è sempre un qualcosa che mi stuzzica e aggrada.

La prima canzone, “Ghost Shadows”, è un chiaro esempio di questo tentativo. Con “Roots Of Arrogance” e “The Slithering”  si ritorna alle loro origini. I giri aumentano in “Jangled Nerves” e soprattutto in “Indolence Delight”, dove i cinque musicisti spingono al massimo sull’acceleratore con un pezzo,  che personalmente trovo il migliore, dai risvolti che non ti aspetti da questi valorosi diversamente giovani.

“All Mine”. Mah, non propriamente indispensabile.

“The Hunger Cave” è un pezzo più cupo. Opprimente e soffocante si discosta dall’anima classica del gruppo e ci presenta una nuova faccia della medaglia dei Darkhold. Stesso discorso con “Lost In Lust”. Qui siamo di fronte a un qualcosa di diverso, di più articolato e più lungo rispetto ai loro standard e che, unita all’ultima “Fade Haze Away”, rappresenta il giusto modo di chiudere il cerchio. E magari, dico magari, sia la continuazione nel loro prossimo lavoro. La butto lì, eh, mica sono obbligati.

La copertina, firmata da Sheila Franco, è molto bella. Un ammasso di persone che cercano di essere in “cima” a conquistare un vacuo momento di gloria e felicità, a scapito di quelli sotto,  è quanto è riuscita a trasmettermi insieme ad un senso di disperazione e futilità. Visivamente ci siamo, cover promossa.

Produzione idem, ma non poteva che essere altrimenti. Anche in questo caso la Nadir Music riesce a estrapolare il meglio dalla band con un suono che esalta sia la carica interpretativa che quella carica prettamente selvaggia del gruppo lombardo.

La voce di Claudio è più “schietta”, un’interpretazione quasi accusatoria, diretta e ruvida. Probabilmente i testi hanno richiesto queste caratteristiche, ma rimane sempre e comunque un concentrato di thrash, thrash e ancora thrash. Lo devo dire? Lo posso dire? Lo dico. Claudio è la voce del thrash italiano. Ecco, l’ho detto!

Le chitarre di Eros e Giovanni  si “intrecciano” a meraviglia e si alternano altrettanto bene  creando momenti di pura tensione alternati a momenti più leggeri ed elaborati.

Di impatto e rocciosamente calibrato il lavoro di Giuseppe al basso e Jacopo alla batteria. L’incedere ritmico del dinamico duo è la struttura portante che costituisce le solida fondamenta del Darkhold sound.

Bene, siamo alla fine. Un buon disco che, come anticipato nella prima parte della recensione, vuole evolversi dal precedente. Alla fine, parzialmente, ci riesce. Perché se è vero che i pezzi sono più studiati, è anche vero che il “pronti e via” di Tales From Hell era un fattore importante del loro essere. E a me quella primordiale ferocia “veterana”  piaceva da matti.

Ritengo entrambi gli album due dischi da consigliare, ma il primo si merita ancora quel mezzo voto in più.

Comunque, a scanso di equivoci, i Darkhold sono un gruppo thrash metal con la T maiuscola. Dal vivo sono una certezza di qualità e brutalità e su disco, ad oggi, sono riusciti a fare una gran bella doppietta.

Che dire, sono loro i padroni musicali della Lumbard Area!

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