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Tornano i mitici Crimson Glory, autori, negli anni ’80, dei due capolavori Crimson Glory e Transcendence!
Dopo l’interlocutorio Strange And Beautiful (1991) e il discreto Astronomica (1999), ci vogliono ben ventisette anni per dare alla luce questo nuovo Chasing The Hydra. La formazione è quella originale, fatta eccezione per Midnight (storico cantante, scomparso nel 2009) e per il chitarrista solista Jon Drenning (ritiratosi dalle scene). Al loro posto troviamo Travis Wills (voce) e Mark Borgmeyer (chitarra).
Per forza di cose, i paragoni con l’ingombrante passato si sprecano… Midnight è un personaggio troppo carismatico per essere sostituito… Preso atto del fatto che non possa essere resuscitato, com’è la prestazione del nuovo Travis Wills? Lo stile si rifà sicuramente a quello del compianto cantante, senza esserne, però, un clone. Se lasciamo da parte l’effetto nostalgia, possiamo riconoscere che Wills è autore di prova assolutamente convincente, con una vocalità piuttosto versatile, in grado di raggiungere le note alte ma anche di interpretare il pezzo, con toni di grevi e aggressivi, nonché con parti più evocative. Non di secondaria importanza l’avvicendamento alla 6-corde. Il nuovo ingresso si rivela un ottimo chitarrista, e prende parte, in maniera minore, alla composizione (Drenning, invece, è accreditato tra i maggiori autori nell’epoca d’oro dei Crimson).
Risolti i dubbi sulla formazione, veniamo al disco. Preciso subito che la magia dei primi due strabilianti lavori rimane irraggiungibile! Però… però se prendiamo Chasing The Hydra, senza per forza dover fare a tutti i costi dei paragoni con la Storia, ci troviamo tra le mani un buon album. Lo stile è indubbiamente associabile a quello dei primi lavori, il gruppo americano pare voglia giocare sul sicuro ma ricordiamo che già all’epoca i Crimson Glory venivano definiti come “Progressive Metal”, un genere che si è molto evoluto nel tempo. Di fatto, le loro canzoni sono sempre state più o meno “canoniche” nella struttura ma con soluzioni armoniche e ritmiche atte a distinguerli dal classico (power) metal americano. Anche in questo nuovo disco si parte con dei pezzi diretti e tipicamente metal, come la stessa “Chasing The Hydra”, con un intro che ti riporta automaticamente negli anni ’80, grazie a una ritmica sostenuta e ai fraseggi di chitarra “alla Crimson Glory”, mai banali, mai scontati. La voce di Travis Wills è dapprima aggressiva e poi si apre maggiormente nel ponte, ritornando imperiosa nel ritornello, con, in sottofondo, le chitarre a dettare legge.
Non mancano i classici momenti più intimistici e malinconici tipici delle compagine a stelle e strisce; ne è un esempio “Broken Together” che parte in maniera soffusa, quasi sussurrata, con chitarre acustiche e una voce evocativa. Dopo l’introduzione, le chitarre prendono nuovamente il sopravvento con le loro armonie metalliche e progressive, mentre il pezzo diventa imperioso, supportato dall’ottima prova vocale di Travis Wills. Grande lavoro anche della sezione ritmica che non perde un grammo di smalto, anche se paragonata ai tempi d’oro.
Non di meno, viene ripreso il suono “spaziale” che accompagna le composizioni più misteriose come “Indelible Ashes”, dall’incipit acustico e intrigante che lascia subito spazio a una ritmica pulsante, con le chitarre che disegnano trame quasi mediorientali. Il ritornello si apre alla melodia pur mantenendo le atmosfere ivi descritte. Allo stesso modo, il solo di chitarra si adatta efficacemente all’umore del pezzo.
“Triskaideka”, presentato in anteprima lo scorso anno, è un pezzo intricato, caratterizzato da cambi di atmosfera che paiono incastrarsi l’un col l’altro, durante l’ascolto. Anche il cantato è multiforme, partendo da tonalità basse andando poi a spaziare su più registri. Un brano particolare, ottima chiusura dell’album.
Chasing The Hydra è quindi un disco con tutti i crismi dei Crimson Glory, che sancisce un ritorno più che gradito di questo iconico gruppo. Non è esente da piccole sbavature (ma veramente trascurabili) e sicuramente non è il disco perfetto; mancano quei ritornelli epici e gloriosi presenti, copiosi, nei grandi classici del passato. Tuttavia Chasing The Hydra si lascia piacevolmente ascoltare e merita l’attenzione dei vecchi estimatori dei Crimson Glory, nonché degli amanti del metal più raffinato e magniloquente. Il quintetto americano ce l’ha messa tutta, e si sente: date ancora una possibilità a questi “ragazzi”, che tanto ci hanno fatto sognare in passato! Secondo me ne vale la pena.



