KAPTURA FESTIVAL 2026 Giorno 1 – 24 luglio 2026 – Campo sportivo, Piea (At)


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Kaptura Festival 2026 – Giorno 1

OBSCURA + Sadist + Ponte Del Diavolo + Infection Code + Black Ancestry

Campo Sportivo, Piea (At)

24 luglio 2026

Ma che bello!!!

Siamo a Piea, in provincial di Asti, per il Kaptura Festival, una manifestazione immersa nel verde e grondante metal. È la terza volta che partecipo e, con questa edizione, si nota immediatamente il salto di qualità effettuato. La proposta è raddoppiata, da una a due giornate (per quanto concerne la musica metallica) e oltre agli stand rifocillanti è anche aumentata la proposta di “contorno”, ovvero gli espositori di dischi, cd, magliette, manufatti artigianali, insomma tutti quegli articoli che fanno sempre da corollario ai raduni festivalieri di noi appassionati metallari.

Ci sono festival italiani di livello in Italia? Sì, e il Kaptura Festival entra di diritto tra questi. Prezzo del biglietto di 35 euro per le due giornate, con camping e parcheggio gratuito, costi di cibo e bevande onestissimi e con un’ampia selezione di vini. Oh, d’altronde siamo nel Monferrato.

Ah già, quasi dimenticavo, un totale di tredici gruppi per soddifare dai gusti più estremi, con Obscura e Sadist, a quelli più classici ed epici, con Rhapsody Of Fire e Eldritch.

Al mio arrivo la location e il colpo d’occhio generale è appagato dalla splendida cornice in cui ci troviamo. Solito giretto tra le “bancarelle”, i saluti di rito agli amici presenti e poi via, sotto al palco per immortalare le gesta delle varie band che quest’oggi ci delizieranno con le loro esibizioni.

Si comincia alle diciotto, ed essendo un venerdì lavorativo, la gente è ancora poca. Confido che con il prosieguo, il numero possa aumentare. E così sarà.

La mia curiosità è per gli Obscura. Non li ho mai visti e su disco li ho sempre trovati interessanti. E se la curiosità è indirizzata al gruppo tedesco, la passione, l’impazienza e la trepidante attesa è rivolta ai Sadist. Orgoglio italiano, ho una voglia matta di rivederli in azione.

E poi ci sono i Ponte Del Diavolo, gli Infection Code e i Black Ancestry da ascoltare e vivere prima di loro. Piatto ricco, mi ci ficco. Molto bene.

L’acquolina in bocca è tanta e quindi mi sistemo comodo per fotografare (forse questa volta sono migliorato e sono riuscito a fare delle foto addirittura mediocri) e attendo emozionato l’inizio della nuova edizione del Kaptura Festival.

A rompere il ghiaccio spetta ai Black Ancestry con il loro black/thrash metal. Saliti sul palco ho avuto un dubbio. O io sono tornato indietro nel tempo o sono questi ragazzi che sono tornati indietro negli anni ottanta e hanno saccheggiato l’armadio dei Possessed. Che dire, borchiazze e catenazze!!!

Piaciuti da subito, musicalmente brutali e visivamente una bomba, il palco lo tengono benissimo e nella loro mezz’ora a disposizione hanno elargito feroce violenza a piè sospinto. E questo piè ha spinto veramente parecchio.

La scaletta è stata quasi interamente presa dal loro ultimo disco, Possessed In Chains, che provvederò immediatamente ad ascoltare.

Tecnicamente preparati, hanno avuto la capacità di coinvolgere il non ancora numeroso pubblico (ore diciotto di un venerdì lavorativo) e di mostrare le loro indubbie capacità live in un contesto non propriamente idoneo alla loro proposta, con ancora la luce del sole, il caldo ecc… mancavano solo la piscina e le infradito. Diciamo che un bel club al chiuso con le luci, o non luci, adatte è sicuramente più appropriato ad una loro performance. Ma tant’è, l’ingrato compito del gruppo di apertura ha queste spiacevoli controindicazioni. Dovrò rivederli in altra location e mi riprometto di farlo. Giurin giurello e croce rovesciata sul cuore. Per il chitarrista Stefano: magari risuonate a Torino, che dici?

Non conoscendo i loro brani, segnalo due pezzi che mi sono rimasti particolarmente impressi: “Evil… In March With Satan” e la title-track del loro album. Veramente niente male e resa sonora dal vivo di spessore. Molto interpretativo Hell Child alla voce e molto “dinamica” la ritmica, con Goatfucker e Demon sugli scudi. Le due chitarre, Reaper e Hell Fabio, si sono abilmente alternati creando un interessante e malefica armonia che ha “invernizzato” per un po’ il clima estivo di questo periodo. I Black Ancestry vengono promossi senza dubbio alcuno.

Non mi rimane che approfondire la loro discografia, meritano.

Scaletta Black Ancestry
00. Intro (Army Of Darkness Prologue)
01. Black Angels
02. Satanic Nightmare
03. Evil… In March With Satan
04. Possessed In Chains
06. Master Of The Earth
07. Rise Again
08. Black Ancestry

Formazione Black Ancestry
Hell Child – Voce
Goatfucker – Basso
Demon – Batteria
Reaper – Chitarra
Hell Fabio – Chitarra

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Toh, chi rivede, gli Infection Code. Due mesi fa li ho incontrati sul palco dell’Alexandrian Metal Assault (un bel festival underground) e oggi me li ritrovo su quello del Kaptura. E va bene così, d’altronde la loro musica ben si addice alla giornata odierna.

Stanno promuovendo il loro ultimo album, De Reptilium Arcanis, ( a proposito, gran bel lavoro) e in questo caldo pomeriggio ci presentano una setlist che inevitabilmente verte quasi interamente su di esso.

Considero il gruppo alessandrino una delle migliori band italiche dedite all’industrial e al metal estremo.

Le loro prestazioni live, poi, non sono mai banali e offrono uno spaccato reale del loro modo di essere e di intendere la musica. Oltre ad offrire il giusto e particolare coinvolgimento tra musicisti e pubblico.

Andrea non ce la fa a rimanere sul palco per un concerto intero e deve obbligatoriamente scendere in mezzo alla gente. Gabriele si dimena e “danza” (parolone) urlando i suoi pensieri con la solita inquietante e convincente partecipazione. Ricky è più metronomo di un metronomo  e picchia forsennatamente come fosse il suo ultimo concerto e infine Massimo, nella sua pacatezza, macina riff su riff, assoli su assoli, con una proverbiale calma olimpica. Divertono e si divertono, cosa non da poco.

Non sto ad elencare i brani, ma segnalo “Pater Serpentium”. Non so perché, ma è quella che mi ha colpito da subito, dal primo ascolto. Pezzo tostissimo.

Aiutati da dei suoni pressoché perfetti e da una passione indomabile, come al solito ci regalato una gran bella prova entusiasmando i presenti con una bella e “vissuta” prova. Riescono sempre a creare la giusta connessione con la gente, e anche questa è una cosa non da poco.

Se vi capita, andate a vedere gli Infection Code. E vedete di far capitare di ascoltare il disco. Se vi può aiutare andate a leggervi la recensione su queste pagine (sì, sì, lo so, l’ho scritta io).

Scaletta Infection Code
01. Pater Serpentium
02. Mater Vermium
03. False Messiah Squad
04. Fermi Paradox –The Nameless Mist
05. World Eating Queen
06. Inner Infernus
07. King Among The Insects
08. Veleno

Formazione Infection Code
Gabriele Oltracqua – Voce
Ricky Porzio – Batteria
Andrea Rasore – Basso
Massimo Accornero – Chitarra

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Con i Ponte Del Diavolo si va sul sicuro, i soldi sono in cassaforte. Sai quanto ti possono dare e loro te lo danno. Con gli interessi e qualche gradita sorpresa.

L’orario e la luce diurna non sono lo scenario ideale e non si presta a creare quell’ambientazione mistica e misteriosa cha la loro musica necessita, ma questo non impedisce al quintetto piemontese di fare bella mostra di sé e di portare a casa e in scioltezza il risultato.

Orfani di Alessio al basso, ottimamente sostituito da Salvo, il gruppo inizia a intarsiare la sua tela con “Spirit, Blood, Poison, Ferment!”e le note riecheggianti nella verde natura astigiana conquistano da subito le orecchie e, soprattutto, le menti degli accoliti presenti. L’aurea che la band riesce a trasmettere con la sua musica è altamente contaminante e non ci si può sottrarre al suo richiamo.

Il lavoro costante di Kratom al basso e di Segale Cornuta alla batteria è un pugno allo stomaco che fa da contraltare alle melodie armoniche e ipnotiche della chitarra di Nerium. Il tutto accompagnato dalla narrazione ammaliante di Erba Del Diavolo, una frontwoman che catalizza l’attenzione di tutti, ma proprio tutti, con la sua innata capacità interpretativa.

“Every Tongue Has Its Thorns” e “Lunga Vita Alla Necrosi” creano le giuste suggestioni per far viaggiare con la mente un pubblico ormai in piena balìa degli eventi e totalmente soggiogato al volere della band.

Non si può rimanere indifferenti. Non si può.

E loro sanno benissimo come continuare a tenere unito questo legame mentale con i loro adepti. E lo fanno con “Il Veleno Della Natura”, un altro piccolo intarsio musicale che tiene accesa la fiamma con il fuoco dei cinque abili musicisti.

Il tempo purtroppo è troppo poco. Siamo già alla fine del percorso. Ma c’è ancora tempo di spiccare un ultimo piccolo volo con una cover dei Bauhaus e con “Covenant” prima di salutarli e lasciarli andare. A presto.

E niente, se chiami i Ponte Del Diavolo ad un festival è perché ti piace vincere facile. Ottima mossa Trevor.

Scaletta Ponte Del Diavolo
01. Spirit, Blood, Poison, Ferment!
02. Every Tongue Has Its Thorns
03. Lunga Vita Alla Necrosi
04. Zero/Nocturnal Veil
05. Il Veleno Della Natura
06. In The Flat Field (Bauhaus cover)
07. Covenant

Formazione Ponte Del Diavolo
Erba Del Diavolo – Voce
Kratom – Basso
Segale Cornuta – Batteria
Nerium – Chitarra
Salvo Aricò – Basso

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L’attesa è finite. Eccoli lì, schierati sul palco e pronti alla devastazione. I Sadist sono tra noi e non vogliono fare prigionieri. Solitamente due righe di presentazione le scrivo sempre per introdurre una band, ma credo proprio che ora non ce ne sia bisogno. Loro sono i Sadist, punto.

Trevor e Tommy sono un’istituzione della scena italiana metal e non solo. Coadiuvati da due musicisti d’eccellenza, Davide Piccolo al basso e Giorgio Piva alla batteria, il gruppo ligure inizia il proprio rito distruttivo con “Escogido” e “India”. Da subito si capisce che anche oggi, e come tutte le altre volte a cui ho assistito ad un loro live, sono in perfetta forma e sono completamente sul pezzo.

Il quartetto, o meglio quintetto, vista la presenza di Matteo Leoncini alle tastiere, conga e varie ed eventuali, non si risparmia un attimo. “From Bellatrix To Betelgeuse” e “Den Siste Kamp” continuano il discorso intrapreso in precedenza e che si può riassumere in “pesta, pesta più duro e non perdere tempo”. Grandissimi.

“Tribe” e… vi lascio immaginare. Pelle d’oca. ‘Sti due vecchiacci insieme agli altri tre giovinastri riescono sempre ad emozionarmi. E pure a caricarmi a molla. E beh, come stare fermi dinnanzi a cotanta bella e sana violenza sonora?

E allora sotto con “Spiral Of Winter Ghosts”, “The Ninth Wave” e “The Reign Of Asmat”. Le capacità tecniche dei vari elementi non si discutono e vengono esaltate pezzo dopo pezzo. Non sono un bassista, non sono niente, non suono uno strumento, non suono neanche il citofono, busso, ma Davide, a mia modestissima opinione, mi sembra un fenomeno. Detto da me non conterà nulla, ma ci tenevo comunque a dirlo lo stesso.

Ora, non mi ricordo il momento preciso, ma ad un certo punto Trevor, al grido di “non bisogna per forza essere belli”, si è tolto la maglietta e ha dato bella mostra dei suoi tatuaggi. In piena attitudine underground da cantina ottantiana sporca e cattiva, la prestazione si è conclusa con “Something To Pierce” e “Sometimes They Come Back”. E che te lo dico a fare!

Prova sublime. Questi sono i Sadist. Semplice.

La storia del metal in Italia. Hanno scritto pagine importanti, ne stanno scrivendo ancora e continueranno a scriverne altre. Grazie ragazzi.

Scaletta Sadist
01. Escogido
02. India
03. From Bellatrix To Betelgeuse
04. Den Siste Kamp
05. Tribe
06. Spiral Of Winter Ghosts
07. The Ninth Wave
08. The Reign Of Asmat
09. Accabadora
10. Something To Pierce
11. Sometimes They Come Back

Formazione Sadist
Trevor Nadir – Voce
Tommy Talamanca – Chitarra, Tastiera
Davide Piccolo – Basso
Giorgio Piva – Batteria
Matteo Leoncini – Tastiera, Conga

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Adesso è il momento della curiosità con gli Obscura. E già, non ho mai assistito ad un live della band bavarese. Ascoltati e apprezzati molte volte su disco, ma mai visti dal vivo. C’è da dire che se già avessi goduto di un loro concerto, ora gli elementi sul palco sarebbero comunque diversi. Questo gruppo cambia formazione spesso e non so se anche volentieri. Ma, tutto sommato, il livello rimane sempre abbastanza alto e costante.

Il programma dice hanno un’ora e un quarto a loro disposizione. Bene, il minutaggio è più che sufficiente per valutare la loro esibizione.

Progressive/technical death metal è la loro proposta, e devo dire che questa sera la propongono pure bene.

Leggermente penalizzati dai suoni, se la cavano in maniera ottimale e professionale offrendo una prova carica di energia e “voglia”. L’impressione che ho avuto è che si siano veramente divertiti. Le facce sorridenti, il sudore versato e l’entusiasmo dei musicisti a fine concerto hanno confermato quanto sopra. E che altro dire, bravi i miei tedeschi di Germania!

Si parte subito forte con “Forsaken”, “Silver Linings” e “Evenfall” e, se il buongiorno si vede dal mattino, allora buongiorno.

Ottimo inizio, platea scaldata a dovere e inneggiamenti al nome della band fin da subito. Il quartetto ringrazia e riparte immediatamente in sesta (la quarta e la quinta mi sembravano poco) con “Emergent Evolution”, “In Solitude” e “The Prolonging”. Okay, abbiamo capito, anche voi volete pestare duro. Tranquilli, ci state riuscendo.

Steffen è bello carico, Robin arpeggia con il suo basso che è una meraviglia, Clement picchia duro e ancora più duro, ma la sorpresa è Kevin. Un indemoniato che salta, gira, corre… insomma, non sta fermo un attimo. A lui il premio “chilometri percorsi”.

Come accennato poco sopra, i suoni non sono stati perfetti. La voce in un paio di brani è stata molto bassa e le chitarre, ogni tanto, diciamo che andavano e venivano. Questo non ha danneggiato più di tanto la loro prova, però, tanto per dirla alla Catalano: “è meglio un live con i suoni perfetti che un live con i suoni non perfetti”. E dopo questa filosofia spicciola, direi di tornare al concerto.

“Akroasis”, “The Sun Eater” e “Beyond The Seventh Sun” sono stati il fulcro della parte centrale. Ben eseguite e altrettanto ben accompagnate dal pubblico che ha visibilmente gradito quanto offerto.

La parte conclusiva, a gran richiesta, è stata affidata a “Septuagint” e “Incarnated”. Degna chiusura per una degnissima prestazione.

Ora posso dire di aver visto gli Obscura e mettere la spunta vicino al loro nome.

Tornerei a rivederli? Sicuramente!

Scaletta Obscura
01. Forsaken
02. Silver Linings
03. Evenfall
04. Emergent Evolution
05. In Solitude
06. The Prolonging
07. Akroasis
08. The Sun Eater
09. Beyond The Seventh Sun
10. The Anticosmic Overload
11. A Sonication
12. Septuagint
13. Incarnated

Formazione Obscura
Steffen Kummerer – Chitarra, Voce
Kevin Olasz – Chitarra
Robin Zielhorst – Basso
Clement Denys – Batteria

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Terminata la prima giornata. A occhio e croce mi sembra che tutto sia filato liscio. Si è respirato metal all’interno di una location straordinaria e di un’organizzazione all’altezza. Trevor Nadir è l’artefice di questa iniziativa, di questo piccolo miracolo, ed è un vero piacere affermare che la proposta musicale unita a tutto il contorno logistico e di sostegno sia stato quanto di meglio si potesse offrire. Ad un prezzo, poi, più che ragionevole.

Per quanto riguarda l’organizzazione non si può non citare il contributo del Comune di Piea, della Pro Loco e della Fondazione M.O.S. (Monferrato On Stage), parte attiva della manifestazione.

E mi ha fatto enormemente piacere conoscere e scambiare quattro chiacchiere con Cristiano Massaia (in foto con il sottoscritto nella galleria fotografica), presidente della Fondazione, che mi ha reso partecipe di quanto realizzato in termini organizzativi, del lavoro dei volontari, di quanto fatto e di quanto ancora si farà per portare questo festival ad un continuo e costante miglioramento. La competenza e la passione che ho sentito nelle sue parole mi fanno ben sperare.

Il Kaptura Festival è nelle mani di Trevor e Cristiano. Io sono tranquillo.

Ritorno a casa, stanco ma soddisfatto. Mi aspetta la seconda giornata.

Ma che bello!!!

Qui sotto potete trovare il comunicato stampa della manifestazione che spiega al meglio la filosofia del festival:

Monferrato On Stage si conferma un evento piemontese unico nel suo genere, in cui le sonorità sono il fil rouge che unisce cultura locale, tradizioni, enogastronomia e sostenibilità a 360°. Tutto questo grazie all’impegno della Fondazione MOS ETS che, con il partner CPD Consulta per le Persone in Difficoltà OD ETS, è al fianco di chi lavora per l’affermazione dei principi alla base della sostenibilità etica, ovvero l’equità, la giustizia sociale, la tutela dei diritti umani e il coinvolgimento delle comunità locali.

Monferrato On Stage nasce nel 2016 dall’idea del Presidente di Fondazione MOS ETS Cristiano Massaia, con l’intento di creare un festival frutto della collaborazione tra le diverse realtà attive del Monferrato. Questo progetto portato avanti negli anni grazie all’instancabile lavoro dei volontari (ora soci di Fondazione MOS ETS), insieme alle amministrazioni locali e alle rispettive Pro loco, ha assunto una dimensione tale da richiedere la nascita, nel 2020, di “Fondazione MOS”, un’entità giuridica senza fini di lucro che persegue l’obiettivo di incentivare e diffondere un senso di forte appartenenza delle realtà presenti nel territorio del Monferrato attraverso la costruzione di un tessuto sociale fortemente identitario.

La rassegna negli anni è divenuta, grazie al sostegno degli enti locali, istituzionali e della Regione Piemonte, un marchio musicale riconoscibile e ben affermato nel panorama culturale del Piemonte, anche grazie alla direzione artistica musicale di Ettore Caretta.

Monferrato On Stage non è solo un festival musicale ma un esempio di sinergia territoriale in grado di coinvolgere ambienti diversi tra loro, legati da un filo conduttore da ricercare nella bellezza dei luoghi, nella qualità e nel prestigio dell’enogastronomia e della cultura musicale”.

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