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Tempo fa mi era passata sotto le mani una copertina interessante: una figura femminile immersa nell’acqua, forse in un luogo chiuso, la testa liquefatta appena sotto la superficie. Un’espansione di liquido celebrale misto a sangue che trascolora nel nero. Capita, poi, che nel corso dei mesi fai altro, recensisci band internazionali etc., e quindi molte piccole produzioni rimangono indietro, ma il proposito di ascoltare questo EP rimane, così eccoci qua. Le dolci (ed afose) serate estive servono anche per questo: recuperare con calma ciò che è rimasto indietro.
È così che arriva al mio orecchio l’album Portrait Of Our Descent, pubblicato a febbraio dal gruppo alternative groove metal italiano Adeline Gray. Questo disco auto-prodotto traccia una discesa oscura nell’abisso umano, seguita da una faticosa risalita; unisce testi malinconici a groove pesanti, voci mega distorte ad una batteria super fat. Il messaggio centrale dell’album è una promessa di speranza, resilienza e rinascita, distribuito su cinque pezzi per venticinque minuti complessivi.
La band di Pesaro attacca con un bel pugno in faccia grazie all’incisività di “Beyond The Room”, espressione muscolare di un potente ed orecchiabile riff ben accompagnato da tutti gli strumenti; prosegue passando da un cunicolo costituito da un interessante arpeggio composto da bei delay ed effetti ambient, per poi ricominciare il combattimento in campo aperto: questa è “Cold Void” (il mio brano preferito). Stessa trama per “Falling Leaves”, ma con più melanconia e dinamica. “Mind” e “Smoldering Dephts” concludono l’EP ribadendo i concetti già espressi.
In generale, il debutto di Adeline Gray è un buon diversivo per tutti coloro che amano le sonorità pesanti alternate a momenti di più profonda calma. Pantera, Norma Jean ma anche tanto Nu Metal, con un convergenza sui grandiosi Poison The Well: queste sono le influenze che sento più di tutte. Voi che ne pensate? Buon ascolto!



