UADA – Interwoven

Titolo: Interwoven
Autore: UADA
Nazione: Stati Uniti d'America
Genere: Acustico, folk
Anno: 2026
Etichetta: Eisenwald

Formazione:

Jake Superchi – Voce, Chitarra ritmica
Nate Verschoor – Basso
Rob Shaffer – Chitarra solista


Tracce:

01. Djinn
02. Devoid Of Light
03. The Dark Winter
04. The Purging Fire
05. Der Brandtaucher (ROME cover)
06. Something In The Way (NIRVANA cover)


Voto del redattore HMW: 9/10

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Uno stimolo interessante e inaspettato, quello che ha portato il gruppo black metal UADA a creare Interwoven.

Formati a Portland, in Oregon, nell’ottobre del 2014 dalle ceneri del progetto di Superchi, Ceremonial Castings, il gruppo statunitense si é affermato rapidamente sulla scena black metal mondiale.

Il gruppo si è da sempre contraddistinto per i caratteristici cappucci neri in stile medievale che nascondono costantemente il volto dei membri, sia durante i concerti che durante le interviste.

La scelta del nome “UADA” intende trasmettere un senso di inquietudine all’ascoltatore, infatti il significato in latino corrisponde a “infestato”, o “tormentato da spiriti” in italiano.

Nel 2016 gli UADA firmano un contratto con l’etichetta tedesca Eisenwald e debuttano poco tempo dopo con il primo album, senza passare attraverso alcun EP, Devoid Of Light. Tale lavoro propone un energico black metal che in varie parti ricorda pezzi dei Dissection o dei Mgła, e gli UADA scelgono curiosamente di utilizzare solamente cinque tracce per comporlo.

Nel 2016, il gruppo viene coinvolto nelle proteste degli antifa durante il festival black metal “Messe des morts” di Montreal, che è stato annullato a causa delle forti rivolte. A causa di un altro gruppo, notoriamente controverso, che avrebbe dovuto esibirsi al festival, gli Uada sono costretti ad abbandonare la sala concerti. Niente di strano per un gruppo che ha scelto di appartenere al mondo del black metal.

Gli Uada non si lasciano infatti scoraggiare e nel 2017 vengono addirittura premiati con medaglie e altri regali dal segretario del presidente del Messico, grande ammiratore del gruppo.

Il lavoro successivo del 2018, Cult Of A Dying Sun, riscuote buon successo e aiuta il gruppo ad espandersi ulteriormente sulla scena.

Nel 2020 gli Uada pubblicano Djin, altro album di poche tracce, mescolando il loro affermato black metal melodico con influenze progressive.

Ammorbidendo i riff di chitarra e abbracciando sonorità più melodiche, il gruppo dell’Oregon pubblica a settembre del 2023 Crepuscule Natura, che se da un lato scatena maggiori critiche da parte dei fan, dall’altro contribuisce ulteriormente alla loro popolarità nell’ambito del melodic black metal.


Interwoven del 2026 si rivela un esperimento decisamente particolare da parte del gruppo, in quanto rivisita i capitoli dell’intera discografia, scegliendo un brano da ogni lavoro e proponendolo in versione acustica.

Con l’intento di avvicinarsi al folk pagano atavico, gli Uada hanno deciso di uscire dalla loro zona di comfort e di intraprendere un percorso incerto sotto nuove vesti. L’idea di creare un album acustico è nata già al momento della formazione del gruppo, nel 2014, come rivela Superchi, ma all’epoca era ancora troppo presto per dare vita a questa fantasia.

Dopo aver pubblicato vari album che non vanno oltre i confini del black metal melodico classico in stile Dissection, il gruppo riesce a stupire il pubblico mostrando un volto nuovo e a immergere l’ascoltatore in un regno inesplorato, ma allo stesso tempo familiare.

Con l’aggiunta di voci pulite, archi, tamburi e altri strumenti tradizionali, Interwoven si presenta come una sfida alla critica musicale, avanzando a ritmi ancestrali e primitivi.

Ogni brano dell’album (“Djinn”, “Devoid Of Light”, “The Dark Winter” e “The Purging Fire”) è una rivisitazione che svela la ricca stratificazione di melodie già note, rivelando nuovi risvolti acustici e sfaccettature esoteriche.

La scelta delle due cover,”Der Brandtaucher” dei ROME e, soprattutto, l’insospettata “Something In The Way” dei Nirvana, mostra la versatilità e la fame di sperimentazione del gruppo dell’Oregon.

Il primo brano conferisce una nota gotica alla versione originale grazie ai sussurri e alla profonda voce di Superchi, mentre i violini che compaiono nella seconda metà del brano aggiungono un tocco romantico e malinconico.

Infine, la versione Uadiana di “Something In The Way”, trasforma il noto pezzo del gruppo di Kurt Cobain in un viaggio esoterico dalle atmosfere tolkieniane.

Gli UADA continuano a sbalordire fan e critici, mostrandosi vulnerabili ed esibendo il loro lato più sperimentale senza timore. Se da una parte la scelta di abbandonare temporaneamente il genere black metal per avventurarsi nella sperimentazione acustica potrebbe deludere taluni fan, dall’altra attirerà sicuramente un pubblico più vasto, amante delle sonorità medievali classiche.

A questo punto, aspettiamo soltanto di poterci godere la versione live acustica di questo esperimento arcano!

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