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Dalla inusuale lunghezza e ricchezza del package promozionale, si comprende bene quanto gli Iron Kingdom tengano all’heavy metal e alla diffusione della loro musica: fedeli al principio ‘do it yourself’, forniscono direttamente al recensore tutte le informazioni che possano riguardarli. Bravi, bravissimi su questo; è un peccato, allora, che l’album che ci inviano non sia un capolavoro…
I canadesi si sono fatti certamente un nome nella scena NWOTHM, e sono venuti più volte a suonare in Europa: Shadows And Dust è il sesto full-length e i nostri, stando al gigantesco EPK, sono proprio in questi giorni (scrivo a fine Luglio ’26) impegnati in un lungo tour in patria. In bocca al lupo per la scommessa!
Ascoltando l’opener “Defenders”, dedicata alla prima battaglia della Seconda Guerra Mondiale (Danzica, 1-7 Settembre 1939), colpisce subito, in negativo, la produzione molto ovattata: il brano è una cavalcata dai suoni taglienti, ben costruita sulla prestazione vocale sgraziata, ma in questo caso efficace, di Chris Osterman. Chitarre che si inseguono nella spedita, ma meno heavy “Dreamless Sea”, dove Osterman tenta un approccio vocale diverso, vagamente hard rock (il Nostro, nelle note stampa, dice di essersi ispirato a Dio, ma il paragone mi sembra eccessivo); e anche “In The Line Of Fire”, una scheggia speed di poco più di tre minuti, offre il meglio di sé nel lavoro chitarristico, perché stavolta Chris mi sembra un po’ fuori parte.
Arrivato a metà scaletta mi faccio una domanda: ma quanto conta la capacità di un cantante nella riuscita di un brano di classico heavy metal? Perché Chris a volte è in parte, altre volte sembra non avere le capacità tecniche per modulare la propria voce nel modo migliore al servizio del pezzo. E questo, almeno a parere di chi scrive, condiziona la riuscita generale di più di una canzone…
“Blood And Steel”, che ci racconta di un soldato dell’esercito di Alessandro Magno, a combattere lontanissimo da casa, fa venire un po’ fuori anche il basso, ma finisce per suonare abbastanza canonica, soprattutto a causa di un ritornello molto ‘telefonato’; con “Shadow Of Time” ci spostiamo direi in territori hard’n’heavy affini a quelli frequentati dai Praying Mantis, peraltro esplicitamente citati da Chris nelle note promozionali, o (se volete un paragone più recente) dagli High Spirits. “Starlight”, dedicata a Gil-Galad, l’ultimo re degli elfi nell’universo tolkeniano, ha una struttura meno canonica, con trame leggermente più intricate; la conclusione è affidata a “Sacred Fire”, che chi scrive trova il brano migliore del lotto. Nei suoi sette minuti di sviluppo, infatti, si passa da una agile cavalcata a un break che trasuda anni ’80 da ogni nota, e che è evidentemente fatto per far cantare i fan dal vivo.
Shadows And Dust contiene allora, perdonate il risibile gioco di parole, molte shadows and lights: degli Iron Kingdom colpiscono la generosità e la capacità di comporre heavy metal tradizionale, ma i nostri hanno anche qualche limite piuttosto evidente. Ciò non toglie, naturalmente, che possiamo guardare con simpatia al prosieguo della loro carriera!



