DEVILDRIVER – Strike And Kill

Titolo: Strike And Kill
Autore: Devildriver
Nazione: Stati Uniti d'America
Genere: Groove Metal
Anno: 2026
Etichetta: Napalm Records

Formazione:

Dez Fafara – Voce
Davier Ortega Perez – Batteria
Jon Miller – Basso
Alex Lee – Chitarra
Gabe Mangold – Chitarra


Tracce:

01. Dig Your Own Grave
02. Dead In The Water
03. Sanctified In Scars
04. Strike And Kill
05. In The Moonlight
06. Ride Or Die
07. Headed For The Fall
08. Shut The Silence On
09. Never Coming Home
10. Summoning Shadows
11. You’re Just A Ghost
12. Oath Of Iron
13. All Bets Are Off


Voto del redattore HMW: 7,5/10

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Dopo innumerevoli tour mondiali, dieci album in studio e un successo di portata globale, le leggende del groove metal Devildriver proseguono a pieno ritmo nel loro secondo decennio di devastazione sonora, tornano con Strike And Kill, su etichetta Napalm Records.
Una sferzata feroce che rende onore al titolo con brutale dedizione: Strike And Kill offre quel mix distintivo della band fatto di eleganza melodica atmosfere black, e tritatutto con l’interpretazione viscerale dell’iconico Dez Fafara, che di certo non ha bisogno di presentazioni.
Il nuovo album è uno di quei dischi che non ti sorprendono perché fanno qualcosa di mai sentito, ma riescono a riportarti esattamente dove volevi tornare.
Infatti con il ritorno del bassista e membro fondatore Jon Miller, Strike And Kill segna il ritorno dei Devildriver alle loro origini più feroci, riaccendendo quel sound incendiario che ha dato vita alla loro leggenda.

Senza perdere tempo, l’album irrompe con l’incendiaria “Dig Your Own Grave”: una raffica di colpi martellanti e riff graffianti avvolge l’ascoltatore, scaraventandolo nell’abisso. “Dead In The Water”, brano che mette in mostra le vivaci trame melodiche death metal tessute dal duo di chitarristi Alex Lee e Gabe Mangold. “Sanctified In Scars” con i suoi ritmi industriali, consacra la voce di Fafara attraverso una magistrale esecuzione in stile black metal.

La titletrack dell’album, “Strike And Kill”, rappresenta una sintesi tra avversità vissute e lezioni apprese, sorretta da passaggi di una tecnica bruciante e da una batteria dalla velocità vertiginosa, opera di Davier Perez.
Brani come “In The Moonlight” e “Never Coming Home” avvolgono l’ascoltatore in armonie di chitarra serene e sublimi, elevando la brutalità del sound con eleganza ed emozione.
“Ride Or Die” sprigiona la pura energia del metal, trascinando l’ascoltatore con una forza inarrestabile, mentre con “Headed For The Fall” e “You’re Just a Ghost”, la band adotta strutture ritmiche spiazzanti e imprevedibili, capaci di stordire chi ascolta.
“Summoning Shadows” offre la pausa più lunga dalla furia dell’album: qui, chitarre acustiche ricche di sfumature costruiscono la tensione prima che la band irrompa nuovamente in scena con potenza devastante.
Le tracce scorrono con un’energia costante, alternando momenti più serrati ad altri che giocano su un groove pesante e martellante. Non tutto risulta memorabile, ma anche i passaggi meno ispirati contribuiscono a definire un lavoro che punta più alla coesione che alla “rottura” fra le singole tracce.
“Shut The Silence On” e “Oath Of Iron” virano decisamente verso il thrash, sfoderando riff aggressivi e blast beat, mentre “All Bets Are Off” conduce l’opera verso una conclusione devastante.
Il disco si muove con la sicurezza di una band che conosce perfettamente il proprio territorio sonoro, e infatti non cerca deviazioni radicali. La produzione è aggressiva, pensata per mettere in primo piano la spinta ritmica e la voce di Dez Fafara, che resta l’elemento più riconoscibile del progetto.
In definitiva, Strike And Kill è un disco che non rivoluziona la formula dei DevilDriver, ma la riafferma con convinzione.

Piacerà a chi cerca un ascolto ruvido, immediato e senza pretese di innovazione, mentre potrebbe lasciare indifferenti chi spera in un’evoluzione più marcata. Un capitolo solido, che conferma la band nel proprio ruolo di artigiani del groove metal più diretto.
Buon ascolto

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