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Pillole d’Acciaio, edizione 2026! La redazione di Heavy Metal Webzine non si ferma!!!
Premessa: negli ultimi anni sono aumentate in modo esagerato le pubblicazioni musicali (in ogni settore). Solo nel genere heavy, che include una miriade di
sottogeneri ed un quantità esagerata di gruppi underground, sono decine di migliaia i demo, gli EP, gli album…Impossibile seguire tutto? Certo, soprattutto se ci si allontana dai gruppi TOP e si scende verso l’oscurità. Ci sono artisti validi che passano in secondo piano e potevamo noi forse dimenticarli? NO!
Da qui la necessità di creare una serie di articoli/pubblicazioni oltre la classica recensione, che prevede ascolti e tempi di realizzazione più lunghi. Una sorta di breve presentazione di artisti ed uscite, come una volta si poteva trovare sulle riviste di settore.
Ricordatevi di ascoltare il nostro Dottore. Benvenuti a Pillole D’Acciaio!!!
Kerrigan – Wayfarer (High Roller Records)
Nati in quel di Freiburg (Germania) per il volere del duo Bruno Schotten (chitarra e basso) e Jonas Weber (voce e chitarra), i Kerrigan danno alla luce il loro esordio intitolato “Bloodmoon” (2023) e diventano una band a tutti gli effetti con l’arrivo di Jonathan Döring alla batteria e Jakob Zeblin al basso. Lo stile di questi ragazzi tedeschi è da ricercarsi nel metal più puro, figlio diretto della scuola anni ’80, con un occhio di riguardo per la melodia, specie nei fraseggi di chitarra e nelle linee vocali (che ricordano, in parte, lo stile di Brendan Radigan, coi suoi Sumerlands). Il nuovo Wayfarer riparte da qui, naturale prosecuzione del discorso iniziato col suo predecessore, introducendo però una vena forse un po’ più malinconica rispetto al passato. La partenza è sicuramente nel segno della tradizione più classica, con una coppia di cavalcate maideniane come “Torchbearer”, dal gusto marcatamente melodico, sia nelle parti di chitarra, che nella melodia vocale. La successiva “Asylum” si contraddistingue grazie a un riff ficcante sostenuto da una ritmica incalzante che non si smorza nemmeno nel melodiosissimo ritornello. “Surrender” è la traccia più “ignorante” e sfrontata! Un metal puro e viscerale, di stampo quasi americano, con un ritornello irresistibile! Fomento assicurato! Nel brano che dà il titolo all’album o nella conclusiva “Red Light Tower”, emerge questo nuovo colore più intimista, che dà un’ulteriore chiave di lettura all’intero lavoro, con melodie più intense e introspettive. In definitiva Wayfarer è un lavoro ben riuscito che, pur senza strafare, ti regala una serie di pezzi davvero godibili, che faranno la felicità di chi ama il metal più tradizionale. Un ascolto è sicuramente consigliato. (Fabio Perf)
Steel Arctus – Dreamruler (No Remorse Records)
È uscito da diversi mesi ma, nonostante ciò, non potevo esimermi dallo spendere qualche parola su Dreamruler, il terzo disco dei greci Steel Arctus! Seguo, con gran piacere, il gruppo originario di Salonicco dai tempi del loro esordio “Fire And Blood”, datato ormai 2020: alla fine dello scorso anno ci ha pensato No Remorse Records ad immettere sul mercato questo nuovo lavoro che, non giriamoci troppo attorno, conferma tutto quanto di buono il gruppo ci aveva mostrato in passato. Gli ellenici centrano il bersaglio attraverso un ottimo heavy metal dove la possente componente US power è, a mio parere, maggiormente evidente rispetto al recente passato: non manca la consueta buona dose di melodia ed il contributo delle tastiere, mai invadenti, ad ampliare la gamma di atmosfere che permeano brani piacevolmente strutturati. Riff rocciosi e trascinanti, ritmiche pulsanti ed incisive con il basso di Strutter sempre ben udibile e la voce duttile di Tasos Lazaris – ottimo interprete, ma questa non è una novità – vanno a generare brani coinvolgenti e d’impatto su cui vi troverete a scapocciare in men che non si dica, travolti dell’acciaio di alta qualità contenuto in pezzi come la micidiale “Defender Of Steel”, le massicce “Dreamruler” e “Will To Power”, e la corale “Glory Of The Hero”. Ottima, ancora una volta, la produzione: pulita e briosa, permette di assaporare ogni dettaglio della musica del gruppo greco, ormai giunto alla piena maturità artistica. Se avete apprezzato il disco precedente, l’acquisto di Dreamruler è praticamente obbligatorio! (Luca Avalon)
Clairvoyant – Eternal Victory (Sleaszy Rider SRL)
Undici anni. Tanto è servito agli ellenici Clairvoyant per dare un successore al valido The Last Mark Of Prophecy, lavoro pubblicato nell’ormai lontano 2015. Un lunghissimo silenzio, privo di notizie e novità tanto da convincermi che difficilmente avrei ascoltato nuova musica firmata dal gruppo greco; nella primavera di quest’anno, come un fulmine a ciel sereno, ecco l’annuncio di Sleaszy Rider che spazza via ogni brutto pensiero: a fine maggio ha visto la luce Eternal Victory, nuovo album che riprende il percorso sonoro del precedente lavoro. Lo riprende e lo amplifica, proponendo contenuti un pizzico più variegati rispetto al suo predecessore: il nuovo disco è radicato in un solido ed elegante heavy metal, screziato da roccioso power di matrice europea piuttosto che di più ampio respiro epico o dalle atmosfere maggiormente ricercate, dal buon gusto melodico ed arricchito dell’apporto delle tastiere e dal massiccio lavoro svolto dalle chitarre, in particolare da quell’abile shredder che è Vaggelis Keramidas. Nel complesso, Eternal Victory è un buon album, composto da brani formalmente ineccepibili e con una resa alle casse un poco più brillante che in passato: il disco si fa ascoltare con piacere e scorre fluido ma non vi ho trovato pezzi particolarmente memorabili, oltre a non aver apprezzato più di tanto l’operato di Antonis Nathanail, nuovo cantante che svolge il suo dignitosamente ma che non mi ha entusiasmato ed a cui trovo manchi un po’ di potenza rispetto al suo predecessore. Tanti buoni brani dunque, tra cui “Riddles” – in cui si alternano passaggi poderosi ad altri maggiormente evocativi – la delicata ed emozionante “Barren Lands” ( che assume consistenza metallica nel finale ed a cui contribuisce la bella voce di Aliki Kostopoulou, cantante già apprezzata nelle fila di Ruthless Steel e Scarblade) e la lunga “Eternal Empire (Alexander)” con i suoi tratti orientaleggianti. Un ritorno solido e convincente per i Clairvoyant ma, almeno per me, non esaltante: in ogni caso, se apprezzate il genere, meritano almeno una chance! (Luca Avalon)
Crystal Winds – Long Live The King (Sleaszy Rider SRL)
Uscito nel mese di maggio assieme a quello dei Clairvoyant, Long Live The King rappresenta il secondo album pubblicato dai Crystal Winds, formazione greca che ho anche avuto modo di vedere in azione su un palco in una delle mie calate in quel di Atene. Rilasciato – come il suo predecessore del 2021 – attraverso Sleaszy Rider, il disco contiene un heavy metal tradizionale a tinte evocative e dal buon piglio melodico, influenzato dai maestri britannici e da quelli americani più battaglieri, da cui si apprezza particolarmente l’operato delle chitarre. Pur non facendo gridare al miracolo Long Live The King risulta un lavoro gradevole (al netto di un paio di pezzi un poco più deboli) composto da buone canzoni come le energiche “Warlords” e “King Of Steel” e la lunga e marziale “For The Power & The Glory”, su cui il nuovo cantante Dimitris Giannakopoulos – già ascoltato ed apprezzato dal vivo con gli ateniesi DeifieD – compie il suo dovere ma, a mio parere, senza mostrare tutte le sue capacità espressive. Da rivedere la produzione, davvero molto underground, per quello che è un disco discreto ma che, nonostante gli ascolti ripetuti, non mi è rimasto in testa. In conclusione, per quanto non mi sia dispiaciuto credo che dobbiate dare un ascolto preventivo prima di acquistare Long Live The King dei Crystal Winds a scatola chiusa. (Luca Avalon)



