Visualizzazioni post:7
Sesto lavoro per i novergesi Iskald che grazie all’etichetta Dusktone pubblica Curse Of The Mind.
Il quintetto originario di Sortland, nel nord della Norvegia, ripropone la sua miscela di black metal primordiale ma fortemente influenzato da melodie fredde e pesantemente collegate alla vita nell’artico, atmosfere oscure e rituali arcani.
L’inizio dal titolo “Curse Of The Mind – Invocation I” è un lungo intro in cui dei pad di tastiere lontani legano una ritmica leggera e una chitarra arpeggiata, armonie tristi e decadenti che aprono sul singolo “The Other Realm”, dove il black metal melodico degli Iskald esplode. Da subito si può segnalare una buona produzione, che regala una qualità di ascolto che non sempre può essere apprezzata nelle produzioni black. Si passa agilmente da parti rallentate a classiche sfuriate in blast beat, ma il tutto risulta musicalmente omogeneo e coerente. La voce di Aage Krekling è lontana e quasi eterea, ma sempre sinistra e presente, come un’entità mistica che aleggia sulle chitarre e sulla ritmica. Proprio nella batteria di Isak Larsen troviamo uno degli elementi migliori di tutto l’album, varia, ben arrangiata e con un suono che risulta vero, senza artifici moderni (leggi trigger) che ne rendono l’ascolto più meccanico. Una scelta stilista che premia la fedeltà al suono grezzo dei black metal più puro, dove un controllo ed una precisione maggiore in fase di mix e master, gli donano quella spolverata di moderno che contraddistingue ora la musica degli Iskald.
Pregevoli le brevi parti di assoli di chitarra di Simon Larsen e Ben Hansen. “Manifestation Of Madness” rientra nei canoni del black metal più intransigente con parti molto veloci, ma sempre strutturate su armonie di chitarre, talvolta armonizzate, talvolta più atmosferiche. “Burden Of Hope” supera gli otto minuti, dissonanze e magniloquenza quasi doom si mischiano ad una intricata struttura black metal, parecchio difficile da descrivere, che ci conduce al regno norreno di Helheim, ma che tratta nei testi tutta il tormento interno dell’animo umano. Il lungo brano vive più sulle atmosfere evocate che non sulla brutalità stessa e gli inserti di synth e tastiera aiutano a variegare l’ambiente sonoro, pur sempre senza perdere il focus o diventare troppo esagerati.
“The Sacrifice” chiude l’album con un lunghissimo brano da dieci minuti che prosegue il discorso fatto in precedenza. Ognuna dei quattro capitoli di questo viaggio è introdotto da un ulteriore brano, quattro in totale, che portano il titolo stesso del disco “Curse Of The Mind – Invocation” dalla prima alla finale, brani più cadenzati ed atmosferici, che servono da introduzione ai brani che, nell’ascolto complessivo, servono a dare lo stacco armonico all’orecchio dell’ascoltatore.
Il lavoro è stato registrato agli Strand Studios, vicino Oslo, mentre Mix e Master sono stati curati dal produttore Hallstein Sandvin, permettendo come detto agli Iskald di raggiungere un ottimo suono, che ben compensa le atmosfere occulte delle canzoni del quintetto norvegese.
Un disco consigliatissimo a chi ha amato gli Emperor e chi ama il black metal ricercato e che non deve seguire mode o facili richiami.



