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Sono tre le pubblicazioni dei Savior From Anger nel 2026. Ne parliamo insieme a Marco Ruggiero, fondatore e anima del gruppo che quest’anno compie i trent’anni di attività.
Ciao Marco e benvenuto su HMW. Prima del parlare del presente, ci vuoi raccontare la storia del gruppo?
La band l’ho fondata a fine anni novanta a Roma con il preciso intento di comporre e suonare brani in stile Us metal, per voler fare un omaggio ai miei gruppi preferiti, ossia: Riot, Metal Church, Vicious Rumors, Savatage, Armored Saint e Crimson Glory. Cosi ho iniziato a comporre pezzi e produrre i primi album della band e, man mano che passavano gli anni, si sono accumulate le uscite discografiche. Ad oggi abbiamo all’attivo nove cd e compiuto i trent’anni di carriera. Nel corso dei decenni la band ha cambiato molte label e soprattutto molte line-up, rimanendo immutate passione e stimoli.
Parlando di Pure Steel Records Years 2014-2017, come mai avete deciso di fare un disco nuovo riprendendo vecchie registrazioni?
Pure Steel Records years 2014-2017 era un vecchio master registrato in Italia con la formazione italiana, che fu bocciato dalla nostra etichetta discografica dell’epoca, la Pure Steel Records, che non lo ritenne al passo con i tempi, parliamo del 2015, e ci fece ri-registrare a spese sue l’intero album in un grosso studio tedesco. Cosi queste registrazioni rimasero nel cassetto fino al 2026, quando abbiamo deciso di rispolverarlo e farlo uscire. Rispetto al master ri-registrato in Germania, c’è una formazione diversa, nonché arrangiamenti dei pezzi molto differenti.
Nel disco c’è sempre la voce di Bob Mitchell. Come l’hai convinto a partecipare a questo progetto e pensi che possa collaborare con voi anche in futuro, magari in sede live?
Il tutto è accaduto tra il 2014 e il 2017, come dal titolo della pubblicazione, e Bob Mitchell era presente già nel primo master registrato in Italia che poi, come accennato in precedenza, fu riregistrato in Germania nel 2016 e l’album si chiamava Temple of Judgement . A quel disco seguì un tour americano di tre mesi nel 2017 che ci portò in molte città americane. Finito il tour terminò anche la collaborazione con Mitchell per varie divergenze.
A questo punto spenderei due parole anche sull’album live in studio Sweat, Leather & Steel uscito a gennaio di quest’anno.
Dopo il periodo americano rientrai in Italia a fine 2017, ma, mentre ero negli Stati Uniti, composi brani per un nuovo full length dei Savior From Anger che avremmo dovuto registrare lì. Seguirono degli anni nei quali il gruppo è stato in pausa per ritornare in attività nel 2024. Questi otto brani composti decisi di inciderli nel 2025 in versione live in studio non avendo la possibilità di investire su un nuovo album, e così è nato Sweat, leather & Steel, cd bonus che abbiamo incluso nel box set celebrativo The Ultimate Power Force. Si tratta di otto brani inediti, mai pubblicati prima.
Come ha risposto il pubblico alle prime due uscite discografiche di quest’anno, Sweat, Leather & Steel e Pure Steel Records years 2014-2017?
Ad essere sincero, ho riscontrato una certa freddezza nei confronti dell’underground, ma il mio è un discorso generale che riguarda tutte le band. Ho notato che il pubblico si proietta sui soliti nomi blasonati, trascurando molte realtà minori. I nostri lavori hanno avuto dei buoni responsi della critica, e anche di pubblico, ma mi aspettavo qualcosa in più. Le vendite sono state poche così come i download sulle piattaforme dove vendiamo i nostri dischi. Ai nostri concerti, invece, abbiamo venduto molto.
Da poco è uscita la nuova raccolta Blast From The Past. Direi che sia doveroso che anche in questo caso tu ci descriva cosa rappresenta questo disco e come mai ha voluto farne uscire un altro quest’anno (il terzo!) a distanza di soli sei e nove mesi dai precedenti. Non c’è il rischio di mettere troppo carne al fuoco?
In realtà nessuno dei tre lavori usciti è un vero e proprio full length nuovo della band ma raccolte, collection e live in studio, ecco il perché. Quest’ ultima compilation uscita, infatti, raccoglie brani della band già editi in altri nostri album, ricantati da altri singer e mi è sembrata una buona idea offrire a chi ci segue questa release particolare con molti ospiti che hanno ridato vita ai nostri brani storici donandogli un nuovo appeal.
E direi che sono anche parecchi gli ospiti presenti. Ce ne vuoi parlare?
Certo. Tra i cantanti che hanno preso parte al progetto ci sono: Valerio Caricchio degli Screamachine, Tiziano Sbaragli dei Crying Steel, Luigi Pullara degli Iron Thorn, Antonio De Vivo dei Mothra, Cosimo Darino ex Marshall, Flavio Falsone dei Vials of Fury/ WIsperz, Francesco Lino ex Savior from Anger, Mario Mosca ex Larsen etc….
Avete parecchie date in questo periodo. Con quale formazione vi approcciate ai concerti e la dimensione live continua ad emozionarvi e a regalarvi forti sensazioni come agli esordi?
Il nostro tour iniziato nel 2025 è quasi giunto al termine. Mancano poche date, è stata una lunga tournée per celebrare l’anniversario dei trent’anni della band e che ci ha portato in molte città italiane. I musicisti che mi hanno affiancato sono: Dario Ruggiano alla voce, Piero Gambino al basso e Carlo Chiappella alla batteria con i quali ho registrato anche il nuovo album previsto per il 2027. La dimensione live è sempre emozionante, altrimenti non ci sarebbe ragione di continuare.
Cosa pensi della scena metal in Italia e come vedi i Savior From Anger all’interno di questa scena?
Rispetto a trent’anni fa sono cambiate tante cose nel music business. Ed è cambiato il modo di pensare della gente, le nuove tecnologie e le piattaforme digitali ci hanno proiettati con forza in un mondo al quale forse non eravamo ancora pronti. Tutto cosi superficiale, troppo veloce e moderno. Noi siamo figli degli anni sessanta/settanta, nati nelle cantine, sognando e sudando a provare giorni interi in sale prove poco attrezzate e sudicie. Noi che abbiamo vissuto il metal on the road, il contatto diretto con i fan, l’emozione di maneggiare il supporto stampato, il poster, il vinile, la musicassetta, la spedizione al portale per essere recensiti nella busta imbottita, le fanzine… capirai che non ci sentiamo proprio a nostro agio in questa era dove tutto è diverso.
Ci siamo dovuti adeguare per forza, ma inevitabilmente viviamo e critichiamo delle realtà vergognose come il modus operandi delle label odierne, ad esempio, che non investono più sui gruppi e che pretendono delle cose assurde. Gli imbrogli che fanno le agenzie di booking derubando furbescamente le band, ancora il pay to play che umilia i gruppi, soprattutto quelli storici etc… Sarebbero troppe cose da dire in una sola intervista. Oggi non c’è più meritocrazia. È un mondo che corre troppo veloce. I Savior From Anger oggi suonano per passione. Rispetto agli esordi le ambizioni sono cambiate. Non vogliamo essere anticonformisti, ma non accettiamo proposte da chi vuole arricchirsi sulle nostre spalle o da chi ci fa richieste offensive. Preferiamo volare più bassi, ma essere liberi da questo mercato corrotto e marcio.
Mi piace sempre fare questo giochino finale e quindi ti chiedo quali sono i tre gruppi e i tre album che ti porteresti su un’isola deserta?
Il box set della mia band (vale per un CD però) perché ogni tanto ho l’esigenza di sentire i pezzi che ho inciso, Thundersteel dei Riot e The Human Factor dei Metal Church.
Vuoi aggiungere qualcosa per i lettori di Heavy Metal Webzine.it?
Grazie per lo spazio che ci avete dedicato. Invito tutti i lettori a seguire le nostre pagine Savior From Anger su tutti i social e comprare o scaricare i nostri dischi su bandcamp. Stay Metal!
È stato un vero piacere scambiare qualche opinione insieme a Marco. Si respira passione pura nelle sue parole e si sente quanta dedizione e professionalità riversi nel suo progetto.
Trent’anni sulla scena, a voi i Savior From Anger.








