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Con una durata complessiva di oltre un’ora (!) i Soulburn tornano dopo sei anni con il nuovo disco Quantifyng Cosmic Doom, un lavoro impegnato e impegnativo. Nati come Asphyx , dal 2014 hanno cambiato il nome in quello odierno .
Death, black e, come suggerisce il titolo dell’album, doom, sono i generi che i quattro olandesi inseriscono all’interno del loro stile musicale. In questo lavoro le solide basi death lasciano ampio spazio ad un black oscuro e ad un malinconico doom che, coadiuvato da una produzione di livello firmata Testimony Records, amplifica la portata di questo ambizioso progetto, composto da ben undici tracce, ben eseguito e confezionato.
Affascinante la fanta-onirica copertina, colorata, ma non in modo vivace, bensì in maniera tenue e “calda”. Non so chi sia l’artista in questione, ma il risultato è eccellente.
Il viaggio cosmico dei Soulburn ha un solo difetto, quello di essere lungo. Nonostante i pezzi siano interessanti, la durata complessiva l’ho trovata eccessiva. Si arriva stanchi, fiacchi e stremati alla fine. Personalmente, durante gli ascolti, ho sempre faticato con gli ultimi tre brani. E non perché non siano validi, ma perché oltre i cinquanta minuti l’attenzione e la concentrazione vacilla. Nella mia scala di votazione e nel mio giudizio finale conta anche la fluidità dell’ascolto e, se questa viene meno, viene meno anche la mia generosità nella valutazione complessiva. Trovandoci di fronte ad un buon disco, ma non ad un capolavoro, il mezzo punto in meno è d’obbligo.
Detto questo che non interessa a nessuno, partirei ad analizzare i brani. O, almeno, quelli che mi hanno colpito maggiormente e che soprattutto sono riuscito ad ascoltare con la testa ancora “fresca”.
“Powehi, The Embellished Dark Source Of Unending Creation” è un pezzo con diversi cambi di ritmo e diversi stili vocali che esaltano le varie sfaccettature interpretative di Twan, convincente sia dal punto di cista “canoro” che con il suo strumento, il basso. La ritmica del brano ha un intercedere stratificato e riesce a dividere molto bene le varie sezioni della canzone esaltandosi alla grande nelle parti più propriamente e strettamente doom.
Di durata inferiore, praticamente la metà, ma con una energica violenza dall’inizio alla fine è “An Impious Journey Through The Cathedral’s Mouth”, molto death e molto immediata. Infine “Iconox Spew Black At The Razor’s Edge”, con il suo spirito dannatamente black racchiude in sé una pesantezza e un assortimento malefico di note marce e lugubri che soffocano e assillano l’ascoltatore per tutti e cinque e fischia minuti della sua durata. Titoli molto lunghi da scrivere e ricordare, ma, una volta che hai avuto a che fare con un album degli Eximperituserqethhzebibšiptugakkathšulweliarzaxułum, come hanno fatto il sottoscritto e il nostro impavido caporedattore in passato, questi sono una semplice passeggiata di salute.
I brani descritti sono la rappresentazione delle tre anime che coesistono all’interno dello spirito creativo della band.
La versatilità nei tre generi sopracitati è un punto di forza imprescindibile del gruppo e tutti e quattro i componenti, Twan, Remco, Eric e Marc, si destreggiano con bravura in tutti i diversi stili richiamati. In particolare, mi ha convinto Marc alla batteria, ritmicamente camaleontico ed incisivo.
Il loro metal estremo è ben calibrato. Le canzoni, prese singolarmente, sono tecnicamente ben strutturate e si fanno ascoltare con interesse. Nel loro insieme, invece, l’interesse cala.
E siamo arrivati alla fine del viaggio. Alla fine del loro universo da esplorare che richiede una certa disponibilità e un certo lasso di tempo a disposizione. Chi ce l’avesse lo usi e lo sfrutti per ascoltare Quantifyng Cosmic Doom, magari faticherà meno di me e apprezzerà per intero la sua durata.
Per la prossima volta, però, consiglierei ai Soulburn di prendere qualche scorciatoia e di abbreviare il lavoro. Meno strada da fare, viaggio più corto e meno carburante da utilizzare. Con quello che costa adesso poi…



