MORK + SOULBURN – LEGEND CLUB (MI)


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Visto che a me e alla Ely la settimana di black metal con Dimmu Borgir, Behemoth e Dark Funeral all’Alcatraz non era bastata, martedì sera siamo ripartiti da Genova direzione Milano sfidando l’allerta rossa per maltempo.

Tra il diluvio e le solite autostrade liguri bloccate è stata un’odissea, ma avevamo troppa voglia di vedere i Mork e i Soulburn al Legend Club. Quando siamo arrivati c’era davvero poca gente, sicuramente per colpa del maltempo che ha scoraggiato un sacco di persone. All’inizio mi è spiaciuto vedere la sala così vuota, ma alla fine è stato un bene.

Si è creata un’atmosfera intima e tranquilla, sembrava quasi di stare nel salotto di casa a sentire buona musica tra amici. In più, ritrovare diverse persone che non vedevamo da tempo e fare nuove conoscenze tra i presenti ha reso tutto ancora più speciale, trasformando la serata in una vera e propria festa in famiglia.

I Soulburn hanno suonato per primi senza girarci troppo intorno e ci hanno dato dentro, anche se a me hanno lasciato un po’ un punto interrogativo. Intendiamoci, sono bravi e i pezzi hanno un bell’impatto, specialmente “Withering Nights” e “Under the Rise of a Red Moon”, che dal vivo hanno un suono decisamente pesante e potente.

Però, a un certo punto, mi è sembrato che mettessero davvero troppi generi nello stesso calderone, passando continuamente dal death metal old school a rallentamenti doom pesanti fino alle sfuriate black metal. Anche su un brano tirato come “I Do Not Bleed from Your Crown of Thorns”, che era bello energico e spingeva tanto, l’impressione generale è stata un po’ una via di mezzo che toglieva fluidità.

Detto questo, ce l’hanno messa tutta e sono stati bravissimi a scaldare l’ambiente e a farci dimenticare la fatica del viaggio.

Scaletta :

Apotheosis Infernali
Under the Rise of a Red Moon
The Mirror Void
In Suffocating Darkness
As Cold as Heavens’ Slain
Withering Nights
I Do Not Bleed from Your Crown of Thorns
Claws of Tribulation

Poi sono saliti i Mork e l’atmosfera si è fatta ancora più glaciale e suggestiva.

Thomas Eriksen e la band sul palco hanno un carisma e un’energia pazzeschi, si vede che vivono per questa musica. Vero black metal norvegese vecchio stile, crudo, fiero e malinconico.

La scaletta è stata un bel crescendo, anche se a volte, in certi brani, sentivo qualcosa di diverso dal solito che mi faceva perdere un po’ il filo durante l’esibizione.

Nonostante queste piccole sfumature, pezzi come “Født til å herske” e “I hornenes bilde” (i titoli in norvegese sono una bella sfida…ndr) dal vivo suonano compatti in modo mostruoso e trasmettono una carica incredibile.

Nota di merito assoluta per il bassista: la sua tecnica dal vivo si sente tutta e dà una spinta pazzesca a ogni pezzo.

Quando hanno fatto “I flammens favn” l’energia nella sala era pazzesca e la bellezza di essere in pochi, senza nessuna barriera o distanza con la band, non ha avuto pari. Eriksen ci guardava negli occhi uno per uno mentre cantava, cercava l’intesa, e si sentiva che anche loro si stavano caricando grazie al nostro supporto sincero.

Il momento più bello però è stato dopo il concerto.

I Mork sono scesi dal palco direttamente in mezzo a noi, senza fare i distaccati o le rockstar. Ci siamo fatti i complimenti e ringraziamenti a vicenda, abbiamo chiacchierato un po’ e si sono prestati a fare foto e autografi con tutti quelli che erano rimasti, con un’umiltà e una simpatia davvero rare nel giro.

Scaletta :

Indringere
Festning og dunder
Holdt av mørket
Lysbæreren
Arv
I hornenes bilde
Født til å herske
Svartmalt
I flammens favn
Dødsmarsjen

Alla fine della fiera, è chiaro che un locale pieno fa sempre un bell’effetto, ma concerti così piccoli e intimi ti restano nel cuore. Una serata bellissima che ha ripagato alla grande ogni chilometro fatto da Genova. Chi non è venuto per paura di due gocce d’acqua si è perso davvero una gran bella festa.

Tra l’altro sono davvero felicissimo che il Legend Club abbia finalmente riaperto a pieno regime. Si ha sempre un disperato bisogno di posti così e ritrovare un punto di riferimento fondamentale per la musica live in città fa davvero bene.

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