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Quando ho visto la copertina con il simil-mostro della laguna, mi è venuto da sorridere. Ho subito pensato che i Megascavenger, band svedese a me sconosciuta, con il loro nome da Transformers unito al coraggio di pubblicare un disegno simile come cover di un disco ufficiale, meritassero comunque del rispetto. Ho iniziato ad ascoltare l’album senza leggere niente su di loro, senza informarmi su nulla.
Curiosamente, la voce del cantante mi è sembrata strana. Va bene che siamo nel death e non è che ci possano essere chissà che inflessioni e differenze, però, ad un orecchio attento che mastica questo tipo di musica da una vita, la differenza tra un brano e l’altro si è sentita. Grande interpretazione direi, è entrato anima e corpo dentro ogni brano per viverlo al meglio.
E invece no, sorpresa delle sorprese, i Megascavenger sono un progetto sostanzialmente solista di un chitarrista svedese che per questo disco ha usufruito di voci diverse per ogni canzone. E allora andiamo a scoprire chi è il solista e… noooo, non ci credo. Ancora lui. Rogga Johansson!!! Non è possibile, praticamente, ogni tre mesi mi capita un suo lavoro nuovo tra le mani. Ma, caro Rogga, ramazzare mai? (pessima battuta, lo so, ma mi è uscita dal cuore e dall’anima).
Il musicista più prolifico di tutti i tempi si è avvalso, per questo suo progetto, della collaborazione di Johan Berglund al basso e Thomas Ohlsson alla batteria, ritornando alla Xtreem Music che ha effettuato un lavoro superbo in questo sesto disco dal titolo Toxic Noxious Undeath.
La mistura vocale ha dato i suoi frutti. Avrà scritto dieci canzoni perché aveva finito le idee o perché aveva finito i cantanti? Mah, con Rogga la risposta non è mai così scontata.
Il primo a scendere in campo è Kam Lee (Massacre). “Graveyard Dreams And Bonehouse Screams” è un brano thrash/death dove la voce è un’esplosione mostruosa di versi raccapriccianti e suoni gutturali dall’oltretomba. Un pezzo da novanta, in tutti i sensi. Per la grandiosità e perché proviene direttamente da quegli anni ed è semplicemente la canzone più riuscita del disco. Sparata subito all’inizio, così, senza pietà.
Erik Runqvist (Vomitory) riversa il suo animalesco odio nella breve, ma intensamente destabilizzante, “Exploding Casket Syndrome”. E poi Dave Ingram dei Benediction sputa grugniti di puro marciume nella “sua” “A World Of Fire And Brimstone”. E che dire di Michael H. Andersen dei Thorium? Black metal vomitato in un pezzo death per un folle momento di oscurità malevola in “Fleshburner Yearner”.
Senza dimenticare “Shallow Grave Overflow” con Dave Rotten (Avulsed) e “The Morbid Rides Again” con Peter Svensson (Furnace) che, con la loro prestazione vocale, riescono a infondere un tocco personale che migliora i due pezzi che, probabilmente, sono i più deboli del lotto.
Mi rendo conto di sentirmi come un bambino davanti a mille gusti di gelato. Non sai mai quale scegliere, quale assaggiare prima, ma sai benissimo che stai vivendo e vivrai un momento di pura goduria.
Immediatezza è la prima parola che mi è venuta in mente alla fine dell’ascolto. La durata dei brani, che si assesta per tutti sui tre minuti, e i riff diretti, brutali, crudi e senza orpelli, trasformano questo album in un prodotto veloce e di facile digeribilità. Non si inventano nulla, ma rendono essenziale e tremendamente sincero il classico swedeath, tanto caro al buon Rogga.
Questo “All-Star Death” è un esperimento riuscito. Questo album non è solo una partecipazione per timbrare il cartellino di dieci cantanti, ma un arricchimento collettivo che ogni singolo artista ha voluto valorizzare contribuendo con la sua arte e la sua conoscenza. Mai come in questo caso possiamo affermare che i Megascavenger (e niente, non riesco a scriverlo senza pensare ad un escavatore che si trasforma in un mega robot d’assalto) abbiano centrato il bersaglio.
Toxic Noxious Undeath è death metal old school, senza se e senza ma. Toxic Noxious Undeath è death metal fatto bene, senza se e senza ma.
Grande Rogga!!!



