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Nonostante siano presenti sulle scene dal 1986, i Paradox non sono mai riusciti a eguagliare il successo di altre thrash band tedesche quali Sodom, Kreator e Destruction; i motivi sono da ricercare in un numero limitato di album, in un periodo di inattività (tra il 1991 e il 1998), un mancato supporto da parte delle etichette discografiche e, soprattutto, in una proposta decisamente diversa dai propri connazionali, più votata alla melodia e, stilisticamente, più vicina al thrash della bay-area, che non a quello maggiormente aggressivo di Petrozza, Angelripper e compari.
L’ottavo album dei Paradox è il proseguimento, a livello lirico-concettuale, dell’ottimo “Heresy”, storico secondo album del gruppo uscito nel 1989, la cui release era già stata annunciata alcuni anni fa. Nella formazione odierna, oltre al leader Charly Steinhauer, ritroviamo il batterista Axel Blaha, già presente nei primi due album e la riconferma di Keller al basso e dell’ottimo Münzner alla chitarra solista, entrambi già con la band da diversi anni, mentre al noto Travis Smith è stato affidato il compito dell’artwork, missione ancora una volta pienamente riuscita. Già dai primi secondi di ascolto, superata l’intro, ci si accorge che produzione non esalta troppo il suono delle chitarre e questo rappresenta un grande peccato, visto l’ottimo lavoro a livello solista; il primo pezzo è comunque molto veloce ed aggressivo, ma dotato di un buon refrain come nello stile dei nostri, che, al canonico thrash, non hanno mai mancato di affiancare anche elementi speed e power.
La band continua a pestare sull’acceleratore anche sulla seconda traccia, “Mountains And Caves”, che risulta ancora più convincente, mentre “The Visitors” e “Children Of A Virgin” risultano melodicamente un po’ monocorde.
Continuando l’ascolto, appare chiaro come i Paradox, rispetto alle buone prove precedenti, si siano un po’ persi: a una buona preparazione tecnica, soprattutto, va ribadito, per quanto concerne la prova di Münzner, non corrisponde una buona scrittura e i pezzi finiscono per assomigliarsi tutti, sia a livello vocale che per quanto riguarda i riff.
Il responsabile di questa deriva compositiva pare dunque essere proprio il leader Steinhauer, qui autore di una prova spesso incolore.
Incredibilmente, per una thrash band, si fanno apprezzare maggiormente le song meno veloci come “A Meeting Of Minds”, ma l’album, come avrete capito non è sicuramente tra le cose migliori dei Paradox. Decisamente una delusione.



