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Ah, il Brasile! Quale magica nazione e quanti grandi artisti ne provengono! Basti pensare a gruppi storici come Sepultura e Angra (a proposito, vi invito a recuperare l’ultima uscita di Kiko Loureiro QUI) oppure a generi tanto esotici quanto intriganti e familiari come la bossanova.
Da quelle parti è anche possibile recuperare ottimi bluesmen però, a giudicare dal nuovo Heavy pubblicato da Mario rossi e il suo gruppo, autori di sette brani ricchi del preannunciato blues ma anche di tanto hard rock. Heavy è il terzo album del cantante e chitarrista pubblicato in appena un triennio, sinonimo di sicura capacità compositiva e pure di buona ispirazione, probabilmente maturate nel corso dei lunghi tour intrapresi in tutto il continente americano, sia al sud cosi come negli States, con nomi importanti della scena a stelle e strisce e carioca.
La canzone che più ho gradito è la lunga ed intensa “That Letter“, con il suo riff di chitarra suadente e la sua lunga parte centrale ricolma di versi sentiti e begli assoli. Proprio gli assoli rappresentano il valore aggiunto del disco ed il suo tratto caratteristico, risultando frizzanti e ben integrati nelle strutture di ogni traccia, siano esse lente come “I could Be Good For You Now” o agitate come “Raw ’N’ Rough Boogie“.
Con l’auspicio (e l’augurio al diretto interessato) di vedere Mario anche sulle sponde al di qua dell’oceano, consiglio di assaporarne il personale stile, per una mezz’ora di sicuro divertimento!



