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Dopo ben dieci anni dall’ultimo album in studio e con una formazione stravolta, con il solo Herman Frank (che per alcuni anni ha suonato anche con gli Accept) a rappresentare la formazione storica, i teutonici hard-rocker tornano sul mercato. Il gruppo, dopo i primi tre album non imprescindibili tra la fine degli anni ‘80 e i primi ’90, ha dato alle stampe almeno tre sensazionali lavori di rovente hard-rock, dei quali Temple Of Gold è sicuramente ancora oggi il più apprezzato, grazie a un cantante di razza come Fernando Garcia e ad ottime composizioni.
Nei primi 2000 è tornato dietro il microfono l’ex Charlie Huhn, uno che ha suonato con gente del calibro di Ted Nugent, Foghat, Humble Pie ed Axel Rudi Pell, per un album ancora buono, poi il gruppo ha attraversato un periodo di crisi tra avvicendamenti di cantanti e incisioni un po’ scialbe, sino ad arrivare ai giorni nostri dopo che anche gli storici membri fondatori Tommy Newton e Peter Knorn hanno gettato la spugna. Senza gridare al capolavoro, l’album in questione (undicesimo in casa Victory) è comunque una buona raccolta di pezzi, sia che si tratti di anthemici mid-tempo (“Love & Hate”, “Dying In Your Arms” e “Unconditional Love”) sia che di veloci pezzi di puro hard-rock (”Into The Light” e “Rising Force”).
Gianni Pontillo è un buon cantante che riesce a non far rimpiangere tanto Garcia quanto Huhn, Stein pesta a dovere e le chitarre di Frank e Pesin scaldano per bene tutti i brani. Nonostante defezioni importanti, il gruppo è tornato decisamente a centrare il bersaglio. Bentornati!



