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Britannici e attivi addirittura dal 1984 come Sweet Vengeance, gli Xentrix rappresentano uno dei gruppi più noti e capaci del thrash d’Albione: col fulminante esordio Shattered Existence e col successivo e più maturo For Whose Advantage? hanno scritto pagine fondamentali, ponendosi, assieme a Acid Reign, Sabbat, Onslaught e Re-Animator come i big five del thrash made in UK.
Purtroppo, prima con Kin (1992), album sin troppo melodico e affine al Black Album e successivamente con Scourge (1996), più affine a sonorità moderne e groove, il quartetto smarrisce la bussola, sciogliendosi nella seconda metà degli anni ’90.
Nel 2013 il gruppo si è riformato, ma bisogna attendere sino al 2019 per un nuovo album, il buon Bury The Pain, che delinea un chiaro ritorno al thrash più canonico.
Con questo nuovo capitolo della discografia dei nostri si rimane sui buoni livelli del precedente, grazie, soprattutto, all’operato del leader Havard, chitarrista di razza che riesce sempre, o quasi, a piazzare il riff o l’assolo vincente all’interno di ogni pezzo.
Citando gli eroi della bay area, come i Kreator più melodici, il quartetto firma una serie di pezzi notevoli e classicamente thrash come “Behind The Walls Of Treachery”, “Reckless With A Smile” e la spietata “Seven Words”. “Spit Coin” mostra il lato più melodico del gruppo e “Anything But The Truth” quello più tecnico, grazie a un notevole lavoro delle chitarre. Jay Walsh, subentrato allo storico vocalist Chris Astley già sul precedente album, è in possesso di una voce più potente, seppur meno personale rispetto a quella del suo predecessore. Chiude un brano decisamente metallizzato di “Billion Dollar Babies” di Alice Cooper, artista già ampiamente coverizzato da tanti gruppi metal (Anthrax, Krokus, Megadeth, Grave Digger,…). Un album che sancisce definitivamente il ritorno di una formazione da sempre sottovalutata, ma ancora in grado di dispensare del buon thrash.



