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KONTRUST – Tra Palco e realtà
Dopo il decennio di assenza, tornano sulle scene metal con un’opera varia e convincente. La critica sociale si sposa alla perfezione con lo stile sempre coinvolgente e divertente dei Kontrust che nonostante i cambi di formazione rimangono fedeli al loro suono. Per scendere più in profondità nella folle creatività del gruppo austriaco, lasciamo a loro la parola così che possano presentarci il loro ultimo album “Madworld”. Qui recensito precedentemente sulle nostre pagine!
Ecco qui la trascrizione originale in inglese – english version here!
Buongiorno Manuel, Julia, come state ragazzi?
Manuel: Tutto bene grazie!
Julia: Stiamo bene, stiamo festeggiando a dire la verità!
Certamente, posso immaginare il clima festoso dovuto all’uscita del vostro nuovo album. È sempre un grande traguardo per un gruppo registrare un nuovo album e vedere la reazione del pubblico all’uscita. Siete in Austria al momento o siete in viaggio?
Manuel: Per ora ci troviamo a Vienna, dove la maggior parte di noi vive. Alcuni vivono in zone più periferiche ma siamo tutti nel nostro paese al momento.
Casa dolce casa! Iniziamo da una domanda forse scontata riguardo al vostro ultimo lavoro Madworld: qual è l’idea che sta dietro a questo vostra opera? Da quali elementi siete partiti per costruire questo album?
Manuel: Prima di tutto, vorrei dire che Madworld è il primo album dei Kontrust interamente autoprodotto al 100%. Sono passati quasi dieci anni dal nostro ultimo lavoro e in questo periodo abbiamo avuto modo di viaggiare molto e fare molte esperienze differenti che si riflettono inevitabilmente nel nostro album. Una prima idea nasce dal fatto che a volte abbiamo l’impressione che questo nostro mondo sia folle e fuori controllo, da lì non fu difficile optare per la scelta del titolo Madworld.
Chiaro. Moltissime cose sono accadute negli ultimi 10 anni, pensiamo anche solo alla pandemia di Covid 19. Per ogni gruppo musicale e in generale per ogni essere umano è stato un’esperienza complessa e sfidante da cui siamo usciti tutti un po’ cambiati.
Manuel: Mi piace pensare che i Kontrust abbiano sempre portato delle testimonianze delle loro esperienze all’interno della loro musica. Non ci siamo mai nascosti, anche quando si trattava di “mettere il dito nella piaga” e trattare temi anche scomodi e in qualche modo rilevanti per la nostra società.
Ci sono in effetti molti scenari anche apocalittici, dipinti all’interno dei vostri nuovi brani, mi viene da pensare a “The End” per esempio.
Manuel: Si tratta di una traccia quasi distopica dal tono epico. Ritengo che rifletta e sintetizzi con precisione i temi centrali rappresentati all’interno dell’album.
Come artisti sentite in qualche maniera una sorta di responsabilità nel trattare temi di questa rilevanza? Magari in dovere di non chiudere gli occhi di fronte alle contrattazioni della nostra società?
Manuel: Non voglio dire che ci sentiamo necessariamente obbligati a trattare certi temi ma in un certo senso, chi dovrebbe farlo se non gli artisti ? Una certa responsabilità la avvertiamo senz’altro.
Forse potremmo dire che gli artisti sono l’ultimo reale baluardo della libertà d’espressione. Non è una questione di forzature ma a volte alcuni argomenti trattati da alcune canzoni per quanto “scomodi” possono colpire con maggiore efficacia. Dopotutto sono convinto che le canzoni migliori siano proprio quelle in grado di toccare il nervo giusto.
Manuel: Sono d’accordo. Poi sai i Konstrust sono conosciuti per essere anche un gruppo da festival, con canzoni movimentate, divertenti e coinvolgenti. Ma non solo. È possibile unire un’energia positiva con temi più cupi ed importanti.
Ci sono inoltre importanti differenze nel gruppo con l’arrivo due nuovi componenti, che avete in realtà già avuto modo di presentare durante i vostri ultimi concerti dal vivo. Oggi con noi abbiamo la nuova cantante Julia che insieme a Joey, il nuovo batterista, rappresentano alcune delle novità del vostro nuovo lavoro. Julia benvenuta! Com’ è stata la tua prima esperienza di registrazione in studio con i Kontrust?
Julia: Non è stata la mia prima esperienza in studio in assoluto, ma posso dire che sono felice di lavorare con i Kontrust che oltre alla loro professionalità si sono dimostrati molto disponibili.
Mi sono goduta ogni aspetto del processo compositivo e non parlo solo delle registrazioni ma anche di tutti quegli aspetti che ti aiutano ad entrare in sintonia come uscire per una birra da buoni amici. È stata un’ottima esperienza e sono sicura che Joey la pensa allo stesso modo.
Dal vostro punto di vista Manuel, che avete visto crescere il gruppo, dal punto di vista di un componente storico della formazione, che tipo di differenze avete notato nell’approccio compositivo?
Manuel: Posso certamente restituire i complimenti a Julia e siamo davvero soddisfatti e felici di averla a bordo insieme a Joey. La voce di Julia è davvero perfetta e molto potente. Ci ha davvero permesso di aprirci a nuove possibilità di sperimentazione alla scoperta di nuove dimensioni musicali. Il processo compositivo è stato piacevole, ci siamo trovati molto bene fin da subito anche durante i nostri concerti ma penso che il risultato che potete ascoltare nel disco possa parlare per sé.
Immagino sia sempre molto complicato per nuovi artisti entrare a far parte di gruppi già avviati con una notevole carriera alle spalle. Nel caso dei Kontrust le aspettative sono sicuramente molto alte anche dal punto di vista vocale. Dopotutto raccogliere la pesante eredità di Agata Jarosz, storica voce femminile, sicuramente amatissima dai fan, dev’essere stato complesso per Julia
Manuel: Penso che Julia sia davvero camaleontica e possa adattarsi a qualsiasi genere voglia cantare.
Julia: Grazie Manuel, dal mio punto di vista, ascoltando la musica dei Kontrust e concentrandomi per ovvie ragioni sulle parti vocali, posso dire che innanzitutto ho notato una somiglianza a livello di timbro. Fortunatamente anche la risposta dei fan è stata molto positiva e molti hanno appunto notato e apprezzato questa somiglianza.
Certo. Per altro Julia avendo alle un’esperienza con X-Factor, avendo partecipato al talent show alcuni anni fa, penso che tu abbia avuto la possibilità di sperimentate molto vocalmente, allenando la tua duttilità. In contesti come quello si è in qualche modo obbligati a confrontarsi con i propri limiti e penso che ad oggi sia un’ottima opportunità di crescita se presa con lo spirito giusto. Sei d’accordo?
Julia: Capisco la tua osservazione e condivido. Quello che mi ha aiutato molto nello sviluppare questa capacità di adattarsi al suono e all’intenzione dei vari brani che mi trovo ad interpretare è stato anche cantare nei ristoranti e con il Piano Bar per vent’anni. È stata un’esperienza davvero formativa e ha allenato il mio range vocale, essendo chiamata ad avere una flessibilità assoluta dovendo cantare tutte le sere. Poi ovviamente anche le lezioni private di canto sono state fondamentali.
Esplorare nella sua interezza il proprio strumento è qualcosa di enorme utilità nella sperimentazione continua. Un tema sicuramente centrale nella musica dei Kontrust, un progetto nel quale infatti non avrai nessun problema ad integrarti a meraviglia. Tornando sul vostro nuovo album nello specifico, posso dire che sicuramente noto che il vostro fare scanzonato e festoso in qualche modo non via ha affatto abbandonato per quanto seri possano essere i temi trattati.
Julia: Penso che al giorno d’oggi sia fondamentale mantenere un po’ di sana follia dopotutto. Può davvero salvarti dal prendere tutto troppo seriamente e sprofondare nella negatività. Non credete?
Manuel: L’energia positiva e la continua ricerca della varietà nella musica dei Kontrust sono sempre state dei capi saldi del suono che abbiamo proposto negli ultimi anni e ancora oggi con Madworld. È difficile dare un’etichetta alla nostra musica, considerando che molto spesso nasce dalle esperienze più disparate e dalle ispirazioni da differenti generi musicali. Abbiamo sempre cercato di rimanere aperti a nuovi stimoli e penso che questo non cambierà.
Un famoso artista italiano in una delle sue canzoni più famose ha scritto: “ Il mondo è così brutto che non ne rideremo mai abbastanza” e penso che questa citazione si sposi alla perfezione con le intenzioni del vostro ultimo lavoro. Sono convinto che ciascuno di noi dovrebbe cercare il lato positivo o quantomeno il lato buffo di alcune situazioni, per quanto drammatiche. È un tipo di attitudine capace di fare davvero la differenza. Non so se la musica riuscirà mai a cambiare davvero le cose ma finchè sarà in grado di offrire un differente punto di vista e spunti interessanti, non smetterà mai di annoiarci e forse riuscirà nel suo piccolo ad aiutarci a sopportare gli aspetti più drammatici della nostra vita. Parlavamo prima delle vostre ispirazioni, quali sono i generi che vi hanno influenzato maggiormente?
Manuel: Per la scrittura di Madworld, specialmente durante la recente pandemia, personalmente ho ascoltato molta musica elettronica ma anche molta musica pop ed hip hop. Queste influenze sono chiaramente riscontrabile nelle nostre canzoni, in particolar modo la parte elettronica che va ad arricchire al nostra consueta vena più rock e metal. Ma possiamo davvero dire di ascoltare un po’ di tutto e le idee non arrivano solo dalla musica ma da altre forme d’arte come il cinema e perfino la televisione. Sono convinto debba però avvenire con un processo naturale senza forzature.
Julia: Se riesci a rimanere aperto e disposto ad entrare in contatto con le novità, sarai in grado di ricevere le ispirazioni più varie.
Vorrei infine soffermarmi su una canzone in particolare che è “Lederhosen Overkill” (Per chi non lo sapesse i Lederhosen sono parte di un costume tradizionale, non solo austriaco ma anche diffuso nel Sud Tirolo in Italia). Da dove viene questo titolo? So inoltre che indossate molto spesso i Lederhosen durante le vostre esibizioni da vivo.
Manuel: Sì esatto. Come hai giustamente ricordato di tratta di costumi tradizionali e dall’uscita della nostra canzone “Bomba”, questo costume è diventato il nostro simbolo e un vero e proprio tratto distintivo utilizzato durante i concerti. La canzone “Lederhosen Overkill” voleva essere da un lato un omaggio a questo nostro simbolo appunto, dall’altro però anche una sorta di presa di coscienza rispetto al fatto che identificarsi così tanto con un qualcosa può in qualche modo bloccarti ed impedirti di innovare costantemente il tuo stile e anche la tua musica più in generale. Può diventare un peso difficile da sostenere un po’ come tutte le maschere alla fine. Inoltre puoi immaginare quanto fosse pesante per noi vestire questo costume durante le giornate più calde dei faticosi tour estivi.
Forse conviene sempre non legarsi troppo a lungo ad un simbolo per non correre il rischio di perdere un po’ della duttilità a cui facevamo riferimento poco fa. Questa canzone si rivela dunque ben più profonda di quello che potrebbe risultare da un primo ascolto. A questo punto mi viene da chiedervi: qual è la vostra canzone preferita dell’album e perché ?
Julia: Penso che la mia preferita sia “Pulling”, ma per quanto riguarda l’esecuzione dal vivo penso che “I Can’t Control It” sia imbattibile.
Manuel: Ti confesso che è stato molto difficile anche solo scegliere quale canzone di Madworld dovesse diventare un singolo oppure no. Le mie preferite sono sicuramente “Rock To Out Of Space” e “Black Soul”. Penso che la prima rappresenti alla perfezione i nuovi elementi sonori, principalmente elettronici, introdotti in questo album, mentre la seconda è forse la traccia con le sonorità più pesanti di tutte e adoro il suo groove. “Black Soul” fu anche la primissima canzone prodotta di Madworld, quindi ci sono particolarmente legato.
“Black Soul” rappresenta quanto il vostro suono non scenda a compromessi, dimostrandosi duro e pensante come il sano metal richiede. Confesso che fin dalle prime note “Phisically Like You” mi è rimasta in testa e non riesce ad abbandonarmi.
Manuel: Abbiamo deciso di metterla per prima proprio per questa ragione. Speravamo in effetti che avrebbe fatto questo effetto, oltretutto rappresenta un po’ una sorta di ponte tra le nostre sonorità passate e quelle più moderne introdotte in Madworld.
Vedo che per il momento non siete in tour, quando pensate di partire con i concerti ? potete darci un anticipazione a riguardo ?
Manuel: La pianificazione è in corso ma ci stiamo lavorando e non vediamo l’ora di partire con una nuova ed esaltante stagione di concerti.
Potrei suggerivi di fare un salto in Italia. Se prima parlavamo di rimanere in contatto con la propria follia, vi posso assicurare che in Italia abbiamo il pubblico migliore in questo senso. Se cercate della sana follia dovete assolutamente passare a trovarci e non ve ne pentirete.
Manuel: Buono a sapersi Loris! Faremo il possibile per passare a salutare anche il pubblico italiano. I nostri ultimi concerti nel tuo paese sono stati memorabili.
Manuel, Julia è stato un piacere parlare con voi e se mi permettete provo a rispolverare il mio tedesco per un augurio: “Viel Glück for die album!”.
Manuel: Pronuncia perfetta! allora “Grazie mille Loris”.
Anche il tuo italiano non è male! Grazie ancora
Julia: Grazie a te Loris.





