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Ma sì, il messaggio è chiaro! Viviamo alla giornata godendoci quello che ci offre la vita, apprezzando le piccole cose. Concentriamoci soprattutto sugli affetti, sui sentimenti e sulle emozioni di questa veloce esistenza terrena. Certo, queste sono parole semplici e forse anche scontate ma da non sottovalutare nella frenetica e convulsiva vita moderna di tutti i giorni. Ecco, questo primo lavoro solista del cantautore americano John Corabi è semplice e leggero come il concetto esposto prima e sottoscritto a pieni voti dallo stesso cantautore statunitense. Il suo è un lavoro che nel complesso suona “classico”, ma non datato e la sua graffiante e carica voce soul diventa lo strumento principale che trascina tutto il resto. Attualmente John è il frontman dei superlativi hard rockers The Dead Daisies ma negli anni ’80 entra nei The Scream, mentre nei primi anni ’90 fa un salto di qualità sostituendo, per un breve periodo, il cantante Vince Neil dei Motley Crue. Attenzione però perché Ney Day è lontano anni luce dal metal ottantiano del giovane Corabi; l’album vanta un genuino e caldo suono southern rock e un pizzico di funky. Il produttore Marti Frederiksen (Aerosmith, Ozzy Osbourne, Buckcherry) cattura sapientemente l’essenza “live” di Corabi, costruendo arrangiamenti che richiamano la grandiosità melodica del rock degli anni ’70, con forti influenze che spaziano dal soul al blues per un sound senza tempo e intimamente personale.
Lo stesso produttore contribuisce a livello strumentale con chitarre, cori, pianoforte e percussioni; Evan Frederiksen collabora alla batteria, al basso, all’organo, alla chitarra elettrica e al mandolino; Richard Fortus (Guns N’ Roses) alla chitarra solista; Paul Taylor (Winger, Steve Perry) al pianoforte, all’organo e al clavinet, mentre Charlie Starr (Blackberry Smoke) è protagonista negli assoli di chitarra. Per chi ama sonorità più robuste ci sono comunque dei bei pezzi rock, come la cadenzata “Your Own Worst Enemy”, incisa nel 2022, dal suono abbastanza funky e con un fantastico ritmo che prende al primo ascolto o la grintosa “1969” con delle armonie e dei sensuali ritmi che ricordano i Creedence Clearwater Revival.
Anche l’attraente title track non scherza in termini di vigoria in quanto è un viaggio indietro nel tempo nella famosa West Coast americana e presenta dei profondi momenti acustici seguiti da vivaci e stratificati arrangiamenti rock. Il southern rock e il blues fanno poi capolino in “That Memory”, dove la spensierata e allegra atmosfera sudista guida la melodia e la rauca ugola di John accompagnato da molti assoli chitarristici che scaldano il cuore. Sulla stessa scia troviamo il lento blues “Faith, Hope And Love”, che decelera di molto i toni e che sa molto di familiare e proveniente da band storiche come i The Black Crowes. Lo spirito nostalgico e nativo della sua amata patria si ode pure nel settantiano pop/rock and blues della ritmata e malinconica “When I Was Young”, pezzo alla Rod Stewart caratterizzato da un mix di chitarre acustiche ed elettriche con l’aggiunta del suono inconfondibile del mandolino, mentre il proseguo della battente “One More Shot” offre un esaustivo e coinvolgente funky blues di vecchia “scuola” che ricorda e omaggia il grande Bob Seger. La semplice “Laurel” spicca per il suo country rock grazie al grande lavoro melodico e arpeggiante della chitarra ma anche grazie alla lamentosa, efficace e calda timbrica vocale dell’esperto cantante di Filadelfia. Il proseguo della discreta e sentimentale “Good To Be Back Here Again” scava più a fondo in quella vena country-blues tipica del Sud degli Stati Uniti D’America molto amata e mai abbandonata da Corabi. Piace anche lo sdolcinato e orchestrale lento “Love That’ll Never Be” interpretato divinamente dalla passionale e melanconica voce dell’artista statunitense. Le sue sfumature vocali sono brevi e delicate giungendo a un punto in cui la tristezza e la speranza si fondono con la pace e la serenità interiore del musicista. Questo aspetto si nota in verità in tutti i brani di questa riflessiva e per certi versi autobiografica raccolta. La terz’ultima in scaletta, “Cosi Bella” è un singolo precedentemente pubblicato da John nel 2021 e per l’occasione inserito in questa set list. La canzone è infarcita di puro soul ed è accompagnata da un pianoforte e da una sezione di fiati nella parte centrale.
Ottimo lavoro anche da parte di una galoppante sezione ritmica e squisito è pure il ritornello ma la ciliegina sulla torta è il gustoso assolo chitarristico sviluppato nella parte finale. La cover di “Everyday People” degli Sly And The Family Stone chiude con il botto e sempre con quella atmosfera melodica della West Coast così cara al singer americano ma anche ai componenti della sua magnifica band i quali si divertono in modo naturale e sincero a fare benissimo ciò che eseguono strumentalmente. Se amate le sonorità eterogenee del rock degli anni ’70 in tutta la sua meravigliosa varietà, allora questo è un album che apprezzerete da subito. Non inventa nulla e non è neppure originale, ma è solamente un intimo viaggio nella storia immortale del rock a stelle e strisce e dei generi che lo hanno contaminato visto attraverso gli occhi di uno dei più grandi musicisti della nostra generazione e di uno dei cantanti più sottovalutati del panorama internazionale.
“Sono davvero entusiasta che tutti possano ascoltare questa nuova raccolta di canzoni! Volevo realizzare un album di brani eclettici e genuini che ricordassero la musica con cui sono cresciuto, e credo davvero di esserci riuscito! Questo è un classico del rock and roll che suona come gli anni ’60 e ’70… Alzate il volume e godetevelo!!!”, afferma John Corabi.



