SIGH – Goh-ka

Titolo: Goh-Ka
Autore: Sigh
Nazione: Giappone
Genere: Black Metal - Avant Guarde
Anno: 2026
Etichetta: Peaceville Records

Formazione:

Mirai Kawashima – basso, voce, programmazione, tastiere, strumenti a fiato
Dr Mikannibal – voce e sassofono
Nozomu Wakai – chitarra

ospiti e turnisti:
Frédéric Leclercq – basso
Mike Heller – batteria
Mikael Åkerfeldt – assolo di chitarra su Unputenpu


Tracce:

Kuso-shi 1, 2, and 3 9:13
Jigoku-Zoshi 1: Unkamusho 3:56
Anzenshokon 6:26
Kuso-shi 4, 5, and 6 7:24
Shoso 0:59
Unputenpu 5:43
Jinmenjushin 6:16
Jigoku-Zoshi 2: Tokatsujigoku 3:08
Kushukankyo 1:51
Kuso-shi 7 2:00
Kuso-shi 8 and 9 / Mettaijakujo 11:24


Voto del redattore HMW: 8,5/10

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Tra le uscite discografiche di una recente collana curata dalla DeAgostini c’erano anche i Sigh, storico gruppo giapponese dedito a un metal estremo tanto sperimentale quanto difficile da catalogare. Come sempre ho aperto il disco, l’ho messo sul piatto e ho iniziato l’ascolto quasi per routine, giusto il tempo di verificarne la qualità e capire se, tra tanti titoli che ancora non conoscevo, ci fosse qualcosa in grado di attirare la mia attenzione.

È bastato poco.

Imaginary Sonicscape si è rivelato un disco fuori da qualsiasi schema. Il sassofono, gli strumenti inconsueti, le atmosfere psichedeliche e quell’inconfondibile sapore orientale inserito in un contesto metal estremo mi hanno letteralmente spiazzato. Mi sono ritrovato a chiedermi da dove arrivasse una band tanto particolare e perché nessuno me ne avesse mai parlato prima. Quel disco è ripartito più volte dall’inizio e nei giorni successivi è tornato spesso sul giradischi, nel tentativo di assimilare le follie sonore del trio nipponico.

Da allora i Sigh sono rimasti una presenza fissa tra quelle band che sfuggono a qualsiasi definizione. Formatisi nel 1989, hanno sempre utilizzato il black metal soltanto come punto di partenza, contaminandolo con progressive, psichedelia, musica classica, jazz, colonne sonore horror e una forte identità culturale giapponese.

Dietro a tutto questo c’è Mirai Kawashima, autentica mente del progetto, che si occupa di voce, tastiere, orchestrazioni, percussioni, strumenti a fiato e di gran parte della componente compositiva. Al suo fianco troviamo Dr Mikannibal (Mika Kawashima), cantante, sassofonista e performer entrata nella band nel 2007 e successivamente diventata anche sua moglie. A completare la formazione c’è oggi il chitarrista Nozomu Wakai, entrato nel 2022.

Vale la pena soffermarsi anche sui musicisti coinvolti nelle registrazioni. Al basso troviamo infatti Frédéric Leclercq, noto anche per la sua militanza nei Kreator, mentre dietro alle pelli siede l’eccellente Mike Heller. A impreziosire ulteriormente il lavoro arriva anche Mikael Åkerfeldt degli Opeth, autore di uno splendido assolo nel brano Unputenpu. Uno dei brani indubbiamente più riuscito, assieme a Jinmenjushin. Pezzi che non si risparmiano nella loro lunghezza compositiva e vanno quindi assaporati, centellinati.

Con queste premesse prende forma Goh-Ka, un lavoro che rappresenta la naturale evoluzione del percorso artistico dei Sigh. Le continue evoluzioni tecniche e psichedeliche della band rimangono intatte, mentre Mirai Kawashima continua a divertirsi nel fondere strumenti, orchestrazioni e soluzioni imprevedibili con elementi tipici della tradizione musicale nipponica.

Il black metal continua così a essere soltanto una delle tante sfumature di un linguaggio musicale molto più ampio. Ci sono riff estremi, accelerazioni feroci e scream laceranti, ma convivono con passaggi progressivi, arrangiamenti orchestrali, fiati, melodie orientali e improvvise deviazioni psichedeliche. Un insieme che sulla carta potrebbe sembrare caotico ma che, sorprendentemente, mantiene sempre una propria coerenza.

Anche il concept merita attenzione. Il titolo Goh-Ka racchiude diversi significati legati alla cultura buddhista e il filo conduttore dell’album è rappresentato dai Kusōzu, una serie di dipinti che illustrano le varie fasi della decomposizione del corpo umano dopo la morte. Un invito a riflettere sull’impermanenza della vita, sulla caducità della bellezza e sull’inevitabilità della morte. Non a caso le stesse illustrazioni sono state utilizzate anche per la copertina e il libretto del disco.

Per chi ancora non conoscesse i Sigh, Goh-Ka è probabilmente uno dei modi migliori per avvicinarsi al loro universo sonoro, pur restando un ascolto tutt’altro che semplice. Qui convivono metal progressivo, avanguardia, psichedelia, musica classica, influenze orientali e frammenti di black metal che emergono e scompaiono continuamente senza mai diventare predominanti. È un disco che richiede attenzione, diversi ascolti e una certa apertura mentale, ma ripaga con una personalità che oggi appartiene a pochissime altre formazioni.

Non sarà un album destinato a mettere tutti d’accordo e probabilmente lascerà perplessi gli amanti del black metal più ortodosso. Proprio per questo, però, merita di essere ascoltato. Dopo oltre trent’anni di carriera i Sigh continuano a essere una delle realtà più originali e imprevedibili dell’intero panorama metal, e Goh-Ka rappresenta l’ennesima dimostrazione di una creatività che sembra non conoscere limiti.

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