TRIOSPHERE – Oceans Above, Stars Below

Titolo: Oceans Above, Stars Below
Autore: Triosphere
Nazione: Norvegia
Genere: Heavy Metal
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Ida Haukland – Basso e voce
Marius Bergesen – Chitarra
Tor Ole Byberg – Chitarra
Kenneth Tårneby – Batteria


Tracce:

01. Premonition
02. Of Tyrants
03. Oceans Above, Stars Below
04. Monster’s Ball
05. Through The Phantom Wall
06. Shorelines
07. Lightning In A Bottle
08. Encore
09. Embers
10. Orpheus’ Bane
11. Cadence Of Chaos
12. Gjenklang


Voto del redattore HMW: 7/10

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Quello che piace dei norvegesi Triosphere è che sin dagli inizi hanno unito riff chitarristici tecnicamente e melodicamente impeccabili,  e la voce possente della cantante/bassista Ida Haukland, che ricorda molto quella della famosa Doro Pesch, dando sempre vita a una raccolta di brani semplicemente esplosivi. Lo stesso discorso si puo’ fare in questo nuovo lavoro discografico intitolato: Oceans Above, Stars Below, che vede la luce dopo dodici anni di assenza dalle scene. I Triosphere pubblicano il loro album di debutto Onwards con la FaceFront Records nel 2006. L’album  riceve recensioni entusiastiche e il premio “Miglior album metal” dalla JPF, la più grande organizzazione musicale indipendente al mondo, durante i JPF Awards annuali tenutisi a Nashville nel 2009. Nel 2010, la band firma con la AFM Records, che incide il loro secondo album The Road Less Travelled nel 2010 e The Heart Of The Matter  nel 2014. Entrambi i dischi ricevono un enorme successo di critica in tutto il mondo e, di conseguenza, un numero crescente di ascoltatori. Il sound è sempre un power thrash metal con accattivanti e robusti giri di chitarra, come nell’iniziale e micidiale “Of Tyrants”, pezzo asfissiante di veloce power trash guidato dalle efficaci e melodiche linee vocali di Ida che culminano in un ritornello armonico ed energico che colpisce in pieno.

Ottimi i giri di chitarra e l’ipersonico e prolungato assolo chitarristico di Tor Ole Byberg e di Marius Silver Bergesen che sciorinano tecnica e abilità. Ne sono esempi lampanti la tellurica, “Monster’s Ball”, dove i due si alternano con spigolosi e coraggiosi salti in tremolo con le loro fedeli sei corde elettriche alternando momenti rapidi ed esecutivi con altri piu’ leggeri e lenti. La melodia è il ritmo profuso da basso e batteria a doppia cassa sono in generale anche la forza della formazione nordica che è capace sempre di sviluppare bei e interessanti ritornelli. Lo stesso discorso si puo fare per la dirompente e massiccia “Orpheus’ Bane”, caratterizzata sempre dalla convincente e pesante ugola della singer e bassista scandinava. Le cose migliori si sentono nella title track, un altro travolgente brano che parte in quarta con la voce arrabbiata e allo stesso tempo serafica della frontwoman vichinga che spinge al limite le sue capacità vocali. Le venature AOR propulse dalle taglienti chitarre elettriche e la timbrica vocale, a volte melodica, portano a diverse atmosfere sonore. Alcune dure e incontenibili con assoli lunghi e pazzeschi ad altre più pacate ma sempre adrenaliniche che colpiscono in positivo già al primo ascolto.

La ciliegina sulla torta è comunque il coinvolgente mid-tempo “Through The Phantom Wall”, pezzo di martellante heavy metal in cui ogni strumento trasuda un’atmosfera di pericolo e drammaticità, in linea con il testo che parla di come l’umanità nel corso della storia abbia progettato e perito all’interno di muri illusori. Particolari gli assoli orientaleggianti e sdolcinati che avvolgono in un’ambientazione magica e sognante che sparisce all’improvviso quando nella parte finale riparte il super orecchiabile ritornello del pezzo, accompagnato ancora una volta dalle acutissime corde vocali della Haukland. Nella elegante e raffinata “Shorelines”, la formazione si concede una inaspettata incursione nel tradizionale rock melodico, alleggerendo la pesantezza degli altri brani della set list dimostrando di poterselo permettere e  attirando in questo modo anche le simpatie degli amanti dell’AOR. La stessa scia prosegue ma rallentando di brutto, nella lamentosa ed emotiva ballata “Encore”, caratterizzata dalla pulita e passionale voce della cantante norvegese, da un malinconico pianoforte e dà degli archi. Sinceramente nulla di eccezionale e troppa leggerezza fuori luogo per una band come i Triosphere che non hanno certo bisogno di brani come questo per allargare i propri orizzonti.

Con la penultima e maestosa “Cadence Of Chaos”, la formazione alza un po’ l’asticella con una sonorità epica culminante in un esuberante e melodioso ritornello accompagnato sempre dalla grandiosa voce di Ida e da degli ottimi cori ma anche dalle melodiose e funamboliche chitarre elettriche di Bergesen e Byberg che vicendevolmente si scambiano i loro virtuosi assoli. Il disco praticamente finisce qui perché l’ultima e strumentale “Gjenklang” eseguita con il piano e gli archi non ha proprio senso in un contesto del genere. I Triosphere sono sicuramente una band valida e interessante che spazia tra l’hard rock, il power prog e il thrash metal offrendo anche dei suoni moderni e commerciali meritando di essere seguita e sostenuta. Vediamo se questo è un nuovo inizio o se ancora dovremmo aspettare un altro decennio per vederli all’opera magari concentrandosi di più sul metal che sul rock classico dove onestamente sono troppo prevedibili e debolucci.

La band afferma: “È stata una lunga, lunghissima avventura! Ma siamo felici e orgogliosi di poter dire che ancora una volta crediamo di aver realizzato un album potente e di grande impatto, e siamo entusiasti di aver collaborato con la fantastica Frontiers Music per la sua pubblicazione! È un album più intenso, sia nell’atmosfera che nel ritmo, con ritornelli e melodie più cool che mai, e speriamo e crediamo fermamente che gli ascoltatori riterranno che l’attesa sia valsa la pena!”

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