THE DAMN TRUTH – The Damn Truth

Titolo: The Damn Truth
Autore: The Damn Truth
Nazione: Canada
Genere: Hard Rock
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Lee-la Baum – Voce e chitarra
Tom Shemer – Chitarra solista
PY Letellier – Basso
Dave Traina – Batteria


Tracce:

01. Be Somebody
02. I Just Gotta Let You Know
03. Love Outta Luck
04. If I Don’t Make It Home
05. Better This Way
06. Mirror Mirror
07. All Night Long
08. The Willow
09. Addicted
10. Killer Whale
11. The Dying Dove
12. Be Somebody (Live From Hotel2Tango)


Voto del redattore HMW: 8,5/10

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Sulla scia del successo dell’omonimo album uscito nel 2025 per la Spettra Musique — acclamato dalla critica e candidato ai Juno Award — la potente rock band canadese The Damn Truth ripubblica The Damn Truth (Deluxe Edition) in tutto il mondo tramite l’italiana Frontiers Music arrivando così alla prima uscita fisica globale del disco. Registrato presso i Warehouse Studios di Bryan Adams a Vancouver, questa raccolta di undici brani ritrae una formazione all’apice della propria forma, insieme al leggendario produttore Bob Rock (Metallica, Mötley Crüe, Skid Row, The Offspring, Bon Jovi) nuovamente alla console. Il risultato è un disco che trasmette una vitalità ormai sempre più rara nel rock attuale. L’album possiede in più anche la bonus track “Be Somebody – Live at Hotel2Tango”, che cattura la potenza e la maestria musicale alla base delle esibizioni dal vivo dei rockers canadesi composti da Lee-la Baum (voce solista/chitarra), Tom Shemer (chitarra solista), PY Letellier (basso) e Dave Traina (batteria). Il loro esplosivo sound di rock moderno, grintoso ed energico esplode proprio con la prima “Be Somebody”, dove l’iniziale intro di chitarra acustica lascia il posto a un ritornello irresistibile e a dei cori guidati dalla potente voce della cantante Lee-la Baum. Il gruppo fonda comunque il proprio suono anche sul rock classico con una carica contemporanea e abbastanza travolgente.

Il ritmo incalzante di “I Just Gotta Let You Know”, caratterizzato da un pulsante basso e da una battente batteria, raggiunge l’apice nel melodico ritornello ma soprattutto nel travolgente assolo di chitarra del bravissimo guitar hero nord americano. Nella successiva rock and blues, “Love Outta Luck”, si ammira il lavoro della roboante chitarra elettrica di Tom Shemer che sprizza emozioni da tutte le note non sembrando assolutamente un semplice sfoggio di virtuosismo tecnico. La sezione ritmica, composta da PY Letellier e Dave Traina fa il resto creando una base solida e al contempo flessibile. Insomma, puro rock n’ roll eseguito con una sfacciata sfrontatezza aiutata da un leggero sfondo di sintetizzatori che emanano positività e vivacità.

Dopo quest’inizio scoppiettante arriva la suggestiva e bluseggiante ballata “If I Don’t Make It Home”, dallo stile simile a quello dei Lynyrd Skynyrd, in cui l’incredibile e appassionata timbrica vocale della singer cattura ed ipnotizza immediatamente l’ascoltatore già dalla prima parola. Il pezzo parte piano ma man mano che passano i secondi cresce d’intensità diventando sempre più incisivo e coinvolgente rivelando così non solo il lato più delicato dei The Damn Truth, ma anche la grande alchimia che li unisce. Quasi sulla stessa lunghezza d’onda troviamo nel proseguo la dinamica e orecchiabile “Better This Way” con la dolcissima frontwoman che con la sua rauca ugola guida ancora una volta i cori, immergendo l’ascoltatore in un’ondata di vibrazioni positive. La fenomenale chitarra elettrica di Shemer si unisce alla martellante batteria di Traina per accelerare il ritmo prima che le melodiche e appassionate corde vocali di Lee-la Baum riportino dolcemente questo brano, dalla matrice country, verso la sua conclusione.

Piace anche il ritmo frenetico di “Mirror Mirror” fondato sempre dalla convincente e profonda voce della cantante canadese sostenuta da spigolosi e robusti giri di chitarra e da una sezione ritmica che non dà tregua. La cadenzata e potente “All Night Long” ha un suono delle chitarre elettriche ed un ritmo che ricordano i primi Iron Maiden ottantiani con Paul Di Anno in sella, ma i ragazzi non sfociano sul puro metal attestandosi solo su spigolosi ed armonici ritmi hard rock indirizzati sempre dalla straordinaria e massiccia chitarra di Tom. A parte quest’ultima traccia e il lento precedente la maggior parte dei pezzi  si aggira intorno ai tre minuti, concentrando il massimo impatto in una forma concisa e spesso tradizionale, come nel caso della intrepida “The Willow”, che prende spunto dall’epoca d’oro dei leggendari Led Zeppelin con i musicisti che non si snaturano imitando i propri idoli e mantenendo la loro spiccata personalità. La traccia parte piano per poi accelerare alternando i due momenti con la melodiosa e robusta chitarra elettrica di Shemer aiutata ritmicamente dalla sei corde di Lee-la Baum. La terzultima in scaletta “Addicted” ha invece una palpitante base funky, con la cantante che sforna un cantato molto pulito e melodioso.

Si può dire che Lee-La Baum è proprio l’asso nella manica dei The Damn Truth perché eccelle in una vasta gamma di stili vocali e poi perché ha un carisma che cattura subito l’attenzione. Lo si sente soprattutto nella tirata e dura “Killer Whale” cantando a squarciagola sotto i colpi di spigolosi riff chitarristici e da una precisa e tellurica sezione ritmica. Il brano finale, la corale “The Dying Dove”, si apre con il suono leggero e caloroso dell’organo Hammond per poi salire in cattedra con un groove piu’ forte e pesante. I canadesi riescono a creare momenti riflessivi e pacati ad altri più intensi lasciando comunque spazio alla melodia e alla determinata voce di Lee che veicola egregiamente gli altri galoppanti strumenti verso maestose e suggestive armonie. In conclusione, i The Damn Truth dimostrano la loro capacità di creare atmosfere settantiane e ottantiane senza perdere slancio con una produzione moderna e registrando con un uso minimo di sovraincisioni. Il tutto condito in un miscuglio di stili che funziona magnificamente.

La band dichiara: “Vedere queste canzoni entrare a far parte delle vostre vite è stata la ricompensa più grande che abbiamo mai ricevuto come artisti. Abbiamo ascoltato più volte le vostre storie, le vostre interpretazioni e i legami profondamente personali che avete creato con questa musica. Questa è la vera magia del rock & roll: una volta che le canzoni lasciano le nostre mani, appartengono a tutti noi”.

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