STRYPER – Throne Of Thorn

Titolo: Throne Of Thorns
Autore: Stryper
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Heavy Metal
Anno: 2026
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Michael Sweet – Voce solista, chitarra solista e ritmica
Robert Sweet – Batteria e percussioni
Oz Fox – Voce, chitarra solista e ritmica
Perry Richardson – Basso e voce


Tracce:

01. Throne oF Thorns
02. Here In Your Heart
03. Falling
04. I’m Alright (I’m Okay)
05. Waiting For You
06. Carry The Flame
07. Hollywood
08. Beautifully Broken
09. Ashes To Roses
10. Alone Again
11. Shadowbreaker


Voto del redattore HMW: 8,5/10

Visualizzazioni post:70

Dagli inizi del nuovo millennio i leggendari pionieri del Christian metal Stryper sembrano avere acquisito una seconda giovinezza nonostante siano sulla scena heavy metal da più di quarant’anni. Il diciottesimo album in studio della loro carriera, Throne Of Thorns, conferma questa positiva tendenza abbinando i soliti testi religiosi, dai messaggi positivi e incoraggianti, a una sonorità dura e aggressiva che li fa amare al primo ascolto, soprattutto dal vivo come nell’ultimo Frontiers Rock Festival in cui sono stati semplicemente devastanti. Da questa nuova fatica emerge quindi un connubio vincente tra l’hard rock e il melodic metal che si discosta dalle venature pop metal degli anni’80 e che li vede oggi decisamente più pesanti e più affamati di prima. Anche chi non li segue può apprezzare brani come l’incalzante “Here In Your Heart”, dove le chitarre elettriche partono con un riff insistente e a ritmo moderato per poi condurre ad un ritornello imponente arricchito da cori e da sintetizzatori in sottofondo.

Michael Sweet imprime la sua rassicurante e acuta timbrica vocale ma sfoggia anche un lavoro chitarristico davvero impetuoso soprattutto nel breve e conciso assolo aiutato dal suo discepolo Oz Fox. La tela chitarristica tessuta dai due segue uno schema dinamico caratterizzato da compatti e cristallini giri di chitarra e da duelli solistici virtuosistici che richiamano prepotentemente l’estro e l’esuberanza tipici degli anni ’80. Gli americani non sono una band che cerca di sperimentare o reinventare il mondo del rock perché sostanzialmente seguono fedelmente la tradizione e la buona melodia. Il loro punto di forza sta nella loro grande passione per la musica e per l’alchimia che regna in una formazione che conta ancora tre membri fondatori, come i fratelli Sweet e Oz Fox, capaci di mettere in campo tanta esperienza, molta energia e parecchia precisione musicale.

La ricerca spasmodica delle melodie si ode subito proprio nell’iniziale e cadenzata title track, pezzo di classico ma anche moderno heavy metal  contraddistinto da un orecchiabile ritornello infervorato da sublimi cori di contorno e da una battente sezione ritmica. La successiva e ritmata “Falling” è un’altra canzone robusta ed ammaliante con un irresistibile ritornello guidato dalla roca e aggressiva voce di Michael supportato sempre da ottimi cori. Fenomenale è poi il lungo e fulminante assolo chitarristico ma in generale è tutta la composizione, dalla musicalità dolce e rifinita di stampo ottantiano, che brilla con il batterista Robert Sweet e il bassista Perry Richardson sempre sugli scudi. Il disco è comunque pieno di enormi arrangiamenti e melodiosi ritornelli, ottimi da cantare a squarciagola, come nel caso della vivace “Carry The Flame” costruita su ruvidi riff chitarristici e dalla avvolgente ugola di Sweet culminante in un super orecchiabile refrain che si stampa immediatamente in testa. Pur con un ritmo meno convulso, rispetto a ciò che si è udito in precedenza, il brano si muove comunque su territori più pesanti, abbinando densi giri di chitarra ad una batteria caratterizzata dalla doppia cassa. Azzeccati sono poi i prolungati e gli alternati assoli chitarristici tra Michael e Oz ma anche i cuonseti e indovinati cori che danno un tocco di armonia in piu’. Insomma, la qualità non manca come nella contagiosa e roboante “I’m Alright (I’m O.K.)”, pezzo metal superlativo e coinvolgente in cui ancora una volta la fanno da padrone le due esuberanti e virtuose chitarre elettriche, gli indovinati cori e le acute e agghiaccianti corde vocali del bravissimo singer statunitense. Spicca quindi la tipica voce di Michael Sweet capace di interpretare tutti i brani alla perfezione grazie alla sua potente e riconoscibile voce che non delude mai passando con naturalezza da turbinosi acuti a profondità cariche di emozione e sentimento, come nel caso delle sdolcinate e zuccherose “Waiting For You” e della melodicissima “Ashes To Roses”.

Entrambe posseggono un fascino particolare che si fonde principalmente sull’interazione tra voci e chitarre soliste ma con la prima song che si può definire una vera e propria power ballad. La seconda è invece una semi-ballad in cui il frontman canta in modo pulito e profondo accompagnato da un ritmato e robusto groove esaltato dalla precisione e dalla tecnica di Perry Richardson al basso e da Robert Sweet alle pelli. Piace pure la pulsante e allo stesso tempo soave, “Hollywood”, un mid tempo che spicca il volo grazie al suo armonioso e angelico ritornello. Sulla stessa scia troviamo pure la dinamica e diretta “Beautifully Broken”, che senza fronzoli punta decisamente su sonorità hard rock tradizionali grazie alle due spigolose e graffianti chitarre elettriche frenate solo da arrangiamenti armoniosi e voci armonizzate che richiamano la solennità di una funzione religiosa, soprattutto nel mieloso e ruffiano orecchiabile. Se la penultima e sprezzante “Alone Again” non lascia il segno rispetto a cio’ che si e’ sentito fino ad ora, anche se il suono ossessivo e melodioso delle sei corde elettriche crea un clima inquietante e cupo, l’ultima e colossale “Shadowbreaker” è al contrario una traccia tellurica e devastante di grande impatto. Praticamente un vero e proprio inno heavy metal che mette in mostra una martellante sezione ritmica e l’ugola rabbiosa e sempre convincente del profeta Michael. Quest’ultimo poi, insieme alla chitarra di Oz, infiamma il pezzo con degli indiavolati e veloci assoli chitarristici che lasciano sinceramente estasiati.

Insomma, il modo perfetto per chiudere l’album e dare con classe lode a Dio. In conclusione, gli Stryper sfornano ancora una volta un disco creativo, coerente e con tanta maestria musicale che rappresenta una conferma granitica della posizione del gruppo californiano nell’affollata scena metal contemporanea. Dio esiste e loro ne sono sicuramente una lampante dimostrazione.

“Sono davvero soddisfatto del risultato finale di questo disco e del cuore che vi è stato infuso. Michael continua a mettere tutto se stesso nella musica e nel messaggio; Robert porta quella potenza ed energia che sono sempre state il battito vitale degli Stryper; la musicalità, il talento vocale e la dedizione di Perry non sono secondi a nessuno, e sono grato di condividere questo percorso con tutti loro.”, afferma il miracolato Oz Fox.

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