AZRATH XI – Kenos

Titolo: kenos
Autore: Azrath XI
Nazione: Italia
Genere: Progressive Death/Black metal
Anno: 2026
Etichetta: Northern Darkness Records

Formazione:

Antheres A.E.: Voce e Chitarra
Asmodevs D.D.: Batteria e tastiera
Dioskouroi D.F.: Basso e cori
Enlil A.N.: Chitarra solista e cori


Tracce:

01. Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm (07:08)
02. Hamarteia (05:22)
03. Theoktonia (04:47)
04. Imposing My Will (Orchestral version) (03:42)
05. Kenòs (16:40)

DURATA TOTALE: 37:39


Voto del redattore HMW: 7,5/10

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Estate Italiana. A zonzo per una porzione di stivale nella calura agostana, un intrepido redattore e la sua bella mordevano l’asfalto macinando centinaia e centinaia di chilometri alla scoperta di quelli che un celeberrimo conduttore televisivo suole declamare di tanto in tanto ovvero “i Borghi più belli d’Italia”. Viaggio in macchina senza timori di lunghi silenzi – impediti congiuntamente dalle casse dell’impianto audio così come dalle svariate discussioni su chi avrebbe dovuto avvertire di quell’uscita mancata invece di guardare altrove – e proprio per l’occasione, tra innumerevoli classici e ascolti usuali, è normale trovare spazio anche per nuove uscite e band meno conosciute.

L’ascolto questa volta è ricaduto sulla nuova uscita discografica dei goriziani Azrath XI intitolata Kenos ed edita ben tredici anni dopo il precedente Ov Tentacles And Spirals. Per forza di cose, la fama dei quattro musicisti del lotto è inferiore a quella dei Tool, ma in quanto ad attesa ed esplorazione artistica, potrei dire che siamo lì come risultato!

Gli Azrath XI non hanno niente da spartire con la band americana al di fuori delle lunghe attese tra una pubblicazione e la seguente, giacché il loro è un particolare ibrido di Black e Death metal tecnico tenuti insieme da un inaspettata verve sinfonica e corale sostanzialmente nuova nel proprio suono rispetto al passato. L’elemento tecnico ed aggressivo della loro musica non mi era sconosciuto dopo aver assistito ad un loro concerto in una cornice già unica di per sé – La Chiesa sconsacrata di Pinerolo, dove i Nostri si sono esibiti in apertura agli Impaled Nazarene (Clicca qui per il Report) – e resa ancor più suggestiva dall’incredibile spettacolo offerto per l’occasione, ma i nuovi brani risaltano per diversità e ricerca stilistica di una propria personale impronta nel panorama estremo tricolore.

Sin dall’incedere dell’iniziale “Sepvlcretvm A Pelago Lambitvm” tra una dissonanza e l’altra ritroviamo un’energia oscura scandita dai blast beat successivi ai primi minuti del brano i quali si impongono come filo conduttore di una buona parte di canzone all’interno della quale possiamo reperire spunti di vario genere e e fattezza. Tutto il lavoro vive di intuizioni complesse e ricercate ben applicate alla forma canzone benchè la stessa sia ineluttabilmente smarcata da una netta definizione di strofa e ritornello, anche per riuscire a donare un effetto di “lucida follia” che ben si accompagna con l’intento di dar vita a incubi e miti di stampo prettamente lovecraftiano nei testi, come da tradizione oramai più che decennale degli Azrath XI.

Riuscire a trasmettere efficacemente la sensazione di puntuale smarrimento che deriva dall’ascolto di “Hamarteia” e “Theoktonia” non è semplice: proprio quando all’ennesimo ascolto pare finalmente essere giunta la giusta epifania per poter descrivere i brani, ecco che all’ascolto successivo un nuovo elemento incombe all’udito, spiegando nuove vele alla loro comprensione. Sicuramente un elemento che accomuna tutti i pezzi di Kenos, eccezion fatta per l’orchestrale strumentale “Imposing My Will” e l’aggiunta rispetto al passato di passaggi interni recitati o narrati ove ipotetici protagonisti condensano le sensazioni di terrore cosmico che sottendono al sottile filo conduttore testuale che avviluppa le cinque canzoni dell’album. Anche gli elementi strumentali a fiato, percussioni e altri strumenti a corda conferiscono una certa particolarità all’insieme, sublimandosi nella conclusiva e lunghissima “Kenos”.

Difatti, lungo più di sedici minuti scanditi da quattro recitativi che definiscono le parti della canzone, possiamo esplorare l’ambizione dei Nostri, i quali oltre alle consuete oscure scariche di metal estremo riescono ad trovare spazio anche per delicati e nostalgici intrecci di chitarra acustica prima di un affascinante sezione finale dettata dal protagonismo di un sassofono solista.

Difficile trovare critiche valide da proporre per quanto riguarda la prova esecutiva e di scelte compositive di tutta la band, proprio in virtù di un approccio creativo tanto dilungato nel tempo quanto valido in termini di risultato finale. Kenos vi lascerà straniti e sgomenti ai primi ascolti ma se quello che ricercate è la fuga dalle banalizzazione di molta parte della produzione discografica contemporanea, qui troverete pane (e follia) per i vostri denti. Non per bambocci.

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