TO THE GRAVE – Liberation Front

Titolo: Liberation Front
Autore: To The Grave
Nazione: Australia
Genere: Deathcore
Anno: 2026
Etichetta: BLKIIBLK Records

Formazione:

Dane Evans – Voce
Jack Simioni – Chitarra
Nic Webb – Chitarra
Matt Clarke – Basso
Connor Kingdom – Batteria


Tracce:

01. Meat The Humans
02. Nail Mary
03. Torture Porn
04. Eyestalk Ablations
05. Life Among The Septics
06. Calf Slicer
07. Limb From Lamb
08. You Know The Drill
09. Terrorfire
10. The World Is A Slaughterhouse


Voto del redattore HMW: 7,5/10

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Gli australiani To The Grave, band deathcore vegana, pubblicano il loro sesto album in studio con l’emergente etichetta BLKIIBLK, neo-costola metal della nostrana label Frontiers Music. Liberation Front è un lavoro di una pesantezza impressionante che non sorprende chi li conosce dagli esordi in quanto i musicisti sfornano feroci riff chitarristici, una indiavolata sezione ritmica e dei brutali breakdown  sicuramente mai emersi dalla lontana Australia. In più la loro carica live li porta in tutto il mondo al fianco di band come Lorna Shore, Thy Art Is Murder, Shadow Of Intent, Carnifex, Oceano e altre ancora confermandoli una delle formazioni più intense e coinvolgenti che il genere abbia mai partorito. Dato che non seguo in particolare questo genere, ammetto di essermi ascoltato i loro vecchi lavori accorgendomi che in questo nuovo disco i ragazzi mettono in secondo piano la tecnicità e il groove puntando decisamente a delle bestiali e orribili sonorità.

Questo aspetto si sente subito nell’iniziale e devastante “Meat The Humans”, canzone che offre nei primi secondi un breve e inquietante rumore elettronico che spaventa e prepara alla carneficina successiva. L’ambientazione è cupa e preoccupante per via dei violenti giri di chitarra dei due chitarristi Jack Simioni e Nic Webb e della veloce batteria che riescono ad emanare una sonorità sottile e minacciosa che conquista subito al primo ascolto. Insomma, rispetto al passato si spingono oltre per denunciare le numerose barbarie che l’umanità infligge non solo a se stessa ma soprattutto agli animali e all’ambiente non affidandosi obbligatoriamente ad una marea incessante di veloci e ripetitivi riff  che possono sovraccaricare di troppo il sound. La successiva “Nail Mary” è caratterizzata da una furia sonora in stile horror e dalla voce growl, a tratti recitata e a bassa tonalità, che è indubbiamente l’escamotage degli australiani per sorprendere con più violenza e irruenza.

Nella loro pesante e snella musica c’è sempre il messaggio di difendere i diritti degli animali sfruttando così queste micidiali sonorità per divulgare, senza alcuna violenza fisica, il loro intransigente credo. Infatti, la tellurica “Torture Porn” fa proprio tremare i timpani dell’ascoltatore con il minimo sforzo esecutivo. Il disprezzo verso l’uomo si ode non soltanto nella demoniaca ugola del singer ma anche nella infuocata e palpitante sezione ritmica capeggiata dalla doppia cassa di Connor Kingdom e dalle quattro corde metalliche di Nic Webb. Nella loro musica non c’è solo sangue, urla e giustizialismo, ma anche riflessioni sulla crisi climatica, come nella cadenzata battente in “Life Among The Septics”, traccia maledetta e straziante che accelera e rallenta grazie alla dinamicità delle due portentose sei corde elettriche. Se con gli ultimi album i ragazzi della Terra dei Canguri sperimentano nuove sonorità e nuovi elementi elementi, qui ritornano da dove sono partiti. Ovvero selvaggia aggressività e una violenza sonora quasi inarrestabile guidata dal frontman Dane Evans, che riduce le urla acute per dare ancora più risalto alla furia gutturale e viscerale che ribolle nella sua ribelle e dannata anima. Colpisce in positivo anche la devastazione catastrofica della dinamica “Calf Slicer” o l’innesto occasionale di atmosfere buie e industriali del claustrofobico e opprimente “Limb From Lamb”, brano dove gli artisti sciorinano anche del buon death metal scagliandosi, ancora una volta, contro la crudeltà verso gli animali e la distruzione dell’ambiente. Solo alla fine con il penultimo e drammatico “Terrorfire”, abbiamo, per pochi secondi e nel primo brano dell’album caratterizzato da pulite parti melodiche, una tregua armata per via di una registrazione vocale, dove un  uomo parla sui macelli e la mattanza che si compie in quei luoghi con in sottofondo delle sonorità post-metal alquanto tenebrose e raccapriccianti emanate dalle robuste e allo stesso tempo anche sottili chitarre elettriche.

Chiude la mattanza il conclusivo “The World Is A Slaughterhouse”, traccia potente e dagli arrangiamenti cinematografici. Il pezzo parte lentamente per poi essere trascinato dalle urla strazianti e dalle graffianti timbriche vocali di Evans appoggiato da tiratissimi riff e assoli chitarristici che chiudono violentemente un concept spaventosamente pesante e implacabile. Liberation Front è sicuramente una delle migliori è più incazzate fatiche discografiche dei To The Grave che vede la band ergersi ancora come una delle protagoniste nel panorama del deathcore moderno attuale e futuro. Se mangiare carne è un omicidio, allora l’ascolto di questa raccolta è la terribile punizione per chi lo fa!

“Liberation Front è nato come concept durante il tour in Australia dell’anno scorso, dopo aver deciso di voler realizzare un seguito di Director’s Cuts. Il risultato è un ibrido tra quel disco e una versione più incazzata di Everyone’s A Murderer. Contiene molti degli elementi che amo della band e un po’ di tutto spinto al massimo, con un’aggressività cupa e opprimente che ti stringe alla gola per tutta la durata dell’ascolto. Non vedo l’ora di suonare alcuni di questi brani dal vivo; è un capitolo davvero entusiasmante da aggiungere al nostro percorso”, afferma l’irriducibile Evans.

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