VANAHEIM – Roede Voor De Borst

Titolo: Roede voor de Borst
Autore: Vanaheim
Nazione: Olanda
Genere: Epic Folk Metal
Anno: 2026
Etichetta: Fireflash Records

Formazione:

Zino van Leerdam – Voce
Michael van Eck – Chitarra
Mike Seidel – Basso
Rikke Linssen – Violino
Bram Trommelen – Batteria


Tracce:

1. Geestenmist
2. Kroos en Slijk
3. Het Laatste Licht
4. Eendracht Maakt Macht
5. De Overtocht
6. Roede voor de Borst


Voto del redattore HMW: 8/10

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E iniziamo questa recensione con un sorriso! La prima cosa che ho fatto quando ho iniziato ad ascoltare Roede Voor De Borst dei Vanaheim, non avendo conoscenze di olandese, è stato chiedere a Google di tradurmi il titolo del disco: il servizio mi ha restituito un singolare e potenzialmente osceno ‘Asta pettorale’. Mi ci è voluto un po’ per trovare il vero significato, legato alle storie e leggende olandesi ottocentesche che sono l’oggetto del disco: l’espressione indica il momento in cui le ruote di un mulino sono ferme ad angolo retto, a rappresentare un “più”, il che indica che il mugnaio si sta riposando.

Al di là del folklore olandese, devo dire che ho molto apprezzato il secondo disco di questi ragazzi, che suonano un folk metal quasi, ma dico quasi, come si faceva venti anni fa. Certo, la riproduzione oggi del sound dell’esplosione pagana degli anni duemila è impossibile e irrealistica, e ovviamente nel disco ci sono diverse contaminazioni, ma possiamo ritenere i Vanaheim sufficientemente ‘ortodossi’. Teniamo anche conto che al disco partecipano pure Coen Janssen degli Epica and Nils Fischer degli Eluveitie, e che sia un caso o no (ma soprattutto per la seconda band, direi di no), nel sound entra qualcosa di entrambe queste formazioni.

“Geestenmist” (‘Nebbia fantasma’, stavolta la traduzione è sicura) apre in un modo che non ti aspetti, con un garbato sviluppo di archi e cori pacati; l’ingresso del cantato di Zino van Leerdam rende improvvisamente tutto epico e pomposo, e il brano poi cresce con l’ingresso di tutti gli strumenti elettrici e accelerando leggermente. Ne risulta un curioso ma riuscito mix di symphonic e folk metal, che nella seconda parte si concede pure qualche fuga strumentale. Toni più arcigni per “Kroos En Slijk” (‘Lenticchie e Fango’… anche questa, per quanto strana, mi sembra giusta!), che mantiene comunque un ritornello dai toni aperti e sontuosi, per un efficace contrasto. C’è una epicità oscura in “Het Laatste Licht” (‘L’ultima Luce’… a questa si poteva arrivare dal tedesco, dai!), che ha anche dei momenti che definirei gotici, quasi da fiaba nera, mentre “De Overtocht” (‘Il Passaggio’) può arrivare a ricordare i migliori Equilibrium, quelli dei primi dischi, prima della deriva modernizzante. Il vero capolavoro è la conclusiva titletrack: sia perché ha il refrain più orecchiabile, sia perché la commistione fra sinfonico ed estremo è la più organica, senza barocchismi né forzature, sia perché i cori qui sono proprio eccezionali, sia per la migliore e più grintosa prestazione di Zino… insomma, che spettacolo!

Sullo sfondo, accanto alle band citate, considererei anche i Finsterforst, che però sono un minimo più estremi, ma non scomoderei gli Ensiferum, che da almeno un decennio vanno verso altre direzioni; magari, ma giusto per qualche passaggio, viene da pensare a certe complessità degli Arkona, pur nella radicale differenza del cantato.

Sono questioni di lana caprina: qualunque cosa significhi esattamente il suo titolo, “Roede Voor De Borst” è un bel disco, e come tale lo consiglio ai folk metallers, se esistono ancora.

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