FORBIDDEN – Forbidden

Titolo: Forbidden
Autore: Forbidden
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Trash Metal
Anno: 2026
Etichetta: BLKIIBLK Records

Formazione:

Norman Skinner – Voce
Craig Locicero – Chitarra
Matt Camacho – Basso
Chris Kontos – Batteria
Jeremy Von Epp – Chitarra


Tracce:

01. Single Point Failure
02. Burning The Lungs of Earth
03. Divided By Zero
04. DCLXVI
05. Psyclops
06. Jisei
07. Mutually Assured Dysfunction
08. Sycophantasy
09. The Burden
10. Sol Grave
11. Flower of Life (Chaos By Design)


Voto del redattore HMW: 7/10

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Dei Forbidden si erano perse le tracce ma a distanza di sedici anni la costola dura della Frontiers Music, ovvero la BLKIIBLK Records li riporta in pista grazie alla reunion intrapresa dai due fondatori veterani Craig Locicero e Matt Camacho, affiancati dai nuovi arrivati: Jeremy Von Epp alla chitarra (The Watchers), Chris Kontos alla batteria (ex-Machine Head) e Norman Skinner alla voce. Se consideriamo il debutto Forbidden Evil e il buon Twisted Into Form, che sono dei grandi dischi di trash metal, per il resto la band americana non ha mai lasciato più il segno nel genere. Questo calo è stato sicuramente provocato dai continui cambi di formazione, dagli scioglimenti e dalle successive ripartenze che hanno reso difficile mantenere una reale continuità. Non a caso il combo statunitense pubblica un album omonimo per simboleggiare una rinascita e quindi un nuovo inizio in cui i musicisti pur partendo dai suoni della Bay Area, che hanno decretato la loro fama, presentano un repertorio vario basato molto sul classico heavy metal e sul death metal con sporadiche incursioni psichedeliche.

In poche parole, i puristi del genere storceranno il naso perché la furia strumentale risulta pacata e l’energico e potente groove è abbastanza controllato dato che la band punta anche a riflessive e leggere atmosfere in alcuni brani della set list. L’inizio è comunque piacevole perché l’album parte con grande vigore grazie ad un trittico trash di tutto rispetto. Si parte con la dirompente e intensa “Single Point Failure”, pezzo aggressivo e dal ritmo serrato che ricorda lo stile dei mitici Exodus e si prosegue con la tellurica “Burning The Lungs Of Earth” e la battente “Divided By Zero”. Qui i Forbidden ritornano ai loro suoni primordiali aggiungendo quel pizzico di modernità che li rende freschi e al passo con i tempi. In particolare, nella seconda canzone si nota pure il lato progressive dei Forbidden, ma senza snaturare del tutto la loro vena puramente metal e senza che gli strumenti prendano singolarmente la scena. Il robusto groove del combo californiano si irrobustisce e diventa più inquietante in “Divided By Zero” ma al contrario dei primi pezzi qui i musicisti suonano in modo meno veloce aggiungendo dei cori di sottofondo che sostengono la rauca e rabbiosa ugola di Norman Skinner. Sulla stessa scia troviamo sonorità differenti nella cadenzata e cupa “Psyclops”, che alterna parti ambientali e sdolcinate ad altre più dure dove i roboanti riff chitarristici e la martellante sezione ritmica creano un solido e pesante suono. La mediocre e superflua “DCLXVI” inizia con un crescendo lento, fatto di chitarre pulite e abbellimenti orchestrali, ma non trova mai il bandolo della matassa per via di un ritornello ripetitivo e abbastanza familiare  nonostante il quintetto, in alcune parti, picchi di brutto sfornando un suono molto ritmato e potente. Colpisce invece la flessibilità vocale di Skinner capace di destreggiarsi bene tra la timbrica pungente tipica del genere estremo e il fraseggio melodico del tradizionale heavy metal. Tutto ciò si abbina perfettamente al sound attuale della band, come nel caso dell’acustico e lamentoso “Jisei”, pezzo morbido, inatteso e per certi versi sorprendente per un gruppo come questo in cui il singer canta in modo pulito e profondo con in sottofondo una semplice e superflua melodia.

I Forbidden furbamente si muovono al di fuori del loro massiccio suono ottantiano allargando i propri orizzonti. Ci ritornano in modo brutale con la travolgente “Mutually Assured Dysfunction” caratterizzata dalle urla disperate del vocalist e dai micidiali e allo stesso tempo melodiosi giri di chitarra delle due chitarre elettriche che si sbizzarriscono in prolungati e intermittenti assoli chitarristici. Nonostante alcuni passaggi complessi tra sezione ritmica e chitarre, la traccia si apprezza per il puro trash di cui è invasa. Idem per la brillante “Sycophantasy”,  mid – tempo tirato e melodico che vede la partecipazione di Brann Dailor dei Mastodon la cui timbrica allucinogena si adatta bene al clima metal e tradizionale della composizione. Quando il gruppo rimane ancorato al proprio storico sound ritorna convincente perché sprigiona rabbia e pura adrenalina, come nel caso della distruttiva e coinvolgente “The Burden”, song dall’inizio cupo ma dal proseguo mastodontico e maestoso impreziosito dalle acutissime e drammatiche corde vocali dell’ottimo Norman. Le prestazioni strumentali sono altrettanto sconvolgenti grazie all’implacabile Chris Kontos alle pelli che con la sua abilità aiuta anche a modellare gli arrangiamenti più intricati sviluppati dal  sodalizio chitarristico tra Craig Locicero e Jeremy Von Epp, capaci di alternare egregiamente i loro densi e taglienti riff a momenti più armonizzati conditi poi da superlativi ed estremi assoli chitarristici. Con l’accoppiata finale, “Sol Grave” e “Flower Of Life”, la formazione statunitense cambia decisamente aspetto sperimentando e buttandosi su suoni inediti e abbastanza prog. Sembra di udire una nuova band alla ricerca di idee alternative e più heavy rispetto al trash per la quale e’ conosciuta.

La prima non lascia particolarmente il segno nonostante possegga diversi e interessanti cambi di tempo e suoni particolarmente empirici, mentre l’ambiziosa e prog “Flower Of Life”, offre un tecnico e modulato trash metal che parte in quarta per poi lasciare spazio, a metà brano, ad un momento di quiete ambientale e orchestrale guidato dal pianoforte e da soffici chitarre in cui sguazza la voce tenebrosa e adirata del solito Skinner. Addirittura, nella parte finale di questo lunghissimo pezzo la brutalità del trash metal sembra riprendere per qualche minuto quando poi viene inaspettatamente interrotto da un mesto piano e da un caramelloso violino che lasciano di fondo sempre un senso di inquietudine e di malinconia. Sinceramente questa metamorfosi dei Forbidden non dispiace ma nel complesso c’e’ troppa carne al fuoco e le canzoni sono troppo lunghe ed elaborate. Solo le parti più compatte e classiche, legate al trash metal, sono quelle piu’ coinvolgenti ed efficaci.  Buon ritorno ma disco lontano dai fasti del passato.

 

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