Slider by IWEBIX

08/06/2013 : Sonisphere – Arena Fiera Rho Milano

Pubblicato il 22/10/2013 da in Live report | 0 commenti


Visualizzazioni post:887

08/06/2013 :  Sonisphere – Arena Fiera Rho Milano

sonisphere2013v5_lr

La prima cosa che ho pensato entrando al Sonisphere Festival è stata “Ma siamo al Sonisphere o al Gods of Metal?”. Questo perché dal 1997 è la prima volta che il tanto amato e odiato Gods è stato sospeso per lasciare spazio al giovane e semi itinerante Sonisphere. Pare che negli ultimi anni i due festival si alternino per non scontrarsi. Non c’è spazio in Italia, almeno economicamente, per due grossi festival metal con nomi di grande richiamo. Ma a dirla tutta, a parte il nome, non è che troviamo tante differenze dal Gods dello scorso anno. Il Sonisphere 2013 infatti prende possesso della stessa organizzazione, medesima location – l’assolatissimo asfalto della Fiera di Milano – stesso periodo e stesse modalità. Eppure la crisi ha parzialmente colpito anche i festival nostrani e ad accompagnare gli inossidabili Dèi del metal britannico capitanati da Bruce Dickinson ci sono gruppi interessanti, ma decisamente e relativamente di scarso rilievo rispetto alle edizioni precedenti. Eccezione fatta per i Megadeth, la scaletta lascia un po’ a desiderare, così come la location, ma nonostante ciò anche questa volta la Livenation ci ha visto giusto. Una folta folla ben assortita è sempre a garanzia degli Iron Maiden. Da giovanissimi a famiglie e persino qualche soggetto un po’ datato, la Vergine di Ferro non perdona e si porta dietro una schiera di fedelissimi fans e nuovi e curiosi adepti giunti da ogni parte della penisola e non solo, per vedere per la prima o per la decima volta una delle band capostipiti dell’heavy metal internazionale.

DSCF6407 DSCF6151 DSCF6152 DSCF6167 DSCF6173 DSCF6179

Sicuramente una delle band più particolari e curiose della kermesse sono gli svedesi GHOST. La band dalla chiare sonorità oscure e doom richiama ad un genere post Black Sabbath molto estremo e decisamente originale. Tanti hanno già indossato maschere e occultato l’identità dei membri prima d’ora, eppure i Ghost lo hanno fatto con genialità proclamando il cantante “Papa Emeritus II” (ben prima del celeberrimo uscente Papa tedesco) e i musicisti come “Nameless Ghouls”. Ma questa non è l’unica peculiarità della band: le tuniche con cappucci usate come costumi, il cappello papale, le maschere e gli atteggiamenti sul palco fanno pensare ad una band tutt’altro che improvvisata, anzi, molto probabilmente professionisti che sanno quello che fanno con un bel management alle spalle, nonostante la scarna discografia di appena due album all’attivo.
In seguito all’esibizione bolognese da headliner, i Ghost hanno voluto proporre una breve, ma intensa setlist in diversi festival europei, non mancando naturalmente la nostra Penisola. Con gran piacere, al suono di brani come l’introduttiva “Infestissumam”, “Stand By Him”, la satanissima “Year Zero” e “Ritual” fino a giungere alla conclusiva “Monstrance Clock”, possiamo dire di aver assisitito ad un concerto sincero e interessante, con una folta folla di curiosi e già fans praticamente ipnotizzati dalla band scandinava che ad oggi non è ancora stata identificata, o meglio, in qualche forum qualche curiosità in più la potete trovare. Noi vogliamo rispettare la band e “mantenere il segreto” ancora per un po’ finchè, forse, verrà pubblicamente resa nota dalla band stessa. E allora non possiamo far altro che promuovere la band a pieni voti e consigliarvi di assistere ad una loro esibizione live per valutarli fuori dal semplice ascolto del più statico, ma sempre molto interessante album. Le oscure e blasfeme atmosfere, tra i testi di classico stampo satanico e mistico aleggiano tra la note di una band dal gusto agrodolce e indubbiamente ammaliante. Nonostante stiano già da tempo dividendo la critica e i fans, i Ghost sono sicuramente riusciti nel loro intento: farsi notare.

DSCF6040

Giunge il turno degli statunitensi MASTODON, band che nel corso degli anni ha ampliato il proprio bacino d’utenza ed ha sempre trovato un buono spazio all’interno dei festival italiani. La band, giunta alla quinta fatica in studio, è ormai giunta alle battute finali del tour di supporto al controverso “The Haunter” (2011) e si accinge a scaricare sulla platea meneghina il proprio sound bastardo formato da elementi sludge, post-rock e progressive.
Il combo di Atlanta non è mai stato famoso per il gran dinamismo che i propri membri mettono sul palco ed anche in questa occasione la frontline pare letteralmente inchiodata alle assi del palco, creando una staticità che unita a dei suoni piuttosto impastati mina lo spettacolo dei nostri, portando alla lunga il pubblico ad avere un calo di attenzione. Per quanto concerne il lato musicale i Mastodon saccheggiano letteralmente l’ultima fatica – dove il tasso melodico è maggiormente accentuato – proponendo una miriade di episodi tra i quali “Black Tongue”  “Octopus Has No Friends”, “Blasteroid”, “Spectrelight”, “Curl Of The Burl”, “Dry Bone Valley”, “Thickening” e la conclusiva “The Sparrow”, lasciando ai vecchi capitoli discografici solo le briciole con “Crystal Skull” (Blood Mountains), “Crack The Skye” (dall’omonimo) ed il classico “Blood And Thunder” (Leviathan).  Non sono un fan della band americana e devo constatare che quest’oggi lo show dei Mastodon mi è apparso in più momenti greve e non appropriato ad un contesto festivaliero.

DSCF6057

È il turno dei MEGADETH e il combo americano sale sul palco con una certa autorevolezza, capitanato dal proprio leader Dave Mustaine accompagnato dal fido David Ellefson al basso, da Chris Broderick alla chitarra e da Shawn Drover alla batteria. Debbo dire che le ultime esibizioni alle quali avevo avuto occasione di assistere non mi avevano certamente colpito in positivo, soprattutto per una certa “spompatezza” della voce di Dave unita a scalette stravaganti e a prove musicali non esattamente al fulmicotone. Oggi invece devo constatare come il gruppo appaia compatto; certo, la voce di Dave non è quella di un tempo, ma certamente la grinta e la voglia non sono mancate. Il palco è sormontato da tre maxischermi sui quali verranno proiettate immagini con soluzione di continuità, andando a completare l’impatto visivo della band.  Si parte con la scialbissima “Trust” e già qui uno si chiede: perché?? Poi “Hangar 18″ trascina il pubblico prima della nuova “Kingmaker”, che precede la mediocre “She-Wolf”. È il momento dell’atteso duetto con Cristina Scabbia su “A Tout Le Monde” che francamente non appare irresistibile. Il ghiaccio è rotto e pur non avendo suoni potentissimi (e la voce di Dave un po’ bassa nel mixing) i nostri scaricano sul pubblico le ottime “Countdown To Extinction” e “Sweating Bullets”, che esaltano letteralmente le prime file. Si passa per le interlocutorie “Public Enemy n. 1”, “Super Collider” e la cover dei Thin Lizzy “Cold Sweat”. È il tris finale, formato da “Symphony Of Destruction”, “Peace Sells” e “Holy Wars…“ che fisserà nella memoria una prestazione discreta per i Megadeth.

DSCF6162

God Save the Queen, and bless the IRON MAIDEN. Come promesso, la band inglese capostipite della NWOBHM torna anche in Italia per celebrare la commemorazione del tour “Maiden England” ormai datato 1988. Una ghiotta occasione per vedere la formazione britannica alle prese con una scaletta più classica delle tipiche set-list che accompagnano gli album in uscita. Ed è normale che i fans di vecchia data abbiano voglia di cantare quei brani ormai famosi sentiti per anni nei vinili impolverati, negli show televisivi di Videomusic o a concerti di oltre un decennio fa.
La folla che accompagna i Maiden è come al solito la più bizzarra e variegata e conta ormai generazioni riunite per la stessa ragione. E la Vergine di Ferro non delude le aspettative con uno stage in stile ghiacciato come nell’88, sebbene sicuramente più curato e modernizzato. Dopo un video di lande ghiacciate sotto le note dell’ormai famosa “Doctor Doctor” degli UFO, non si può cominciare che con “Moonchild” come dal vecchio live e come da opener del disco che accompagnava l’uscita di quell’anno, “Seventh Son Of A Seventh Son”. Da subito si percepisce l’ottima forma del combo britannico capitanato dal bassista Steve Harris supportato come sempre dal trittico di chitarre Smith/Murray/Gers e dal buon Nicko McBrain dietro le pelli. Bruce Dickinson, ormai considerato unico e solo singer della band avendo militato per la gran parte della carriera maideniana con la sua voce squillante, fa un ingresso degno della sua posizione e possiamo andare avanti sulle note di “Can I Play With Madness” con un veloce cambio di scenografia, grazie ai già sperimentati teloni mobili retrostanti il palco. La serata è lunga e il pubblico ha voglia di cantare sin dall’intro con “The Prisoner” seguita da “2 Minutes to Midnight”. E con l’arrivo della chitarra acustica di Janick Gers è subito ben chiaro che è ora di “Afraid To Shoot Strangers” dai toni più morbidi e lenti. Ingresso di Dickinson in divisa da soldato imperiale e Union Jack con “The Trooper” come oramai di consueto; con “The Number of The Beast” è invece tempo di fiamme sul palco e allestimenti blasfemi con diavoli. Cambio di scenografia e andiamo avanti  con “Phantom Of The Opera” e “Run To The Hills” che vede l’ingresso della gigantesca mascotte Eddie in abito da soldato imperiale. Dopo un’aggressiva “Wasted Years” è il momento della colossale “Seventh Son Of A Seventh Son” e “The Clairvoyant”. Unico brano un po’ fuori contesto è invece “Fear Of The Dark”, probabilmente troppo famosa ed attesa per escluderla anche da una scaletta più retrò. E’ dunque ora di una prima conclusione con l’autocelebrativa “Iron Maiden” a suon di “Scream for me Italy” e “Scream for me Milano” in perfetto stile Dickinson. Si ritorna quindi sul palco dopo una breve sosta sull’intro “Churchill’s Speech”, con la contraerea della seconda guerra mondiale che apre “Aces High” e con lo stesso frontman con cappello da aviatore. La serata viene chiusa con “The Evil That Men Do” e “Running Free”. Scenografie da far invidia a registi di fama internazionale, una professionalità che qualunque altra band sul pianeta può solo sognare e una passione ancora viva e fervida fa scorrere emozioni che lascerebbero un comune mortale senza parole. Cosa dire… Gli Iron Maiden sono gli Iron Maiden. O li ami, o non li hai mai visti dal vivo!
Up the Irons!

DSCF6363

Di seguito altre foto dell’evento:

Ghost:

DSCF6041 DSCF6029 DSCF6032 DSCF6033 DSCF6034 DSCF6036

Mastodon:

DSCF6052 DSCF6045 DSCF6047 DSCF6048 DSCF6049 DSCF6050

Megadeth:

DSCF6086 DSCF6102 DSCF6118 DSCF6088 DSCF6156 DSCF6089 DSCF6160

Iron Maiden:

DSCF6202 DSCF6204 DSCF6240 DSCF6246 DSCF6247 DSCF6280 DSCF6295 DSCF6313 DSCF6332 DSCF6351 DSCF6339 DSCF6346 DSCF6386 DSCF6366 DSCF6371  DSCF6405

Si ringrazia Leonardo Borinelli per l’aiuto nella stesura del report.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *