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09/08/2015 : Fosch Fest Day 3 (Bagnatica, BG)

Pubblicato il 5/10/2015 da in Live report | 0 commenti


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09/08/2015 : Fosch Fest Day 3 (Bagnatica, BG)

FoschFest2015_def-1

15.30 – 16.00 Fosch
16.20 – 17.20 Furor Gallico
17.40 – 18.40 Dalriada
19.00 – 20.10 Månegarm
20.10 – 21.10 pausa
21.10 – 22.25 Finntroll
23.00 – 00.30 Satyricon

Svanita ogni traccia dell’accenno di pioggia di ieri, la terza e ultima giornata di Fosch Fest si apre nella consueta (e difficilmente sopportabile) calura estiva. Dopo la mezza giornata passata nei pochi luoghi d’ombra rintracciabili, il popolo del Fosch si è riversato lentamente nella zona concerti. Purtroppo mi sono persa la band dal “fantasioso” nome (FOSCH, appunto) che, sotto un sole cocente, ha dato il via alla giornata e spero che possiate perdonarmi.

Furor Gallico 1

Nonostante il caldo non accenni a diminuire, i brianzoli FUROR GALLICO si presentano sul palco con la loro solita grinta, forti di una fama accresciuta anche dalle precedenti presenze al Fosch Fest. Dopo il ritardo dato dal troppo lungo soundcheck i lombardi si lanciano in un’esecuzione che, data la difficoltà di amalgamare i suoni di ben otto strumenti (tra acustici ed elettrici più comparto vocale) risulta in molti tratti abbastanza caotica (lo strumento più interessante, ovvero l’arpa, quasi non si sente ed è comunque sacrificato nella maggior parte delle composizioni stesse, risultando un semplice ricamo). Colpa anche di suoni di chitarra troppo saturi e per nulla taglienti, che vanno a riempire ancor di più le già ampie frequenze basse del quattro corde, nascondendo anche le apparizioni dei cordofoni acustici. Il pubblico è però già abbastanza numeroso e ce la mette tutta per supportare, anche cantando i testi delle canzoni, il gruppo capitanato da Davide “Pagan” Cicalese, che, come al suo solito, non esita ad incitare il pubblico e non rinuncia nemmeno ad uno stage-diving finale durante il brano più atteso, ovvero “La Caccia Morta”. La performance, oltre ai soliti cavalli di battaglia, propone anche brani estratti dal recente “Songs From The Earth” e lascia i fan pienamente soddisfatti, non senza però lasciare perplessi i più attenti per una scelta di suoni francamente discutibile.

Dalriada 1

Usciamo dall’Italia e approdiamo in Ungheria con i DALRIADA, che per la prima volta fanno la loro apparizione nella nostra terra e la cui presenza incuriosisce parecchio, dato che una grossa fetta di pubblico non li conosce. Sulla scia dei Furor Gallico si procede con del canonico folk metal sporcato con sonorità estreme, questa volta però di tipo leggermente più ricercato, nonché ispirato al folklore magiaro sia per quanto riguarda la musica che i testi. Peccato che l’esibizione coincida con il meet & greet dei Finntroll, che porta via numerosi spettatori dalla zona sotto il palco. Le melodie coinvolgenti sembrano convincere pienamente il pubblico accorso, nonostante alcuni errori di esecuzione abbastanza clamorosi e i testi totalmente in ungherese. Affascinano soprattutto le voci di Laura e del chitarrista András, ma colpiscono anche gli inusitati interventi in growl del batterista e la cospicua presenza di tastiera e flauti tradizionali. Forti della loro particolare provenienza e delle peculiari sonorità ad essa legate (anche se non sempre sfruttate adeguatamente o al meglio: alcuni contrasti tra acustico ed elettrico stridono) i Dalriada si rivelano quindi una scoperta per la maggior parte dei presenti.

Manegarm 1

La giornata procede sempre verso il meglio ed ora tocca agli svedesi MANEGARM, che introducono la sezione scandinava/nordica del bill di oggi. Proseguendo il lavoro dei colleghi che li hanno preceduti, si mantengono sulla strada del folk ma questa volta di tutt’altro (e, per molti versi, più autentico) stampo: deviano verso il black/viking metal della scuola novantiana (i Nostri sono infatti sulle scene dal ’96), ripresentandosi sullo stesso palco su cui erano già stati ospiti apprezzatissimi nel 2011. Piccoli problemi di basi rovinano una performance che avrebbe potuto andare decisamente meglio, complice anche il taglio pesante di pezzi dalla setlist per il ritardo accumulatosi in questa giornata (che andrà a penalizzare anche la scaletta dei Finntroll, costringendoli a tagliare un pezzo anch’essi), ma lo show risulta comunque coinvolgente ed intenso grazie al feroce sound creato dalla “legione del Nord” attraverso un intrecciarsi di passaggi aggressivi e variegati momenti calmi e melodici, con il trade-mark di mid-tempos e ripartenze velocissime della band. Un vero peccato anche che il violino non sia più presente fisicamente visto che non è più in line-up, difatti i pezzi più vecchi (ad onor di cronaca, pochissimi) sono stati riarrangiati per sopperire all’attuale mancanza, ma ci pensa comunque l’ottima prestazione in voce pulita del frontman e bassista Erik, oltre alle consuete ed abrasive parti in scream, a far guadagnare definitivamente al quartetto svedese l’apprezzamento del pubblico ed il vero e proprio salto di qualità innegabile della giornata, staccandosi nettamente dalle esibizioni precedenti in quanto a qualità e professionalità.

Finntroll 1

Il palco viene lasciato ai FINNTROLL che, direttamente dalle lande finniche, tornano in Italia a distanza di un anno scarso dopo il trionfante tour celebrativo dei 10 anni di “Nattfödd” (nel quale proponevano tutto il disco in scaletta, senza pause) sommergendo il Fosch Fest con la loro personale ondata di folk/black metal intriso di humppa e sonorità tradizionali, regalando al pubblico un’oscura carica euforica senza eguali. Lo show trollesco condotto dai Nostri – con tanto di orecchie a punta – parte con l’opener e title-track dell’ultima fatica discografica dal nome “Blodsvept” (Century Media Records, 2013), seguita a ruota dalla swing-oriented “Mordminnen” e dalla feroce “Solsagan”, raggiungendo il culmine con quattro pezzi ancora eseguiti per commemorare il celebre “Nattfödd”: è infatti il turno di “Fiskarens Fiende”, seguita dalla struggente title-track e la popolare “Trollhammaren”, chiudendo il comparto dedicato a tale disco con una perla raramente eseguita in occasioni normali e rispondente al nome di “Grottans Barn”.
I pezzi più conoscuti (ma non per questo migliori, anzi) come “Trollhammaren” sono ovviamente tra i più attesi da fan e non fan che non vedono l’ora di lanciarsi in danze sfrenate e wall of death e che non rimangono quindi delusi. I suoni stranamente perfetti (eccezion fatta, purtroppo, per le fondamentali tastiere di Virta che rimangono un po’ nascoste in questa occasione) ci permettono di godere dei possenti e taglienti riff di Skrymer e Routa, mentre il mattatore Vreth – con la sua voce assolutamente sugli scudi – intrattiene abilmente il pubblico anche durante le pause (tra le immancabili, ruffiane ed italianissime blasfemie varie, spicca un inaspettato “quattro formaggi”). A seguire i Nostri deliziano il pubblico con altri due pezzi a ruota tratti dall’ultima fatica, la figlia della foresta “Skogsdotter” e – all’urlo di “sa-ta-na” – l’intruglio stregato “Häxbrygd”. A causa di ritardi dovuti al laborioso soundcheck dei Furor Gallico, anche la scaletta dei finlandesi viene purtroppo tagliata e il concerto si conclude con l’attesa e conosciutissima “Jaktens Tid”, per lasciare il passo ai norvegesi Satyricon.

Satyricon 1

Giunge infine il momento degli attesissimi headliner a cui è affidato il tocco finale che chiuderà l’intero festival. Niente fronzoli sul palco e nell’abbigliamento per i granitici e storici SATYRICON, tra i pionieri del black metal norvegese e tra i primissimi ad aver trovato la giusta formula per mescolare musica estrema e folklore autentico del proprio territorio. Apparsi sul palco, si immergono subito in una performance scandita solennemente da luci cupe e cremisi, nonché un’esecuzione fredda come il ghiaccio ed altrettanto precisa. Gli occhi di tutti sono fissi sul duo composto da Satyr e Frost, ma gli spettatori, a parte in alcuni momenti, rimangono piuttosto statici rispetto a quel pubblico vivace che si era scatenato con le band precedenti. Questo sicuramente a causa di una setlist mal congeniata che propone soprattutto brani tratti dagli ultimi album, ampiamente ignorati e poco apprezzati sia perché lontani dalle sonorità prettamente black metal che caratterizzavano i primi lavori del duo di Oslo, ma anche e soprattutto perché compositivamente mediocri.
Il furioso blast-beat di Frost e gli ottimi suoni non bastano da soli per scuotere gli animi, anche se l’intero pubblico rimane comunque in rispettosa contemplazione per una band che ha fatto la storia della musica estrema. Si assiste ad ogni modo a qualche momento di euforia, apici di una prestazione comunque professionalissima e sentita da parte di una band che, va ammesso, ha sempre intrapreso la sua strada con grande orgoglio e onore, non curandosi di cosa il pubblico avrebbe voluto in un determinato momento, anche a discapito di una popolarità con gli anni decisamente scemata e un consenso perso: dimostrazione lo è proprio la setlist incentrata sul nuovo e nuovissimo materiale, come a dire “vi piaccia o meno, noi facciamo questo e non si torna indietro”. Prendere o lasciare, dunque. E il pubblico decide di prendere senza remore durante gli episodi qualitativamente migliori delle esibizioni, come naturalmente durante l’attesissima “Mother North” e qualche altro pezzo dal passato (l’opener del bellissimo “Nemesis Divina”, targato Moonfog Productions 1996, “The Dawn Of A New Age”), ma la chiusura affidata a “Fuel For Hatred” e “K.I.N.G.” lascia comunque un po’ di amarezza in bocca ai fan di vecchia data, mentre viene accolta comunque con entusiasmo dai meno avvezzi al sound passato della band. È in questa occasione che il frontman rivela che l’ultimo pezzo della serata sarebbe stato anche l’ultimo suonato dal vivo per tutto il 2015: la band entrerà infatti in studio e non si concederà pause per attività live fino al 2016 inoltrato.

Così si è conclusa la sesta edizione del Fosch Fest, che a conti fatti è risultata più che soddisfacente e ha cercato di accontentare un po’ tutti i gusti. Ammirabile il lavoro fatto dalla protezione civile e da tutto lo staff che si è impegnato per la realizzazione di un evento di tale portata. Nonostante i problemi di suono e le code alle casse, il divertimento è stato assicurato e ha lasciato tutti in trepida attesa della prossima edizione.

Di seguito altre foto della giornata, realizzate dalla nostra Gloria “Morwen” Mambelli.

Furor Gallico:

Furor Gallico 5

Furor Gallico 7  Furor Gallico 8   Furor Gallico 10  Furor Gallico 2  Furor Gallico 3  Furor Gallico 4

Furor Gallico 6 Furor Gallico 9

 Dalriada:

Dalriada 4  Dalriada 5   Dalriada 7  Dalriada 8  Dalriada 9  Dalriada 10  Dalriada 2  Dalriada 3

Månegarm:

Manegarm 6  Manegarm 7  Manegarm 9  Manegarm 10  Manegarm 13   Manegarm 2

Manegarm 4 Manegarm 3

Finntroll:

Finntroll 6  Finntroll 7  Finntroll 8  Finntroll 9  Finntroll 10  Finntroll 11  Finntroll 2  Finntroll 3  Finntroll 4  Finntroll 5

Satyricon:

Satyricon 10  Satyricon 11

Satyricon 13  Satyricon 14  Satyricon 15    Satyricon 4  Satyricon 7  Satyricon 8

Satyricon 12 Satyricon 2

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