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Docker’s Guild (Douglas Docker)

Pubblicato il 18/12/2015 da in Interviste | 0 commenti


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I Docker’s Guild sono un progetto ambizioso e fantascientifico partorito da Douglas Docker, musicista franco americano dotato di tanta classe e fantasia. Sentiamo cosa ci racconta in questa intervista…

Ciao Douglas, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Presentati ai lettori della webzine!

Grazie a te! Sono di origini franco-americane ma sono cresciuto in Italia, vicino a Torino. Nuoto nella musica da 41 anni e ho lavorato con tantissimi gruppi e progetti sia in Italia che all’estero. Credo che all’estero il mio nome sia soprattutto legato al primo album dei Biloxi (gruppo melodic rock di Los Angeles risalente all’ormai lontanissimo 1993), mentre in Italia sono più che altro conosciuto per aver fondato i Night Fever/Disco Inferno. Oggi mi occupo essenzialmente di tre cose: la mia scuola di musica, la Black Swan – Rock School of Music, il mio progetto Docker’s Guild e quando ho tempo partecipo volentieri come special guest in vari progetti internazionali. L’ultimo è il Vivaldi Metal Project, un progetto bellissimo che vede la partecipazione di oltre 70 artisti internazionali. Sono entrato come arrangiatore e tastierista del primo brano dell’album, ma poi mi hanno chiesto di scrivere i testi di tutti i movimenti delle Quattro Stagioni di Vivaldi. Un’esperienza unica e fantastica che non avevo mai sperimentato prima.

Il tuo progetto Docker’s Guild è tanto bello quanto ambizioso, ti va di raccontarci la sua genesi e come si dipana l’intera opera?

Ti ringrazio del complimento. Il tutto è iniziato nel 1990 quando scrissi una serie di canzoni con testi a tema fantascientifico, storico e religioso che poi lasciai nel cassetto per qualche anno. Un giorno mi resi conto che i testi erano tutti legati e formavano una storia. Per farla breve, ci ho lavorato per 22 anni, finché il progetto è diventato un mostro di nove album. Una buona parte delle prime canzoni sono finite sul primo album “The Mystic Technocracy – Season 1: The Age of Ignorance”, ma ne restano ancora parecchie da inserire negli album successivi a fianco di materiale nuovo che continua a crescere. La storia narra di una razza aliena tecno-organica il cui obiettivo è di sterminare ogni forma di vita basata sul carbonio nell’universo. Sulla Terra, avendo fallito diverse volte, inventano le religioni in modo che l’umanità si autodistrugga da sola. In realtà la vicenda è molto più intricata, ma a grandi linee si riassume così.

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Hai portato a termine con ottimo successo una campagna di crowdfunding per il tuo nuovo disco: pensi che sia questo il futuro per gli artisti? Come vedi il lavoro delle case discografiche al giorno d’oggi?

Non lo so. Già solo come valutare il “successo” mi pone problema. Abbiamo raggiunto il 210% del target iniziale, questo è vero, ma il totale non ha assolutamente coperto le spese di produzione. E’ stata un’esperienza molto divertente ma anche frustrante. Ho riscontrato che la passività di chi in teoria ti sostiene è allarmante. Sulle migliaia di fans che il progetto ha, una percentuale bassissima ha contribuito. Non capisco ancora se è il progetto che non interessa (ma mi sembra improbabile visto il sorprendente successo di critica e gli awards che ha avuto il primo album), se c’è una inerzia di fondo che io noto in generale in tutti gli aspetti del mondo della musica oggi, o se aspettano di scaricare l’album illegalmente dopo. Non ho spiegazioni. 

Per le case discografiche… cosa dire… Il nuovo album è stato rifiutato da tutte nonostante abbia ingaggiato un agente esperto, affidabile e molto professionale. Le risposte sono costernanti e vanno da “un progetto di sole donne danneggerebbe le vendite” (roba da XIX secolo che francamente oggi è da causa per discriminazione) a “non sapremmo come venderlo” (il che non dice molto sull’album ma la dice lunga sullo spirito visionario e la competenza manageriale dei discografici di oggi). L’album è farcito di superstars, membri degli Amaranthe, Avantasia, Alice Cooper, ecc. Francamente è inspiegabile. Poi leggi le recensioni dei gruppi e progetti che scritturano ed è una stroncatura dietro l’altra. Non capisco, e francamente non mi interessa più capire. La crisi del CD è un dato di fatto ma credo sia stata ampiamente alimentata da un’ottusità che lascia veramente senza parole da parte di questi signori visionari e sono contento che il sistema stia crollando. Non so se hai notato che da anni non emerge uno stile nuovo. E’ tutto fatto a pacchetti di produzione, sembra di essere tornati agli anni ’50 dove i produttori regnavano supremi. Ormai si produce buttando fuori “supergruppi” a tavolino con i nomi più improbabili ogni settimana, sempre senza tour, senza seguito e senza sviluppo a lungo termine. Posso solo sperare che arrivino dei nuovi Beatles a dare il giro ai tavoli come successe nel ’64. Aggiungo anche che esiste un’omertà spaventosa nel “giro”. Sul palco sembrano tutti dei Conan pronti a tagliar teste, ribelli ad oltranza, poi dietro le quinte hanno tutti le palle in mano al sistema. Nessuno dice nulla, nessuno apre bocca. Vogliamo parlare del “pay to play” nelle tournée dei grandi nomi? Del “pay to sign” di molte case discografiche oggi? Certo che no. Quando io mi permetto di denunciare un abuso, immediatamente vengo attaccato come poco professionale. Peccato, perché non ho nessuna intenzione di smetterla. Il cambiamento deve pur cominciare da qualche parte, quindi perché non qui?

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“The Heisenberg Diary Book A” è un vero inno di amore alla fantascienza d’annata, quindi quella che ha fatto sognare la tua generazione: non posso esimermi dal chiederti che ruolo ha avuto la fantascienza nella tua crescita e formazione musicale. Anche i comics hanno rivestito un ruolo importante?

Ho aperto l’Atlante di mio padre quando avevo 4 anni ed esplorato la sezione astronomica sul sistema solare per anni. Lui mi fece anche conoscere UFO di Gerry Anderson, poi scoprii tutto il resto: Astronave Orion, Spazio 1999, Dr Who, ecc. Guerre Stellari mi cambiò la vita e volevo diventare compositore di colonne sonore sci-fi. Non è mai successo, ma i Docker’s Guild e questo album in particolare ci si avvicinano più di tutto il resto che ho fatto in musica. Questo album è nella mia testa da quando avevo 15 anni, epoca alla quale avevo già presentato un’acerbissima “Suite Of Sci-Fi Films” live col mio primo gruppo. Oggi finalmente, anche se ci sono voluti tre anni di produzione, ce l’ho fatta e per me è una soddisfazione immensa. I fumetti (soprattutto Marvel e DC) ma anche i cartoni giapponesi storici (Harlock, Goldrake, ecc.) hanno avuto un’influenza enorme sul mio modo di concepire la musica, e soprattutto la teatralità nei live.

Gestisci anche la Black Swan, scuola di musica con corsi innovativi e molto validi: consigli ad un giovane d’oggi di buttarsi anima e corpo nella sua passione musicale?

Sì, la Black Swan – Rock School of Music è una scuola di musica dedicata solo al rock e usa degli approcci avanguardistici mutuati dalla mia esperienza nel mondo delle lingue (il cosiddetto “approccio comunicativo” che tiene al minimo le nozioni teoriche astratte per concentrarsi sul suonare, dato che la musica alla fine non è nient’altro che un linguaggio, un mezzo di comunicazione). La BS in realtà è un gruppo di dipartimenti: BS Language Services (scuola di lingue), BS Productions (che si occupa di eventi e produzioni di progetti sia interni alla scuola sia internazionali), BS Records (per stampa e distribuzione degli stessi progetti), BS Professional (per la formazione professionale di musicisti e docenti di musica e lingue) e la neonata BS Photo Services (servizi fotografici per la musica). Per i giovani, sì, certo buttarsi per passione è bellissimo ma con i piedi per terra, e sempre con un “piano B” ben chiaro in testa. Fare il professionista oggi è una battaglia contro i mulini a vento. Noto poi che in giro è saturo di “professionsti”, qui dalle mie parti lo sono quasi tutti. La mia definizione di professionista è che si vive di musica (e che nel caso si traduce in “non suono a meno di € xxx e quindi non suono mai”, “mi sono dovuto mettere un prezzo e quindi non suono mai”, “non faccio nient’altro e muoio di fame ma sono un professionista”. Poi c’è la figura del “professionale”, che per me vuol dire che magari fai anche altro, lavori in banca, ma sei affidabile, puntuale, non sei il solito furbo di turno, sei onorevole, onesto e ti fai in quattro per quello in cui credi senza giocare a tirare freccette nella schiena di tutti. Questa figura, che è il tipo di persona con cui mi piace lavorare, è molto più rara.

Quali sono i tuoi artisti preferiti? Quali le nuove leve che segui con interesse?

Parlando dei Docker’s Guild le mie influenze principali sono ELP, Yes, Bowie, i Rockets, i Journey. Per la parte teatrale, anche i Kiss, il glam rock e metal, e soprattutto la fantascienza più oscura. Per le nuove leve, ho passato una lunga fase filo-Amaranthe, gruppo che trovo davvero divertente con pezzi veramente ben congegnati. Infatti Elize Ryd canta su ben due pezzi del nuovo album dei DG. Tendo però a cercare tra roba più vecchia. Ultimamente sono molto preso dai Cheap Trick, e come sai ho messo su un tributo per puro divertimento e passione (tanto per tornare alla dicotomia –ale / –ista)

Ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso e alla prossima! Concludi l’intervista come preferisci!

Grazie a te e a tutti i fans che sostengono i Docker’s Guild in questo momento davvero difficile. Con ancora sette album in programma non è certo il momento di mollare 😉 A presto news sul terzo album, “Season 2”!

Sito ufficiale: http://www.dockersguild.com
Facebook: https://www.facebook.com/dockersguild

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