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17/09/2016 : Heavy Metal Night 9 (Villa Rosa di Martinsicuro – TE)

Pubblicato il 17/11/2016 da in Live report | 3 commenti


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17/09/2016 : Heavy Metal Night 9 – Camping Villaggio Villa Elena – Villa Rosa di Martinsicuro (TE)

– Vardis
– Holocaust
– Fist
– Danger Zone
– Unreal Terror
– Baphomet’s Blood
– Witchunter
– Last Rebels

heavy-metal-night-9-martinsicuro-teramo

Giunto alla nona edizione, questo festival gratuito è uno dei più ghiotti per gli amanti dell’heavy metal classico.

Anche quest’anno, accanto a nomi internazionali (Holocaust, Fist, Vardis), hanno potuto far la loro bella figura anche band italiane storiche quali Danger Zone, Unreal Terror e act più recenti.

La location è ubicata all’interno di un camping sito a poche decine di metri dall’Adriatico e il palco, curiosamente, presenta un albero (ormai soprannominato “metal albero”) sito proprio al centro.

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Alle 16,00 in punto ha inizio la lunga kermesse, con la salita on stage dei Last Rebels, agguerrito trio da Fermo che incendia subito l’atmosfera con un metal veloce e sgraziato, sorta di mix letale tra Motörhead, Venom e tanto sano speed; i ruggiti e il basso di Cius Mefisto, la chitarra assassina di Alex Ricciü – capace di passare da riff al fumicotone a giri rock n’roll nel giro di pochi secondi – e il drumming forsennato di Weasel per circa quaranta minuti infiammano i presenti grazie ai brani tratti dal loro full-lenght del 2013 targato My Graveyard.
L’attitudine del singer è quella giusta e come incipit la loro esibizione è un pugno in pieno viso.

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Dopo i marchigiani, fanno il loro maestoso ingresso sul palco gli eroi locali Witchunter, per quanto mi riguarda la vera sorpresa della giornata (ebbene sì, non li conoscevo!) e gli unici a proporre uno show con un tocco di teatralità (intro ed entrata ad effetto, costumi, maschere).
La musica proposta da questo quintetto è un metal che pesca tanto dalla N.W.O.B.H.M. quanto da Mercyful Fate e da un certo speed e che riesce, nel giro di pochi minuti, a convincere tutti.
Impossibile rimanere fermi durante brani come “Lady In White”, “Vultures Stalking” e “Lucifer’s Blade”, (durante l’inizio della quale il vocalist Steve Di Leo indossa una luciferina maschera) tutti tratti dal recentissimo “Back To The Hunt”, secondo album dei nostri, pubblicato dalla Blasphemous Art Records di Antonio Urso, presente peraltro tra le prime file a mimare le gesta del nuovo drummer in seno al gruppo.

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Giunge il momento anche per i Baphomet’s Blood, che probabilmente rappresentano il momento più estremo del festival: Satana e lo speed-metal sono il pane quotidiano del gruppo, oggi rimaneggiato a trio per l’assenza della bassista Speednecromancer, ruolo preso per l’occasione dal singer Necrovomiterror a discapito del suo strumento, per una formazione che così perde una chitarra, ma non un’oncia della cattiveria che la contraddistingue.
Forti di tre album e di diversi Ep e demo, i marchigiani per una cinquantina di minuti martellano i presenti con brani recenti e più datati, presentando pure sul palco il neonato fanclub ufficiale.
Una band sempre più in ascesa!

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Dopo di loro tocca agli storici Unreal Terror, combo nato alla fine degli anni ’70 (!) con il nome di UT, per poi passare al monicker odierno nel 1982, incidendo un Ep nel 1985 e, per ora, l’unico full-lenght l’anno dopo, quell’”Hard Incursion” fortunatamente recentemente ristampato dalla Jolly Rogers Records.
Luciano Palermo, oltre ad essere un ottimo singer, è anche un buon oratore e ne approfitta per spiegare le song, vecchie ma soprattutto nuove (ben cinque!) che finiranno sul come-back della band, ma anche il resto della band appare piuttosto rodato, anche se ad essere sugli scudi è lo storico bassista Ennio Nicolini, sorta di Steve Harris “de noartri”.
Dispiace vedere il chitarrista Paolo costretto a suonare seduto per alcuni problemi fisici, ma la band non si risparmia e va a completare una scaletta di ottimi brani con “Headbanger” e, naturalmente, “Unreal Terror”, entrambe tratte dal primo Ep e ancor oggi due buone prove di vecchio e sano metal. Bentornati!

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Cambio di palco e fa la loro entrata un’altra gloria tricolore, i redivivi Danger Zone, tornati prepotentemente sul mercato nel 2012 con la stampa del “mitico” “Line Of Fire”, inciso nel lontano 1990 e successivamente con l’incisione di due ottimi album.
Capaci di dare serio filo da torcere a tanti nomi statunitensi più blasonati, i felsinei si presentano on stage in formazione allargata a sei elementi e, dall’opener “Turn It Up” a “Line Of Fire”, convincono un po’ tutti, anche quelli non avvezzi al loro hard-rock deluxe.
Il chitarrista e leader Roberto Priori, come sempre, fa bella mostra di sé tramite un chitarrismo ispiratissimo in fase solista, preciso e tecnico, così come il singer Giga, dotato di un ottimo timbro vocale e dispensatore dello spirito bolognese anche sul palco (memorabile l’esaltazione degli arrosticini, vera prelibatezza gastronomica locale).
La presenza di un chitarrista aggiuntivo, il bravo e solare Danilo Faggiolino e di un tastierista, Pier Mazzini, rende il sound ancora più corposo, mentre la potente sezione ritmica formata dal veterano Paolo Palmieri alla batteria e del più recente Matteo Minghetti detta il tempo delle varie “Go! (Closer To Heaven)”, “I To I” e “Hardline”, pezzi da novanta che poche band possono vantare nel proprio repertorio. Show perfetto!

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Dopo i Danger Zone spetta al trio di band britanniche presenti in questa edizione: i primi a salire sul palco sono i Fist, gruppo formato alla fine degli anni ’70 e che avrebbe sicuramente meritato molto di più.
Dopo due ottimi album incisi negli anni ’80, la band è tornata nel 2005 con “Storm” e oggi della formazione originale è rimasto solo il chitarrista Dave Irwin, il migliore sul palco, autore di ottimi assoli e muscolari riff. Il gruppo pesca molto dal passato, come “The Vamp”, “Dog Soldier” e l’irresistibile “Turn The Hell On”, compresa quella “S.S. Giro” scritta quando la band si chiamava ancora Axe.
Sul palco il gruppo si muove ancora bene, intrattenendo il pubblico anche con brani più recenti come “Brain Damage” e “Never Get Me Up” e lasciando per ultimo il singolo “Name, Rank And Serial Number”; ma c’è ancora spazio per un altro pezzo e allora perché non omaggiare il buon Lemmy con l’arcinota “Ace Of Spades”?
Il pubblico gradisce e la band si congeda dopo un’altra ottima esibizione.

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L’attesa è tanta per gli Holocaust, band divenuta famosa grazie alla cover di “The Small Hours” contenuta del mitico Ep “Garage Days Re-Revisited” dei Metallica: anche per quanto li riguarda, della formazione originale è rimasto solo John Mortimer, cantante e chitarrista, che se la cava meglio alla sei corde che non alla voce.
La band ha sempre rappresentato un unicum nel panorama metal, grazie a un sound originale che fonde in maniera personale oscurità sabbathiane, N.W.O.B.H.M., tentazioni progressive e hard-rock settantiano: difficile odiarli, ma forse anche amarli.
Dal vivo la band fatica maggiormente a catalizzare l’attenzione del pubblico, infatti dopo i primi pezzi, a causa anche della performance vocale non di certo eccelsa di Mortimer, il trio comincia ad annoiare e anche brani storici come “Smokin Valves” e il cavallo di battaglia “Heavy Metal Mania” non salvano del tutto una performance in tono minore.

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Chiudono questa lunga kermesse i redivivi Vardis, trio tutt’altro che essenziale nel calderone della N.W.O.B.H.M., ma dal sound semplice, grezzo ed coinvolgente. Se la band ha esordito con un album live, il mitico “100 MPH”, targato 1980, un motivo ci sarà, infatti, ancor oggi la dimensione più consona al gruppo è quella on stage.
Steve Zodiac sfodera un chitarrismo esplosivo e, nonostante l’età, appare inesauribile nell’incendiare ulteriormente le già scatenate “Move Along”, “The Lions Share” e “Let’s Go”, mentre i suoi compagni d’armi svolgono il loro lavoro con maggiore tranquillità. All’interno della scaletta dei nostri trovano spazio anche song più recenti, come “Back To School” tratta dal recente “Red Eye”, ma la band a livello compositivo è ferma ad un adrenalinico e primitivo rock’n’roll.

Si chiude dunque un festival ben organizzato, con mercatini dove il sottoscritto ha fatto un po’ di metal-shopping, arrosticini divini, grandi band (tutte molto disponibili anche fuori dal palco) e, ovviamente, tanto, tanto, tanto metal!

E ora comincia l’attesa per la decima edizione!

Di seguito altre foto della serata, tutte realizzate dal nostro aitante Luca “Metauro” Driol.

Last Rebels:

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Witchunter:

witchunter-2  witchunter-3  witchunter-4

Baphomet’s Blood:

baphomets-blood-2

Unreal Terror:

unreal-terror-3

unreal-terror-4  unreal-terror-2

Danger Zone:

danger-zone-2

danger-zone-1  danger-zone-3

Fist:

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Holocaust:

holocaust-2  holocaust-3  holocaust-4

Vardis:

vardis-4

vardis-2  vardis-3

  1. Possono non piacere ma secondo me gli Holocaust hanno fatto una prestazione spettacolare.
    PS: nei Fist milita ancora anche Harry “Hiroshima” Hill alle pelli, non solo Dave Irvin

  2. Max Moon says:

    Arrosticini e ottimo classic metal, mmmm.. mi piacerebbe partecipare alla decima edizione. Bel report Metauro. Ennio Nicolini sarà felice della tua definizione ‘..una sorta di Steve Harris “de noartri” ‘ Stay heavy!

  3. Metauro Trebisonda says:

    @Max Moon: grazie!

    @Mario: ovviamente il giudizio sullo show degli Holocaust è soggettivo..
    Scusa la svista sui Fist: è vero, il batterista è sempre lui!
    Grazie per la segnalazione!

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